Alle radici della Fede. Un viaggio tra storia, arte e testimonianze sul cristianesimo nel Riminese.

Alle radici della Fede. Un viaggio tra storia, arte e testimonianze sul cristianesimo nel Riminese.
Copertina Arte e Storia della Chiesa riminese

ALLE RADICI DELLA FEDE ( PARTE I). Natale. Non è poi così lontano. In molti ci hanno chiesto di ripercorrere il cammino della fede raccontato dai piccoli e grandi artisti che hanno operato a Rimini e nel Riminese. Dunque è , questo, un viaggio alla riscoperta delle radice antiche del cristianesimo in questo  porzione di Romagna. Un viaggio, tra l’altro, di quelli rari, reso  possibile solo grazie all’apporto d’una pubblicazione, ‘Arte e storia della Chiesa riminese’, curata da Pier Giorgio Pasini per conto della Diocesi di Rimini ( ‘Skira’ editore, ottobre 1999) o ormai praticamente introvabile.
Un viaggio che non può che prendere le mosse proprio da Rimini.  Il millenario abitato d’origine romana, posto alla congiunzione delle vie consolari Flaminia ed Emilia e arricchito, col tempo, di monumenti repubblicani e imperiali e di mille altre ‘tracce’  ( non solo romane)  miracolosamente sopravissute e, oggi, visibili un po’ dovunque sul vasto territorio, ultimamente arricchitosi  amministrativamente anche della Alta Valmarecchia.

I PRIMI PASSI. A Rimini sopravvivono un grande ‘arco trionfale’ e un solido ‘ponte’ . L’uno attribuito ad Augusto, l’altro a Tiberio. Ovvero i due imperatori romani citati nel Vangelo di Luca e ( quindi)  legati alla ‘nascita’ e alla ‘morte’ di Gesù di Galilea. “ In quei giorni un decreto di Cesare Augusto – recita infatti  un celebre passo di Luca – ordinò che si facesse il censimento di tutta la Terra… Anche Giuseppe, della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazareth e dalla Galilea salì in Giudea, alla città di Davide, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta…”.
Gesù, dunque, per una singolare coincidenza, nacque quando l’arco già svettava da alcuni anni; mentre subì la passione sotto Tiberio. Non si conoscono i tempi della primissima evangelizzazione della città di Rimini , si può tuttavia ritenere che non dovettero attardarsi più di tanto quei primi ‘pellegrini’ cristiani in cammino sulle vie consolari e disposti a chiedere dimora in questa Città con numerosi, indiretti, ‘agganci’ con la straordinaria vicenda del Salvatore. Per un cristiano, si sa, è fondamentale il recupero della propria storia con Gesù. “ Il Verbo-  sta scritto – si fece carne e venne abitare in mezzo a noi”. Dio è con noi, dunque, ma anche Dio è sempre rimasto con noi. Dalla nascita nella capanna fin al tormento della croce. E questo tanto nei giorni bui quanto  in quelli di luce. Una ‘verità’, questa, tanto importante che la si può andare ogni volta a ‘verificare’ tra i ‘resti’ del passato. Anche coevo. In molti modi, ovviamente, e tra questi quello (forse) più affascinante affidato alla ‘voce’ dell’arte, che si può andare a cercare  nelle sue pievi e nelle sue chiese, ma  solo se ci si rende capaci di ‘risvegliare’  e ‘riascoltare’ i tanti capolavori che in quei luoghi di silenzio sembrano ‘addormentati’.

 LE PRIME ‘TRACCE’ DELLA FEDE. I musei comunali di Rimini conservano un ‘rilievo marmoreo frammentario di modesta misura e di ignota provenienza in cui sono scolpite tre figure mutile, due delle quali rappresentano Gesù e Paolo di Tarso’. L’opera, databile alla fine del IV secolo, appartenne ( probabilmente) ad un sarcofago raffigurante la
Traditio Legis’. In quel periodo, esporre la raffigurazione su un sarcofago, poteva assumere il significato ammonitore che Gesù  ’avesse consegnato la legge soltanto a Pietro e agli Apostoli’.
IL CONCILIO DI RIMINI. Del cristianesimo delle origini nel Riminese  si sa abbastanza ma non troppo. Certo arrivò non senza contrasti. In quei frangenti molti cristiani, e non solo in Oriente, avevano accettato l’arianesimo che a Costanzo, figlio di Costantino, dovette apparire del tutto ‘logico’, al punto da rendersi promotore d’un nuovo concilio trasferito, poi, nel 359, da Nicea a Rimini, almeno per quel che riguardava i vescovi d’Occidente. Che riuniti in questa città ribadirono concordi la condanna dell’arianesimo. Tradizione vuole che tra quei coraggiosi vescovi ci fosse Gaudenzo di Efeso, vescovo di Rimini, e che per proprio questo ( duro) ‘contrasto’ con l’imperatore finì lapidato.

La zona di Lagomaggio- esterna alle mura e a due passi dalla via Flaminia- è stata da sempre indicata quale luogo di martirio e sepoltura dei martiri riminesi. In effetti, da quelle parti, qualche tempo fa, si scoprì una necropoli utilizzata anche in epoca paleocristiana e bizantina. Al suo interno dovette essere eretto il santuario di San Gaudenzo, ma poco o nulla di quel manufatto ci è giunto. Con la incredibile eccezione di tre sarcofagi senza iscrizioni. Le chiese ( paleocristiane e successive) erano  - secondo Luigi Tonini-  dedicate agli apostoli. Del cui culto, però, non resta documentazione archeologica esaustiva. La più antica chiesa dovette essere però quella dei Santi Andrea e Donato, vicino a Porta Montanara, praticamente ricavata ai margini d’una ulteriore antica necropoli. Curioso è apprendere che dovette essere distrutta poco dopo la metà del Quattrocento ( forse nel 1462 o nel 1463), durante il ‘regno’ di Sigismondo Malatesta. Ben più recente è invece la distruzione ( anno 1834 ? ) d’un altra chiesetta, posta anch’essa fuori mura, ma sul lato orientale della Città.
Di quest’ultimo tipo di manufatto religioso se ne conserva ‘traccia’ attraverso un rilievo grafico del riminese Pietro Santi, datato primi anni del Novecento. Comunque, nel giro di uno/due secoli, il paganesimo apparve definitivamente sconfitto.  Nel frattempo gli edifici di culto iniziarono a seguire lo schema a pianta centrale; anche se non mancarono esempi d’altro tipo. Poligonale è, ad esempio, l’abside dell’unico capolavoro superstite dell’architettura religiosa bizantina in territorio riminese: la pieve di San Michele a Santarcangelo, con navata unica, dotata di una luminosità dai mille suggestivi risvolti, ben proporzionata e fabbricata con i cosiddetti mattoni ‘giulianei’, ovvero con quel tipo di laterizio e con quella tecnica costruttiva che caratterizzò gli edifici ravennati del tempo di Giustiniano ( metà IV secolo), e forse direttamente importato dalla Grecia.

 

( Parte I, a questo testo ne faranno seguito altri in successione cronologica fino a Natale 2012).

Ro.Va.

Nella immagine, la copertina del testo ‘Arte e storia della Chiesa riminese’ di Pier Giorgio Pasini, Diocesi di Rimini e la partecipazione di Carisp di Rimini e Fondazione Carisp di Rimini, Skira editore, 1999.

 

Ti potrebbe interessare anche...