Emilia Romagna. Ravenna. L’orazione funebre del sindaco Matteucci per Gabrio Maraldi.

Emilia Romagna. Ravenna. L’orazione funebre del sindaco Matteucci per Gabrio Maraldi.
Matteucci

RAVENNA & MORTE GABRIO MARALDI.  La morte prematura, fulminea, di Gabrio Maraldi ha scosso un po’ tutti a Ravenna. In particolare gli amici e compagni di sempre. Tra questi, particolarmente colpito è stato il sindaco di Ravenna, Matteucci, che in occasione del ‘commiato definitivo‘ ha voluto consegnare alla città questa sua orazione funebre. Pronunciata, con vice commossa, davanti ad autorità regionali e locali ( tra le quali il presidente Errani), amministratori, cittadini.  Ecco il testo.

L’ORAZIONE FUNEBRE. “Caro Gabrio, Ravenna in queste ore ti sta restituendo quello che gli hai dato. La Ravenna che amiamo, con cui viviamo gomito a gomito ogni giorno, la Ravenna che guidiamo e rappresentiamo. Paola, Alice, Cesare e Marzio. Gabrio e Marzio: poi vado a vedere se ci siete nei ‘Nomi di Romagna‘ di Tino Dalla Valle. Voi, voi tutti e prima di tutto le due donne di casa, Paola e Alice, siete le persone che soffrite, e soffrirete di più. Ma avete visto quante persone lo stimavano e gli volevano bene. Avete visto a quanti mancherà.

Maraldi è un pezzo pregiato della classe dirigente di questa città. Negli anni ‘80 presidente della Circoscrizione del mare. Poi Capogruppo del Pds in Consiglio comunale. E poi l’ingresso nella Giunta Mercatali con i Lavori pubblici. Poi nella mia Giunta, prima con i Lavori pubblici, poi con la delega all’Urbanistica. Gabrio, tu sei stato un militante politico appassionato, ma sopra ogni altra cosa sei stato un amministratore. Che vuol dire mettere Ravenna prima di tutto, e il nostro partito, Alberto, Danilo e Matteo, non ci ha mai chiesto nulla di diverso. Tu hai fatto molto di più, ci hai messo la pelle: non sto parlando della tua morte, sto parlando della tua vita. In questi giorni ho parlato della tua passione, che può più della competenza e perfino del genio. Lavoravi sempre, non come un mulo, ma come un cavallo di razza. Negli ultimi anni ti eri dedicato a disegnare la Ravenna del futuro. Il Piano strutturale, il Piano operativo comunale, il Rue che, come dicevamo sempre scherzando su tutte ‘ste sigle dell’urbanistica, non è una malattia rara ma il Regolamento urbanistico ed edilizio, il piano dell’arenile. Stavi lavorando al Piano dei capanni che adesso, carissimo Gabrio, in qualche modo faremo.

Poi la nuova Darsena. Avete fatto un lavoro bellissimo, hai fatto un lavoro bellissimo con le linee guida del nuovo piano urbanistico della Darsena. L’acqua e la sua bonifica, perchè senza acqua non c’è Darsena. Un progetto rivoluzionario per la mobilità, parcheggi esterni, auto zero, se no avremmo la Darsena che abbiamo e invece vogliamo la nuova Darsena. Poi il bando per ‘sbottigliare’ il nodo della stazione, collegare centro e Darsena: senza avremmo una Darsena nuova ma non di città. In una delle nostre riunioni di lavoro ti ho chiesto se facevi la nuova Darsena a volumi zero. Ti sei fatto una gran risata. Mi hai detto che era una pataccata. Nessuno si offenda, è un romagnolismo intraducibile. E poi ci siamo confrontati come facevamo noi. Ci piaceva parlare di urbanistica parlando delle persone, e immaginare come potevano spostarsi meglio, lavorare meglio, divertirsi meglio. E di come noi potevamo progettare l’urbanistica partendo di lì. Senti che cosa mi hanno scritto di te un dirigente e una lavoratrice del Comune. Il primo scrive: “Dopo la morte di Gabrio mi è venuto da pensare se la frenesia della vita, l’incalzare dei problemi giornalieri, l’impegno continuo a fare, abbiano effettivamente un senso. Penso che in migliaia di secoli abbiano scritto e trattato di tali temi e del significato della vita, traendo diverse e spesso opposte conclusioni. Ritengo però che nessuno possa discutere che l’avere fatto cose positive e utili per la comunità ed al contempo essersi fatti voler bene dagli altri, sia qualcosa di apprezzabile e significativo, per qualsiasi storia umana. Penso che Gabrio possa portare con sé queste due medaglie indiscusse al senso della sua vita”.La seconda scrive: “Mancheranno a tutti il suo senso del dovere, la sua schiettezza, il suo pragmatismo, la sua onestà intellettuale, la sua generosità ma anche le sue battute, le sue risate. Lui c’era sempre.

Indossava i panni giusti, quelli del politico pulito e con il senso del dovere verso la res publica. Attenzione quindi a fare di tutta l’erba un fascio…attenzione a dire che i politici sono tutti uguali, fra quei ‘tutti’ ci potrebbe essere gente come Gabrio! E’ venuto a mancare un pilastro, ed io mi sento vacillare”. Io oggi qui in Piazza del Popolo aggiungo: adesso ci si è messo anche qualcuno dei nostri a fare da sponda all’antipolitica e noi adesso gli cantiamo “troppi dicono tutti rubano alla stessa maniera, che è solo un modo per farti stare chiusi in casa alla sera”. E hai sentito cosa hanno detto di te i giovani Assessori e i nostri Consiglieri comunali più giovani? Hanno detto che ti vedevano come un maestro. Tu eri stato molto d’accordo con l’infornata di ventenni che abbiamo fatto un anno fa. A loro, che ti hanno definito maestro, dico: “Bravi ragazzi, è così che si fa, nessuno nasce imparato. Per voi la sfida è cercare di essere migliori di noi. Imparate da noi quello che potete, poi volate liberi, non contro ma oltre di noi”. Gabrio dopo quel maledetto infarto che ti ha rubato a Paola, Alice, Cesare, Marzio e a tutti noi Ravenna sta condividendo il dolore per sospingere le ferite più in là.

E poi siamo qui per condividere un impegno di testimonianza. Di testimoniare il tuo essere un politico e un amministratore per bene. Tu ascoltavi tutti, ma tenevi il punto. Hai visto, avevi conquistato in pochi mesi tutti quelli che lavorano alla Darsena partecipata. Quando vedevi sbucare una cosa che ti sembrava storta non reagivi con arroganza, ma neppure con quel pavido opportunismo che è perfino peggio dell’arroganza. Ti ricordi quell’ assemblea un pò pazza di questa primavera dove alla fine ti sei alzato ed hai detto: “Adesso parla il Sindaco, ma una cosa ve la devo dire: stasera non vi riconosco”. Gabrio tu sei stato parte importante della classe dirigente di questa città. Amministratore e politico. Un Assessore che metteva Ravenna prima e sopra ogni altra cosa ma anche uomo del Pd. Lo raccontiamo dai che lunedì, prima di un dibattito importante che avevo alla festa, ti ho chiamato e ti ho chiesto se avevi un suggerimento da darmi. Mi hai risposto: “Osto, a me lo chiedi un consiglio?” E poi mi hai detto: “Dì che Bersani rivolterà l’Italia come un calzino”. Oggi è qui insieme a noi, con te. Glielo ripetiamo insieme, Gabrio: “Bersani rivolta l’Italia come un calzino”. E Vasco, lo sai com’è fatto, mi ha telefonato 25 volte per dirmi che oggi è a Roma. Glielo dico io che lo perdoni. Ma si che posso dire che sei un bravo amministratore e un uomo del Pd. Noi testimonieremo la tua passione per Ravenna e la tua connessione sentimentale con il popolo del Partito Democratico. Tu hai voluto bene a Ravenna. Ravenna ti vuole bene. Ravenna in questi giorni sembra la migliore orchestra del mondo. Tutti: cittadini, politici, rappresentanti delle associazioni, giornalisti. Devo assolutamente ringraziare Ancarani, Ancisi, Foschini,Guerra e Vandini. E poi ti devo ringraziare a nome di Matteo, Alberto, Davide, Diego e Sara.

Devo ringraziare davvero di cuore gli organi di informazione e impiegherei ore per ringraziare ad uno ad uno i ravennati che hanno detto o scritto una parola su di te, ma soprattutto parleremmo per ore per tenerti ancora con noi. Ti terremo con noi anche quando la ferita brucerà in modo meno insopportabile. Ti terremo con noi portando avanti il tuo lavoro, il nostro lavoro.Prima di tutto la Darsena! Lavoreremo Gabrio. Io poi, pensa un po’, dovrò anche decidere il nuovo assessore all’Urbanistica. Gabrio, l’affetto di Ravenna per te mi ricorda quello per il sindaco D’Attorre e il direttore del Mordani, Gaudenzi. È stato un grandissimo onore lavorare con te. Te lo dico anche a nome di Giannantonio, Andrea, Giovanna, Guido, Martina, Massimo, Ouidad, Valentina. Noi tutti insieme, anche Marinella, Carlo e Paolo, abbiamo deciso di intitolarti la sala riunioni della Giunta comunale. E’ dura sai dirtelo: noi continueremo a lavorare tutti insieme e ti avremo sempre vicino, Super- Gabrio. E poi, semmai, ci penserai tu a non mollarci. Lo sai quanto mi fido di te Gabrio”.

 

 

 

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