E’ morto Neil Armstrong. Che disse:’Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande passo per l’umanità’

E’ morto Neil Armstrong. Che disse:’Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande passo per l’umanità’
Armstrong

LA MORTE DI NEIL ARMSTRONG. I ricordi sono ancora nitidi. Era l’alba ( ore 2.56, esattamente) di un caldo mese di luglio del ’69. In questi giorni l’attenzione ( non solo mediatica) era tutta concentrata su quel manipolo di ardimentosi che, viaggiando dentro una minuscola capsula spaziale, s’era avventurato, per la prima volta, alla scoperta del  suolo lunare.
A guidarli era un certo Neil Armstrong, che solo dopo, molto dopo, quando tutto venne esattamente realizzato, divenne una icona dell’umanità. Quei suoi primi passi ( poi, più volte, incredibilmente contestati) non saranno mai più cancellati dalla memoria dell’umanità,  qui, in uno dei suoi passi salienti. Documentati grazie alle nuove tecnologie. Che non c’erano, in altri momenti salienti, più antichi e orse non meno importanti, come ( per citarne uno soltanto) lo sbarco di Colombo nel Nuovo Continente.

LA BIOGRAFIA. Neil, prima pilota dell’Usaf e poi astronauta della NASA,  era nato il  5 agosto 1930 a Cincinnati in Ohio,  figlio di Stephen Koenig Armstrong e Viola Louise Engel, famiglia di origine tedesca. Combatté come pilota di jet per la marina militare americana nella guerra di Corea. Ha frequentato la Purdue University, dove si laureò in ingegneria aeronautica nel 1955. Diventò pilota civile e per la NASA testò l’X-15, in grado di raggiungere i 6.401 km/h. Fu selezionato come astronauta, sempre dalla NASA, nel 1962. Tra l’altro, fu l’unico civile fra tutti gli astronauti del programma Apollo[2].

Per il Programma Gemini comandò la missione Gemini 8, che fu la prima che vide l’aggancio di due oggetti orbitanti, nel 1966, ma subito dopo l’aggancio la missione fu interrotta a causa di un malfunzionamento dei propulsori di manovra. Nel 1968 fu comandante dell’equipaggio di riserva nella missione Apollo 8, che prevedeva anche orbite lunari. Il 6 maggio 1968 sfuggì alla morte in un incidente durante una esercitazione con il simulatore volante LLRV (Lunar Landing Research Vehicle). Nel luglio 1969, Armstrong comandò la missione di allunaggio Apollo 11. Durante la fase di avvicinamento, Armstrong prese i controlli manuali del modulo lunare (LM) Eagle e lo pilotò fuori da una zona particolarmente rocciosa. Le sue prime parole furono: « Houston, Tranquillity Base here. The Eagle has landed. » ( tradotta: « Houston, qui Base della Tranquillità. L’Aquila è atterrata »).

Quasi sette ore più tardi, il 21 luglio, uscì dal LM e divenne il primo essere umano a camminare sulla Luna. Toccò il suolo lunare alle ore 2:56 UTC con lo scarpone sinistro. Prima del contatto pronunciò un’altra  celebre frase: « That’s one small step for [a] man, one giant leap for mankind » ( tradotta: « Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande passo per l’umanità »). Dopo il pensionamento dalla NASA, Armstrong insegnò ingegneria all’Università di Cincinnati. È stato membro delle commissioni che indagarono sull’incidente dell’Apollo 13 nel 1970 e dello Space Shuttle Challenger nel 1986. Il 13 agosto 1969 il Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon gli assegnò la Medaglia presidenziale della libertà, prestigiosa onorificenza civile[3]. Nel mese di novembre del 2011 gli era stata inoltre conferita la Congressional Gold Medal, massima onorificenza civile americana.

Neil Armstrong è morto oggi,  il 25 agosto 2012,  all’età di 82 anni a seguito dei postumi di un intervento al cuore. Quel cuore orte che aveva retto all’emozione di una delle avventure più importanti dell’epopea umana nell’universo.  Oggi, un minuscolo cratere sulla Luna, vicino al sito dell’allunaggio dell’Apollo 11, reca il suo nome. Mentre l’asteroide 1982 PC  è stato chiamato come lui, in suo onore. Nel 1970, poi,  Alitalia ha chiamato con il suo nome il primo Boeing 747 entrato in flotta, con la sigla identificativa I-DEMA.

LA PERDITA. Quando si perdono uomini come Neil non si fanno quasi mai drammi. Come per gli altri esseri comuni. Semplicemente perchè per quei giganti la morte non esiste. Per loro, infatti, finchè ci esisterà l’umanità, non ci sarà mai un giorno dell’addio. Saranno sempre presenti tra gli uomini. Ogni giorno, ogni ora. Quel piede, poi,  che s’imprime sul polveroso suolo lunare resterà un invito perenne  a provarci.  Per andare  oltre l’impossibile. Per costruire altre case umane nello spazio. Verso i vuoti  misteriosi dai quali la vita materiale s’è ( improvvisamente ) generata miliardi d’anni fa e che gli occhi umani non si stancano mai di cercare.

Ro.Va.

 

 

( Fonte consultata Wikipedia)

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