Colpi di genio. Le 100 grandi invenzioni. Chi inventò la matita e chi la penna?
CHI INVENTO’ MATITA E PENNA? Quando nacque il primo strumento ( moderno) di scrittura? Si dice nel 1564, nella vallata inglese di Borrowdale, dove un ignoto ‘genio’ scoprì ‘materiale nero e brillante‘ attaccato alle radici di un albero caduto, scoprendo così ( casualmente) che poteva essere utilizzato per ‘scrivere e disegnare’.
Quella specie di grafite divenne nota come blackleand, ovvero del piombo nero con il quale ( prima della grafite vera e propria ) si praticano scrittura e disegno. Comune il tentativo di utilizzare la grafite, non fu nè semplice nè scontato. Visto che in natura è una sostanza soffice friabile. Occorreva un materiale di sostegno. Inizialmente si provò con delle corde, e solo successivamente la grafite fu inserita in stecche di legno scavate a mano.
LA MATITA. Il primo metodo brevettato per fabbricare matite risale al 1795, introdotto dal chimico francese Nicolas-Jacques Contè. Il suo sistema consisteva nell’uso di una miscela di grafite e argilla che, prima di essere inserita nell’involucro di legno, vniva cotta. La miscela di grafite si chiamo ‘mina’. E il sistema Contè consentiva la produzione di un’ampia gamma di mine. Con la possibilità di sceglierle a seconda dell’uso.
Le prime matite in serie furono prodotte in Europa e spedite negli Stati Uniti via mare. Nel 1812, William Monroe, un ebanista di Concord, Massachussts, produsse le prime matite di legno americane. Ottenendo un cero successo. Le prime matite erano lasciate al naturale, per mostrare la qualità del legno, di solito ginepro americano, molto difuso nella parte sud-orientale degli Usa.
LA PENNA. Altrettanto interessante è la storia dlla penna. Antica, come si sa, visto che già molto prima di Cristo, sacerdoti e scribi, si servivano di canne con estremità schiacciate e ridotte a filamenti capaci di trattenere inchiostro.
Nel XVI scolo entrarono in uso le penne d’oca. Flessibili e meno soggette alla rottura delle vecchie penne. Ma è solo trecento anni dopo, nel XIX secolo, che arrivarono le ( moderne) penne stilografiche. Più robuste, dcisamente, ma sempre obbligate ad intingersi in un calamaio ricolto d’inchiostro. Lewis Waterman andò allora oltre.
Wateman trovò la soluzione, giungendo alla conclusione che per mantenere ‘ una pressione costante sull’inchiostro sotto pressione, via via che il liquido veniva usato, doveva essere sostituito dall’aria’. Creò così due o tre canali. Che consentivano all’aria e all’inchiostro di muoversi simultaneamente.
Successivamente arrivarono le penne roller e le penne a sfera. Il giornalista ungherese Laszlo Jozsef Birò , in questo senso, fornì una svolta. Ma tra penne a stilografiche e a sfera esiste una differenza fondamentale. In una penna a sfera, che viene tenuta a testa in giù e con la punta verso la carta, l’inchiostro cade per forza di gravità. Si asciuga rapidamente mentre l’azione di scrittura è simile a quella della dipintura a rullo di un muro.
La penna roller, invece, è diversa. Intanto ha necessità d’un cappuccio per far sì che l’inchiostro non si secchi; poi, la punta non solo non spande inchiostro ma agisce con regolarità riducendo la frizione. Finora, comunque, nonostante i molteplici progressi tecnologici, nessuno è ancora riuscito a risolvere il fastidioso problema delle biro, ovvero le sbavature di inchiostro. Forse, perchè sono arrivate le ‘diavolerie’ telematiche a rendere … obsoleto l’apporto umile e
( ancor) prezioso di una penna.
Rova



