Emilia Romagna. Welfare: Entro il 2014 il 75% dei servizi alle cooperative.

Emilia Romagna. Welfare: Entro il 2014 il 75% dei servizi alle cooperative.
Walfare Emilia Romagna, immagine di repertorio

EMILIA ROMAGNA. Entro il 2014 i servizi di welfare in Emilia-Romagna saranno gestiti per oltre il 74% da soggetti privati come le cooperative e per il 26% da soggetti pubblici e Asp. Lo indica il report della Direzione generale Sanità e Politiche sociali della Regione datato 20 ottobre 2011. Si chiuderà infatti tra un anno e mezzo circa da parte dei Comuni il percorso di accreditamento definitivo dei soggetti pubblici e privati a cui verranno affidati alcuni servizi socio-sanitari, come l’assistenza alle persone anziane e a quelle disabili, previsto dalla delibera regionale n. 514 del 2009.

PUBBLICO & PRIVATO. “Non si tratta – ha dichiarato al ‘Fatto Quotidiano’ l’assessore regionale alle Politiche sociali Teresa Marzocchi – di un obiettivo che abbiamo dato come Regione, ma della lettura dei dati del monitoraggio sulle Asp che provengono da precise scelte dei Comuni, che definiscono il fabbisogno dei servizi e il rapporto tra pubblico e privato”.

“In ogni caso – ha precisato l’assessore – è sbagliato parlare di esternalizzazione: quello che abbiamo fatto con l’accreditamento è una scelta politica di una forma di gestione integrata tra pubblico e privato, che abbiamo portato avanti, come previsto dalla legge quadro 328/2000 sui servizi sociali e dalla legge regionale 2/2003. Saranno i Comuni ad avere comunque il controllo finale sui servizi. Un percorso che faremo per tutti, non solo per i servizi socio-sanitari, perché in questo modo si garantisce continuità e qualità”.

Con la delibera 514/2009 viene superata la logica degli appalti a scadenza e l’avvicendamento delle cooperative. Al contrario sono previsti contratti duraturi che vincolano i soggetti gestori a rispettare alcuni parametri per mantenere la delega sull’intero servizio

Sul ruolo delle Asp (44 in tutto) all’interno di questa rivoluzione del welfare è invece previsto un confronto il prossimo ottobre per fare il punto della situazione: “Il vero problema – ha sottolineato Teresa Marzocchi – è quanto riusciremo a gestire ancora il settore con i vincoli di assunzione sul pubblico e se, dopo i tagli delle precedenti manovre e la revisione della spesa, potremo garantire il welfare a tutti i cittadini”.

La delibera 514/2009 e l’accreditamento

Con il provvedimento vengono definititi i requisiti per l’accreditamento dell’assistenza domiciliare, dei centri diurni per anziani e per disabili, delle case residenze per anziani, dei centri residenziali socio-riabilitativi per disabili.

Titolo necessario per l’instaurazione di accordi contrattuali da parte delle strutture socio-sanitarie con il sistema pubblico, l’accreditamento è finalizzato a individuare servizi e strutture stesse necessarie per la copertura del fabbisogno espresso nella programmazione territoriale (in sede di Comitato di Distretto, che riunisce i Comuni dell’area territoriale di riferimento).

Una volta che i soggetti gestori abbiano dimostrato di possedere i requisiti di qualità nella conduzione e nell’erogazione del servizio (requisiti richiesti dalla legge e verificati dall’organismo tecnico di ambito provinciale deputato ai compiti di verifica), l’accreditamento consente l’instaurarsi dei rapporti di servizio pubblico tra soggetti titolari della committenza dei servizi socio-sanitari e soggetti gestori/erogatori dei servizi stessi. Il tutto attraverso uno specifico contratto di servizio.

Nell’erogare servizi pubblici alla persona, Comuni e Ausl possono avvalersi di:

* aziende pubbliche di servizi alla persona
(Asp);
* soggetti del Terzo settore (Organizzazioni di volontariato, Cooperative sociali, Associazioni di Promozione sociale) o comunque soggetti senza scopo di lucro;
* altri soggetti privati con finalità lucrative e altri soggetti con personalità giuridica pubblica, ad esempio consorzi, istituzioni, aziende speciali.

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