Italia&Europa. Anche per i dirigenti l’obbligo di informare e consultare i lavoratori.

Italia&Europa. Anche per i dirigenti l’obbligo di informare e consultare i lavoratori.
Lavoro. Imamgine di repertorio

BRUXELLES. La Commissione europea ha chiesto all’Italia di porre fine all’esclusione dei dirigenti dalle garanzie procedurali relative all’informazione e alla consultazione dei lavoratori sul luogo di lavoro previste dalla legislazione dell’Unione. La direttiva sui licenziamenti collettivi armonizza le norme applicabili alla procedura e alle modalità pratiche dei licenziamenti collettivi a livello dell’Unione, in modo da garantire una protezione comparabile dei diritti dei lavoratori in tutti gli Stati membri.

LA LEGISLAZIONE ITALIANA. La legislazione italiana, come applicata dai tribunali, esclude attualmente i dirigenti dall’ambito di applicazione della procedura di mobilità, privando questa categoria di lavoratori della protezione garantita da tale procedura.
L’esclusione dei dirigenti non solo costituisce un’ingiustificata discriminazione nei loro confronti, ma, in taluni casi, può comportare anche un abbassamento, ugualmente ingiustificato, del grado di protezione di altre categorie di lavoratori. In particolare, può rendere più difficile raggiungere la soglia di licenziamenti prevista dalla legislazione per dare inizio alla procedura di informazione e di consultazione.
Perché la direttiva sia correttamente attuata, la definizione della nozione di ‘lavoratori’ non può essere lasciata alla discrezione degli Stati membri, ma deve essere uniforme in tutta l’Unione europea e conforme agli obiettivi della direttiva, al principio della parità di trattamento e alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

La richiesta della Commissione è formulata attraverso un ‘parere motivato’, secondo la procedura prevista dall’Unione europea nei casi di infrazione. L’Italia ha quindi a disposizione due mesi per informare la Commissione circa le misure attuate per adeguare la propria legislazione alla legislazione dell’Unione. Se ciò non avverrà, la Commissione potrà decidere di deferire l’Italia alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

IL CONTESTO EUROPEO. La direttiva 98/59/CE impone al datore di lavoro che prevede di effettuare licenziamenti collettivi di procedere a consultazioni con i rappresentanti dei lavoratori al fine di giungere ad un accordo. Nelle consultazioni devono essere esaminate le possibilità di evitare o ridurre i licenziamenti collettivi, nonché di attenuarne le conseguenze ricorrendo a misure sociali di accompagnamento intese a facilitare la riqualificazione e la riconversione dei lavoratori licenziati.

La Commissione è venuta a conoscenza dell’infrazione riguardante l’esclusione dei dirigenti in Italia grazie ad una petizione presentata al Parlamento europeo. Secondo la giurisprudenza, la categoria dei dirigenti comprende non solo gli alti dirigenti che esercitano un ampio potere discrezionale e decisionale nell’impresa, anche per quanto riguarda la gestione del personale, ma anche i quadri di livello medio e inferiore, che senza svolgere un ruolo di ‘alter ego‘ del datore di lavoro e senza avere un potere di gestione dei mezzi di produzione dell’impresa, dispongono di conoscenze professionali molto elevate.

L’Italia ha attuato la direttiva europea sui licenziamenti collettivi tramite la legge n. 223/1991. Nell’interpretazione di tale direttiva le autorità italiane competenti, compresi i tribunali, hanno escluso i dirigenti dal calcolo del numero di licenziamenti che il datore di lavoro intende effettuare e dalle garanzie procedurali relative all’informazione e alla consultazione dei lavoratori sul luogo di lavoro.

Per ulteriori informazioni. Direttiva 98/59/CE del Consiglio del 20 luglio 1998 concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di licenziamenti collettivi.

 

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