Calcio. Fair play finanziario, eppur si muove! Platini e l’Uefa: ‘ Se non ci sono ricavi, niente spese!’.

Calcio. Fair play finanziario, eppur si muove!  Platini e l’Uefa: ‘ Se non ci sono ricavi, niente spese!’.
Platini

LA CRONACA DAL DIVANO. Eppur si muove! Il vecchio calcio, nato in Europa e diffuso nel mondo, ha messo le scarpe con la punta. Facendo entrare in campo quel fair play finanziario da tempo sbandierato e mai concretamente applicato. Lo fa per difendersi dallo stuolo incontrollato di sceicchi, nababbi, conti di Montecristo etc, che stanno invadendo il Vecchio Continente spinti da brame tutte da verificare e comunque assai pericolose. Ne sa qualcosa il Malaga, sedotto e abbandonato a tempo record, dal solito bizzarro sceicco che ha voluto provarci.

Ma quando la ‘norma’ entrerà in vigore? Si dice dal 2014, anche se si comincerà il controllo dei bilanci a partire dal 2011/2012. In questo senso, squadre quatariote come il Psg o City, dovrebbero cominciare ad essere controllate. Anche perchè le loro spese ( al momento) non hanno limiti. Il Psg, ad esempio, dei ‘transuga’ ex milanisti  Leonardo e Ancelotti, avrebbe speso non meno di 110 milioni l’anno scorso e almeno 12o milioni quest’anno. Qui non è il problema di dove  trovano tanti soldi, visto che gli sceicchi del deserto hanno loro macchinette speciali per stampare soldi, ma se devono spenderli o meno all’interno di bilanci credibili e certificati.
Monsieur Platinì, padre del fair play, circa un paio d’anni fa criticò il Chealsea carico di debiti ( oggi oltre un miliardo di sterline) e altre società similari, per esborsi oltre ogni logica economica. Mentre, oggi, per l’incontenibile Psg, non accenna bisbigli. Eppure sa che per uno che non deve rendere conto a nessuno, è  facile spendere e spandere.
E con quali risultati? Il Chealsea, ad esempio, ha cominciato a vincere la Champions quando ha smesso di spendere. Ma soprattutto: se il signor Abramovich dovesse tagliare la corda ( come il quatariota del Malaga) a chi verranno portati i conti in rosso per il saldo? In questo caso alla società, sedotta e abbandonata, nonostante il  suo lungo excursus nel mondo del pallone, non resterebbe altro che tirar giù la saracinesca?

AL DI LA’ DEI DUBBI. Ma al di là d’ogni pur ragionevole dubbio, non vi pare ‘europeo’ lasciare  che un gioco, un passatempo, un industria come il calcio, con i suoi trascorsi storici e agonistici,  sia finita  alla mercè di regole annunciate ma mai effettive, dette ma mai praticate, giuste ma virtuali?   Vincolare le spese ai ricavi, i progetti ai bilanci, infatti, è norma naturale, applicabile ovunque, nel pubblico quanto nel privato, da sempre. Che c’è da aspettare ancora?

” Quando scatterà la norma – giurano all’Uefa – non guarderemo in faccia a nessuno”. Già, ma quando scatterà? Da quest’anno o dall’anno prossimo o dall’anno dopo ancora? Sì, perchè il Psg, nel frattempo, nonostante le onerose spese già fatte, sta per annunciare un certo Lucas ( strappato con 45 milioni alle mire di un Inter non più spendacciona) e probabilmente anche un certo Maicon ( altri 10 milioni?). Alla faccia del fair play, di monsieur Platinì, certo, il cui figlio – dicono – abbia impiego presso una azienda di moda di proprietà del Psg. Ovvero dello sceicco quatariota Mansur.

OCCASIONI AL VOLO. Intanto anche in Italia, con quest’aria di crisi nera, non si da tempo al tempo e si cercano investitori esteri. Quelli più disponibili.  Le occasioni vanno prese al volo. La Roma ha trovato ( dall’anno scorso)  degli italo-americani, l’Inter ( qualche giorno fa) degli industriali  cinesi e il Milan ( pare da ieri) quelli di Gazprom, russi danarosissimi, all’ombra di Putin.

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