Sert di Cesena. E la campagna ‘Affinché il gioco rimanga in gioco’. Prevenzione e informazione.

Sert di Cesena. E la campagna ‘Affinché il gioco rimanga in gioco’. Prevenzione e informazione.
Immagine Ludopatia

LUDOPATIA: SAPAR AVVIA IL PROGETTO PILOTA CON IL SERT DI CESENALudopatia, gioco minorile e salute pubblica. Sono questi i temi del convegno ‘L’impatto sociale del gioco: analisi e riflessioni’ organizzato giovedì 18 ottobre dalla SAPAR nell’ambito dell’Enada di Roma.
”Dal 2004 ad oggi, a seguito dell’introduzione delle NewSlot, le istituzioni hanno prestato più attenzione all’aspetto economico del gioco – dice Raffaele Curcio, presidente SAPAR – forse tralasciando gli aspetti sociali. Sull’onda emotiva i dati sulla ludopatia sono stati amplificati ed oggi si parla di emergenza sociale”.

I DATI DELL’OSSERVATORIO. I dati dell’Osservatorio del Dipartimento delle Politiche Antidroga evidenziano che il giocatore adolescente si rivolge in prevalenza verso scommesse sportive, Gratta e vinci e giochi online. Il gioco automatico si colloca in penultima posizione, prima del Superenalotto. “Gli operatori devono stare in prima linea nella lotta al gioco patologico e la SAPAR da anni fa la sua parte con informazioni rivolte ad adolescenti in età particolarmente critiche”. L’associazione nazionale che rappresenta oltre 1500 operatori della filiera del gioco tra gestori, produttori e distributori ha lanciato insieme al Sert di Cesena la campagna ‘Affinché il gioco rimanga in gioco‘ con lo scopo di fare prevenzione e giusta informazione.
I COMMENTI. “In tutto il mondo occidentale stanno aumentando le dipendenze – evidenzia Gianluca Farfaneti, psicologo e psicoterapeuta del SERT di Cesena – ma non tutte sono uguali. Non è pensabile equiparare un giocatore ludopata ad un alcolizzato né dal punto di vista epidemiologico né per quanto riguarda i numeri che si registrano. Da un’indagine che abbiamo svolto insieme alla SAPAR emerge che in Emilia Romagna nel 2000 si parlava di qualche decina di ludopati, oggi di qualche centinaio. Attualmente i soggetti in cura in questa regione risultano essere solo 600-700”.
Il progetto pilota avviato per la prevenzione del gioco d’azzardo patologico si sviluppa attraverso un’azione di prevenzione primaria e una secondaria. “Questo perché nonostante i destinatari siano gli adolescenti, e quindi minori a cui il gioco d’azzardo è vietato – spiega Clelia Angelastri, psicologa e psicoterapeuta – dalle ricerche nazionali viene fuori che esistono già in questa fascia d’età dei comportamenti a rischio di sviluppare una patologia. Il progetto si basa interamente sull’insegnamento attivo delle life skills in particolare quelle che meglio si addicono a contrastare il fenomeno del gioco d’azzardo”.

Saranno quindi sviluppate le capacità di prendere decisioni in modo consapevole (decision making), di affrontare e risolvere problemi in maniera costruttiva (problem solving), di trovare soluzioni ed idee originali (creatività), capacità di analizzare e valutare le situazioni (senso critico) e la capacità di esprimersi in maniera efficace (comunicazione efficace).

La problematica della ludopatia non è però un fenomeno solo italiano.

“L’Europa risponde alla questione dei giocatori problematici in due modi – evidenzia Eduardo Antoja, Presidente onorario Euromat – in alcuni paesi facendoli curare dal Sistema Sanitario Pubblico ed in altri facendoli seguire da Associazioni di privati. Di sicuro una parte della filiera deve essere la prima a rilevare i giocatori patologici ma è lo Stato che deve occuparsi del loro trattamento sanitario”.
“Il gioco è una realtà non sbagliata in sé – aggiunge Davide Diamare, responsabile ufficio 12 AAMS-apparecchi e congegni da divertimento e intrattenimento – porta gettito e crea lavoro e la demonizzazione dell’intero settore è assolutamente sbagliata. L’obiettivo di tutti deve essere quello di avere un gioco, che è divertimento, sempre più legale e sempre più responsabile”.

 

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