Europeo di calcio. Gran finale in famiglia. Tra l’Italia di Super Mario e la Spagna di Xavi.

Europeo di calcio. Gran finale in famiglia. Tra l’Italia di Super Mario e la Spagna di Xavi.
Germania-Italia - Semifinale Euro 2012

LA CRONACA DAL DIVANO. Se c’è un paese al quale assomigliare l’Italia, questo è la Spagna. Due nazioni che hanno incrociato la loro storia solo in alcuni periodi. Quasi dimenticati. Gli antichi ( e poco conosciuti) Iberi, dai quali il Paese prese il nome, lasciarono il passo dapprima ai greci ( gli ioni di Samo e Focea si spinsero fino a Tartesso), poi ai cartaginesi e quindi ( dal III secolo a.C.) ai romani.

Non sono pochi quelli che sanno di Asdrubale, figlio Annibale, delle Guerre puniche, del riordino amministrativo ( Hispania citerior o Terraconensis e Hispania ulterior o Baetica) romano e quindi della pacifica ma progressiva romanizzazione della grande penisola d’Europa. Con la calata di alcune ‘orde barbariche’ ( Visigoti a Tolosa e Vandali,  che passarono perfino in Africa) e dell’avvento degli arabi ( con il califfato Cordoba, 756 d.C.) le strade si sono divise. Per gli Iberi  c’è stato un futuro giocato alla grande sull’Oceano Mare e sul Nuovo Continente ( una volta che, il solito italiano,  aprì le rotte) e un limitato anche se significativo ‘ritorno’ sulla Penisola ( nelle Due Sicilie, in particolare, ma anche nella Lombardia di Renzo e Lucia) tra sei/settecento. Poi solo l’appoggio fascista a Franco, nel 1936, e poco altro. Se non l’appartenenza alla nuova idea d’Europa, quel ‘bene comune’ in gran parte ancora sulla carta.

Eppure loro, discendenti dagli Iberi, piccoli e bruni quanto noi secondo le iconografie nordiche, non si distanziamo di molto dagli Italici. Anche se qualcosa ci differenzia. Come ammonisce il mito dell’Araba Fenice, nato in Egitto, ma che sembra essere stato trapiantato ( già al tempo dei Romani)  in Italia. L’uccello muore e nasce sulle proprie ceneri, proprio come questo ‘imprevedibile‘ Paese. Sempre lo stesso eppure ogni tanto diverso.  E che quando lo si spaccia per morto, incredibilmente, risorge.

Comunque abbiamo visto i ‘rossi’ di Spagna  giocare nella partita ‘ del ( presunto) biscotto’ con lealtà e orgoglio. Un po’ come i nostri,  al cospetto dei tracotanti Germani. Che finchè saranno tracotanti ad ogni loro ‘calata’ sotto le Alpi, pagheranno un prezzo salato. Quello, cioè, non l’avessero ancora capito, di dover ogni volta ‘ripiegare in disordine’  ( ovvero ‘ con la coda tra le gambe’ )  dalle rigogliose  valli invase  ‘ con ( eccessiva)  sicurezza’.

NON SOLO UNA PARTITA. Per questo ( ed altro) Italia e Germania non sarà mai solo una partita. Anche se, pur con tutte le manipolazioni possibili, nella sostanza  partita è e partita  resta. Si potesse trasformarla, come fecero i romani con gli Orazi e i Curiazi, in un ‘duello mortale’  per decidere (anche) di Spread ed Eurobond, sarebbe una soluzione benedetta da Dio!
Comunque, al di la di ogni opinione, sono momenti, questi, che aiutano a capirsi. Noi vogliamo il rispetto, loro la serietà. E chi dice che ( in questo modo) non sia possibile ‘incontrarci’, per dar vita ad un ‘bene comune’ di dimensioni tali da metterci al riparo ( per i prossimi cent’anni ) dalle ( sempre più minacciose e imprevedibili ) ‘insidie’  vicine e lontane?

DOMENICA 1: ITALIA-SPAGNA. Con questi auspici, ben venga l’incontro di calcio tra Iberici e Italici, entrambi piccoli e bruni, dicono, ma entrambi anche ragazzi tosti, coraggiosi, creativi. Gli innesti d’altra genia e colore, come quel mattacchione di Super Mario, sono già dei nostri a tutti gli effetti. Ora, che domenica vinca l’uno o l’altro poco importa; almeno per gente come noi abituata a ‘sbirciare’lo sport spalmata su un divano. L’importante è che sia un momento di festa e di incontro. Come per un abbraccio.  Autentico.

 

Ro.Va.

 

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