Faenza. Nuovo impianto illuminotecnico nella sezione ‘estremo Oriente’.

Faenza. Nuovo impianto illuminotecnico nella sezione ‘estremo Oriente’.
Mic Faenza, foto di repertorio

FAENZA. Un anno fa, il 22 ottobre del 2011, è stata riportata alla pubblica fruizione una sezione importante della collezione del Museo Internazionale delle Ceramiche, che era rimasta a lungo inesposta: quella dedicata all’estremo Oriente (Cina, Giappone, Thailandia e Vietnam).

NUOVO IMPIANTO ILLUMINOTECNICO. Oggi il Mic presenta il nuovo impianto illuminotecnico della sezione, reso possibile, insieme alla realizzazione della mostra permanente, grazie al prezioso contributo della Fondazione Banca del Monte e Cassa di Risparmio di Faenza e del Sistema Museale della Provincia di Ravenna.
L’impianto utilizza tecnologie avanzate di illuminazione a Led frutto delle ricerche del dipartimento Ilti Luce della Philips, che permette di risparmiare oltre il 50% dell’energia.
Il risultato è fondamentale sia per il bilancio delle casse del Mic che per la salvaguardia dell’ambiente, oltre che per la migliore fruizione delle opere.

PIU’ LUMINOSITA’. La ricerca della Ilti Luce, nata nel campo dell’elettronica e dei microchips, ha consentito di elevarne la luminosità a livelli fino a qualche anno fa impensabili, mantenendo in gran parte integre le loro caratteristiche di lunga durata e di basso consumo. Le potenze sono in genere di pochi watt e permettono di creare soluzioni luminose nuove e particolari. Gli apparecchi sono caratterizzati da ridotte dimensioni ed elevate performance illuminotecniche. Il risparmio energetico è un aspetto fondamentale nella gestione economica di una struttura museale, come dimostra la sua applicazione avuta con notevole successo al Museo Egizio di Torino.

“La Fondazione ha scelto in questa occasione di finanziare un investimento di lunga durata e che rimarrà nel tempo. – ha spiegato Alberto Morini, Presidente della Fondazione Banca del Monte e Cassa di Risparmio di Faenza – In questo momento di crisi il tema del risparmio è particolarmente importante”.

“L’impianto infatti oltre a migliore l’illuminazione delle opere, permette un notevole risparmio anche di manutenzione. Se prima una lampada aveva una durata media di un anno, quelle a led hanno una vita di 10 anni. – continua Pier Antonio Rivola, presidente della Fondazione Mic- Ci piacerebbe estendere l’impianto a tutto il museo. Per tutta la struttura sarebbe un grosso risparmio all’anno di elettricità.”.

“L’intervento era particolarmente necessario per la sezione dell’Estremo Oriente che abbiamo inaugurato l’anno scorso perché è composta da numerose bacheche. – spiega Claudia Casali, direttrice del Mic. – Inoltre in questo modo abbiamo migliorato notevolmente anche l’illuminazione delle opere e la loro fruizione al pubblico. Fra l’altro il dipartimento di ricerca dell’Ilti ha deciso di investire sul Mic venendoci incontro con i costi. Per loro è una forma di pubblicità in quanto la ceramica presenta particolari difficoltà per quanto riguarda l’illuminazione”.

GUIDA. In parallelo esce per le edizioni Ediemme la Guida alla Sezione Estremo Oriente, a cura di Roberto Ciarla e Fiorella Rispoli, con la collaborazione di Chiara Molinari che hanno selezionato le opere da esporre e scritto i testi che sarà presentata al pubblico il 10 novembre alle 17.

La guida illustra la storia della ceramica orientale a partire dalle origini delle ceramiche cinesi, all’utilizzo della porcellana e del gres durante la dinastia Song (960-1279), fino ad arrivare alle produzioni ceramiche giapponesi che comprendono le tazze della cerimonia del tè e a quelle tibetane per la consumazione del Bod Ja, l’antiossidante tibetano.

L’allestimento occupa un’ala del piano terra e comprende circa 400 oggetti. “Il visitatore percorre un viaggio a un tempo spaziale e temporale affrontando, tappa dopo tappa, l’evoluzione della produzione ceramica est asiatica. – scrive nella prefazione Claudia Casali, direttrice del Mic – (…) Grazie al sapiente lavoro del laboratorio di restauro del Mic, dai frammenti delle opere distrutte dal bombardamento del maggio del 1944, per anni conservati in apposite casse, sono stati recuperati diversi manufatti. Ed è proprio per ricordare i gravi danni subiti da museo durante la guerra che all’ingresso del percorso è stata inserita una vetrina con alcuni pezzi irreparabilmente danneggiati”.

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