Campionati al via: Premier, Liga e Ligue. Serie A, da prima al mondo a torneo di Viareggio.

Campionati al via: Premier, Liga e Ligue. Serie  A, da prima al mondo a torneo di Viareggio.
Spagna del calcio

LA CRONACA DAL DIVANO. C’era un tempo, ed è fatale esserne nostalgici, nel quale la serie A – ammonisce Paolo Condò sulla ‘rosea’ – poteva allo stesso tempo considerarsi il campionato più bello del mondo e quello che conteneva il maggior numero di campioni”.
Oggi, la serie A, è un torneo per squadre giovanili. Giocato dentro stadi obsoleti e pericolosi, su campi più o meno spelacchiati come quelli dell’oratorio, con un pubblico sottoposto agli umori di bande di  ultras da badare giorno e notte perchè non scatenino ( ogni tanto) le loro (imprevedibili ?)  folate di follia. Condò aggiunge che orami la luce brilla solo sulle ‘magnifiche isole d’Albione’, mentre anche l’Iberia con due squadre-cattedrali nel deserto ( Real e Barca) arranca tra uga di talenti e debiti.  Condò, sotto certi aspetti, dice il vero. Quello che ci colpisce è il modo con cui lo dice.

Ci sbaglieremo, ma nelle sue parole è sembrato di cogliere il venticello ( per molti) gradevole dell’esterofilia, che fa tanto cittadini del mondo, davanti ad una realtà nostrana improvvisamente impoverita. Quasi quanto capitava ai figli di poveri ( di un tempo) che ( allora, in certe occasioni) sembravano vergognarsi pure dei loro genitori. Affollare il carro di vincitori è facile. Affollare, viceversa, quello dei ‘caduti in disgrazia’ è … da eletti.

LE PAGINE ESTERE. Ci scusino gli altri giornali, non è che non li apprezziamo, ma quel che propone la ‘rosea‘ ( a volte) non si può non commentare. E’ inevitabile. Ebbene, sabato 18 il quotidiano di via Solferino ha dedicato due pagine singole a Premier League e Liga.  Due campionatoni al nastro di partenza.
Della Premier celebra il trionfo ( visto che è trasmessa in 205 nazioni, con 643 milioni audience, contando inoltre il numero più alto di top player) , della Liga le due cattedrali nel deserto ( Real e Barca, che assorbono la maggior parte delle risorse di quel Calcio) e i suoi debiti.

La ‘rosea’ , dunque, che è straordinariamente attenta al mondo dello sport, spende e spande profumi soprattutto sulla Premier. Con qualche mancanza, tuttavia, voluta o non voluta. Non sappiamo.

Intanto è vero che, al momento, il calcio britannico dopo anni da tregenda si avvale d’un contesto favorevole, molto favorevole ( impianti di proprietà, merchandising, diritti televisivi in patria e nel mondo, pubblico) ma non impeccabile. Soprattutto dal punto di vista dell’indebitamento. Di cui si tace. La grandeur, invece, è una sirena pericolosa.
E comunque perchè non contribuiscono anche loro a ‘moralizzare‘ o ‘calmierare‘  ( come chiede il fair play finanziario) costi e ricavi nel pallone? Per salvaguardare il calcio inglese ma anche europeo, dal quale se non altro per la Champions  qualche beneficio lo ricavano.
Ad esempio, richiamando all’ordine Chealsea, United e soprattutto il quatariota City. Se non andiamo errati, uno sceicco ( in casa sua) quando vuol spendere non ha controlli interni o sindacali, bilanci da certificare, macchinette per stampar moneta da tarare etc. Però, quando opera in Europa, nella liberale Europa, che di pallone si nutre, qualche bilancio lo dovrà pur presentare. Sollecitando Platini, ovviamente,  a fornigli la modulistica.

L’ASPETTO SPORTIVO. Sotto l’aspetto sportivo la Premier, con tutti quegli stadi pieni e inebriati, fa invidia. Anche se, guardando la statistica, negli ultimi quindici anni il Manchester United di campionati ne ha vinti 9. Non gli avessero inventato il Manchester City e il Chelsea, lassù, tra sabato domenica e lunedì, più che a bere birre, non avrebbero avuto altro da fare.

Sulla Liga, invece,  il tormentone è tutto su chi la spunterà tra  madridisti e  catalani. Tutti li altri possono anche andare al mare o in montagna. Ancora più circoscritto  è il pronostico in Ligue, ovvero in Francia, dove Il Psg di Leo e Carletto non  è costretto a vincere ma a ‘passeggiare‘ sui ‘cadaveri‘ degli altri. Con fare poco sportivo.

ORA COSA FARE? Chi assiste al calcio da oltre uno schermo non conosce i meandri di certe realtà. E’ solo preoccupato di non ritrovarsi più il suo bel campionato di serie A declassato a torneo giovanile. Al punto da chiedersi perchè mai i nostri quotidiani sportivi ( che con la serie A sono cresciuti) continuino a dedicargli pagina su pagine. Chi le legge più?
E’ un po’ come per gli sport minori: bastano degli accenni, qualche intervista sotto le Olimpiadi, Mondiali, Europei  e simili, le formazioni.
Dedichino semmai, come l’anglofila Sky, inserti speciali e materiali vari a Premier, Liga e Ligue ( dov’è bastato un altro quatariota senza controllo a polarizzare l’attenzione per un campionato che, fino a Natale dell’anno scorso, da noi almeno , se lo guardavano Leonardo e compagna, Ancelotti e famigliari e qualche altro nostalgico della torre Eiffel, del Moulin Rouge e delle Folies Bergere).

Noi, modestamente, per non perdere le nostre tranquille abitudini calcistiche , preferiremmo che giornali ( e tivù) nostrani invece  che a celebrare ( e ad arricchire) altri, si tirassero su le maniche per salvare il ( nostro)  salvabile. Valorizzare il valorizzabile. Realizzare il realizzabile.
Ad esempio, è aspirazione tanto peregrina ‘obbligare’ Platini, Abete ed Uefa, all’accelerazione sul fair play finanziario e, per quel che riguarda il Bel Paese, all’approvazione ( entro fine anno come auspica il ministro Gnudi) di una buona legge
( con qualche  attenzione a Stella e Rizzo) sui nuovi impianti  da costruire?

Ro.Va.

 

 

 

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