Il Caropolitica. Finalmente definita la ‘torta’ spartita dai partiti. Sì, ma come la spendono?

Il Caropolitica. Finalmente definita la ‘torta’ spartita dai partiti. Sì, ma come la spendono?
Il Caropolitica. Finalmente definita la 'torta' spartita dai partiti. Sì, ma come la spendono?

CAROPOLITICA& CONSIGLI REGIONALI. Un esempio. Quello del  Consiglio regionale del  Friuli Venezia Giulia. Dove sono diminuite le spese, è vero, meno di 250 mila euro l’anno. Ma non è tutto. Approfondiamo i costi relativi ai consiglieri regionali ( e associati).
” A guardare i totali   – annota infatti Anna Butazzoni – le cifre restano alte e l’utilizzo sconosciuto nei dettagli. Sono le somme a disposizione di ciascun consigliere e di ciascun gruppo per le spese di funzionamento. Della politica. Cioè per pagare bollette telefoniche o convegni, per retribuire i propri collaboratori (pochi) o per coprire i costi di pranzi e cene. Le cifre vengono stabilite dall’ufficio di presidenza del Consiglio e, tra tagli e adeguamenti, l’ultimo aggiornamento è datato 1º gennaio 2011. Il meccanismo è legato a Roma. I gruppi in Consiglio sono otto e i soldi da assegnare a ciascuno ogni mese vengono calcolati sul 70% della quota mensile che spetta ai deputati per le spese telefoniche (quindi 180,76 euro) e sul 70% della cifra mensile che va a un deputato a titolo di rimborso forfetario per le spese necessarie a mantenere il rapporto eletto-elettore (quindi 2.583 euro)”.

QUANTO CI COSTANO ? Ma quanto ci costano ‘sti amministratori?  ” Fatti i conti – elenca ancora l’autrice dell’indagine – ad ogni consigliere ( e sono 59)  spetterebbero 2.763,76 euro il mese e quindi 163 mila euro e spiccioli da dividere tra gli otto gruppi. Ma il Fvg ha stabilito di incentivare e ‘premiare’ la presenza femminile nell’Assemblea regionale e quindi l’ufficio di presidenza ha rifatto di conto e ha deciso che a ogni consigliere vanno 2.211 euro il mese, cui si aggiungono 10.870,79 euro il mese ai gruppi con almeno una donna. Il totale presunto nel 2012 è quindi di 1 milione e 956 mila euro. La riduzione rispetto al periodo tra maggio 2008 e il 2010 è stata di 280 euro il mese a consigliere e di 1.376,67 il mese per i gruppi con almeno una donna. Fino al 2010, quindi, il funzionamento costava 2,2 milioni l’anno e il risparmio rispetto a oggi è inferiore ai 250 mila euro annui. Calcolate le somme base bastano le moltiplicazioni per sapere quanto incasserà quest’anno ogni gruppo consiliare. E le sorprese non mancano. Il primo partito in quanto a rimborsi è il Pdl, che però gode di un escamotage perfezionato nel dicembre 2010, inserito nella Finanziaria 2011. Perché tra le fila pidielline c’era l’ex assessore Alessia Rosolen, che nel 2010, cacciata dalla giunta dal governatore Renzo Tondo, decise di aderire al Misto. Con un blitz in Aula, però, il centrodestra stabilì che durante la legislatura le donne elette in un gruppo che decidevano di lasciarlo non avrebbero portato con loro il ‘premio‘ in più per le spese. E così accade che il Pdl continua a incassare l’incentivo femminile nonostante non abbia donne, mentre il Misto non ne ha diritto nonostante la presenza di Rosolen. Il Pdl, poi, ha perso un altro componente sempre a vantaggio del Misto, Paolo Ciani. Con 19 consiglieri, quindi, ogni anno può spendere 634 mila 557 euro, mentre senza il blitz inserito nella Finanziaria 2011 sarebbe il secondo partito, con 130 mila 449 euro in meno l’anno”.

GLI SPESATI. Il Pd con 17 consiglieri e una donna si conferma il secondo partito, mentre ha più che raddoppiato il Misto. Partito a inizio 2008 con due componenti aveva diritto a 53 mila euro l’anno, ma tra il 2009 e il 2010 si è allargato a cinque con Ciani e Rosolen dal Pdl e con l’ex presidente del Consiglio Edouard Ballaman passato dalla Lega. E così oggi si ritrova dagli ultimi posti al quarto, superando anche l’Udc e nonostante non abbia la quota che spetterebbe al gruppo per la presenza femminile.
Ogni raggruppamento ha poi diritto ad assumere per il periodo del mandato un numero di collaboratori, da 4 in su, ma se questi non vengono assunti c’è la possibilità di ‘monetizzare’ quel risparmio. E per ciascun impiegato che non viene assunto ogni gruppo ha in più 4.267,99 euro mensili lordi. I consiglieri regionali, però, hanno i collaboratori, almeno uno ciascuno, che non vengono pagati attraverso i fondi del gruppo, bensì messi a carico del Consiglio regionale.

( Ndr, I finanziamenti vengono spesi per l’attività politica dei partiti e vengono rendicontati, ma non resi pubblici).


IL FINANZIAMENTO (S)MASCHERATO DEI PARTITI
. La storia. Era il 1993 quando gli Italiani votarono in massa un referendum proposto dai Radicali per togliere i soldi pubblici ai partiti. Il 90,3 per cento scelse di abolire il finanziamento. Ma, nel 1994, i soldi sono rientrati dalla finestra proprio sotto forma di rimborsi. Secondo la Corte dei conti, dal ’94 a oggi i partiti hanno avuto più di 2 miliardi e 304 milioni di euro a fronte di spese dichiarate e accertate pari a 681 milioni e mezzo.
Ma non è tutto. La Corte dei conti, infatti, ha formulato 133 rilievi, «sia nei confronti delle formazioni regionali o provinciali che al livello nazionale». Infatti, fanno notare ancora i magistrati, «specie nei casi di partiti di grosse dimensioni, si è riscontrato che le spese vengono disposte e gestite a livello centrale, con successiva ripartizione in quote percentuali delle stesse alle varie regioni».
Ci sono anche casi più singolari: 21 partiti hanno presentato dichiarazioni sbagliate. In particolare, «in 14 casi la non regolarità riguarda somme per le quali, alla data di chiusura dei lavori, non era stata fornita la prova dell’avvenuto pagamento delle relative fatture». Volevano prendere prima i soldi dei rimborsi e dopo (c’è da sperarlo) pagare i conti. «In 6 casi la non regolarità è stata dichiarata per le voci di spesa inserite in consuntivo, ma assolutamente prive della relativa documentazione».
Ecco i soldi che hanno ottenuto, sempre per le ultime Regionali, alcuni partiti nel 2010 e nel 2011. Alleanza per l’Italia ha avuto finora 134.645,68 euro (anche se ha dichiarato di non aver speso niente). Stessa storia per Autonomia e Diritti, lista che appoggiava Loiero in Calabria, (289.215,06 euro), per Popolari Uniti (65.552,57 euro) e Sinistra Ecologia e Libertà – Pse (331.623,49 euro).

Andiamo ai movimenti più ‘pesanti’. Sempre per le stesse consultazioni, il Pd ha avuto 20 milioni, oltre 6 milioni in più rispetto alle spese dichiarate. È andata peggio al Pdl, che ha ottenuto quasi 21 milioni di euro, ‘soltanto‘ 34 mila euro in più rispetto alle spese sostenute. Ha fatto bingo la Lega Nord. Ha dichiarato di avere avuto uscite per 4 milioni e mezzo di euro ma ha incassato 9 milioni e mezzo. Tutto regolare, lo prevede la legge sui «rimborsi», che pone il limite di spesa di 1 euro moltiplicato il numero dei cittadini residenti nelle circoscrizioni provinciali nelle quali il partito ha presentato le proprie liste.
Si va dagli oltre 7 milioni e mezzo a disposizione dei partiti della Lombardia ai 569 mila euro di quelli della Basilicata, passando per i 4.722.155 del Lazio, i quasi 5 milioni della Campania e i circa 4 milioni del Veneto.

( materiale tratto da da fonti  varie)

 

Ti potrebbe interessare anche...