Riforme. Provincia unica di Romagna? Un intervento del sen. Lorenzo Cappelli, presidente del MAR.

Riforme. Provincia unica di Romagna? Un intervento  del sen. Lorenzo Cappelli, presidente del MAR.
Sen. Cappelli, Presidente MAR

ROMAGNA. Sulla Provincia unica c’è un intervento  del sen. Lorenzo Cappelli, presidente del M.A.R.. “ L’estate politica locale è stata (ed è ancora) caratterizzata dal dibattito sul riordino istituzionale degli Enti locali promosso dal Governo, pur con continui ripensamenti e contraddizioni. Particolarmente vivo, in particolare, è il dibattito riguardo l’abolizione e riduzione delle province e la conseguente realizzazione in Romagna di una Provincia unica, intesa da alcuni come surrogato della Regione autonoma. Ciò ha posto con grande forza il problema della Romagna, per la cui autonomia il M.A.R. (Movimento per l’Autonomia della Romagna) si batte da più di venti anni, interessando sempre più i romagnoli, come hanno evidenziato i più recenti sondaggi della opinione pubblica. Una prima osservazione che è opportuno fare, riguarda la svolta a 360 gradi del PD, che da sempre ha negato la Romagna (fin dai tempi del PCI) e che ha abbracciato la proposta della Provincia unica, anche se autorevoli esponenti, dopo una prima adesione, si sono dichiarati contrari. La svolta, da noi sempre auspicata, per realizzare le condizioni poste dall’art. 132 della Costituzione per arrivare alla creazione della Regione autonoma Romagna ci ha fatto piacere. Avremmo desiderato un po’ più di autocritica da parte di chi, per più di venti anni, in maniera a dir poco antidemocratica ha fortemente danneggiato con il suo atteggiamento i romagnoli nei loro più profondi e vitali interessi.

Dopo questa doverosa premessa, desideriamo entrare nel merito della Provincia unica romagnola sottolineando come il problema sia stato posto in modo ambiguo e strumentale, sia per la mancanza di un progetto concreto governativo, sia per il contesto generale in cui il dibattito si svolge, con un indirizzo più mediatico e propagandistico che politico-istituzionale. La Provincia unica nascerebbe come Ente di secondo grado, i cui organi direttivi vengono nominati dai Sindaci dei Comuni componenti la Provincia, e quindi senza una legittimazione popolare che deriva dall’elezione diretta degli amministratori. È chiaro che un tale Ente non può essere considerato nemmeno lontanamente un surrogato della Regione, e per di più con competenze limitate all’ambiente, ai trasporti, alla viabilità. Fra l’altro, è un problema di non poco conto, non si conoscono i criteri e le modalità con cui verranno nominati gli amministratori. A questo punto va subito chiarito che questo Ente, anche se migliorato, non potrà influire in alcun modo per modificare l’attuale rapporto di sudditanza della Romagna all’Emilia ed in particolare a Bologna. Questo deve essere detto con assoluta onestà: i romagnoli non possono essere beffati ancora una volta!

Fin d’ora auspichiamo che l’eventuale Provincia unica assuma il nome Romagna e che l’individuazione dei confini non ricalchi semplicemente gli attuali delle tre province soppresse, ma tenga conto dei confini storici, comprendendo i Comuni delle Marche e della Toscana che ne chiedano l’inclusione, primi fra tutti Montecopiolo e Sassofeltrio che, da tempo, con un Referendum vinto con straordinaria maggioranza, hanno chiesto l’aggregazione alla attuale Provincia di Rimini. Sarà così risolto un problema di fondamentale importanza per il quale il M.A.R. si è sempre battuto contro una Regione (l’Emilia-Romagna) che si è mostrata contraria, assumendo atteggiamenti antidemocratici per non dire assurdi. Il problema dei confini non è soltanto di carattere storico-culturale ma soprattutto economico, consentendo la difesa dei prodotti tipici romagnoli ed il lancio del marchio “made in Romagna” per la valorizzazione di uno straordinario territorio ricco di tante e varie eccellenze. Siamo disposti a partecipare al dibattito in corso e a contribuire a ricavarne il maggiore bene per la Romagna. Desideriamo altresì precisare con onestà e chiarezza che non possiamo rinunciare alla grande idea della creazione della Regione autonoma.

Sono personalmente convinto – si congeda l’interlocutore – che in questa fase storica, caratterizzata da grandi novità e aspettative, si debba esplorare fino in fondo la possibilità di mettere in moto le procedure previste dall’articolo 132 della Costituzione o da eventuali altri provvedimenti legislativi già approvati dal Parlamento ed in seguito annullati da un Referendum svolto in condizioni anomale (Devolution del 2006). Per l’art. 132 è fondamentale l’atteggiamento del PD, che, governando nella maggioranza dei comuni romagnoli, è in grado di indirizzare i consigli comunali rappresentanti almeno un terzo degli elettori, a chiedere la regione Romagna ed il relativo Referendum attuativo. Per il resto occorrerebbe una iniziativa governativa, possibile in questa fase di riforme costituzionali, che renderebbe giustizia ai cittadini romagnoli assicurando loro vantaggi enormi di cui, da gran tempo, sono stati esclusi”.

 

 

 

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