Emilia Romagna. Cesena per Ravenna 2019. Per una rete culturale della Romagna.

Emilia Romagna. Cesena  per Ravenna  2019. Per una rete culturale della Romagna.
Cesena biblioteca Malatestiana - interno -

CESENA& RAVENNA 2019. Con l’intervento di amministratori e intellettuali, il comune di Cesena ha organizzato un incontro di presentazione delle idee e dei percorsi che si stanno definendo tra Ravenna e la Romagna, tra le città sostenitrici della candidatura, in particolare tra Ravenna e Cesena, anche per l’elaborazione di contenuti che la stretta collaborazione tra Amministrazione comunale e Comitato artistico-organizzativo di sostegno alla candidatura sta rendendo possibile.

L’APPUNTAMENTO. L’appuntamento è per mercoledì 31 ottobre, alle ore 17.30, sul palcoscenico del teatro Bonci di Cesena. L’importanza della costruzione di una nuova piattaforma di relazioni tra le istituzioni, le associazioni, le imprese, i produttori che operano in Romagna è notevole, per le ricadute in termini organizzativi, artistici e culturali in senso ampio, ben al di là della iniziativa, che vede operare oggi in stretta collaborazione gli enti di tutta la Romagna.
L’incontro prevede innanzitutto gli interventi istituzionali del sindaco di Cesena, Paolo Lucchi e dell’assessore ai Servizi e alle Istituzioni culturali del comune di Cesena, Elena Baredi, che ha promosso il progetto e che segue direttamente lo svolgimento del percorso, l’intervento del Coordinatore del Comitato Ravenna 2019, Alberto Cassani, che relazionerà sullo stato di avanzamento della candidatura, e l’intervento dell’assessore alla Cultura della regione Emilia Romagna, Massimo Mezzetti, che inserirà le azioni intraprese nel quadro delle politiche istituzionali della Regione. La presentazione proseguirà con l’intervento del coordinatore del Comitato cesenate, Franco Pollini, che riferirà sulle idee progettuali e sulle metodologie adottate dal Comitato nella realizzazione del compito di offrire consulenza all’Amministrazione sui percorsi della candidatura.

LE TRE RELAZIONI. Seguiranno tre relazioni, ciascuna su un ambito di interesse specifico che è stato attraversato dalla riflessione sul tema. In particolare, il prof. Andrea Segrè, direttore del dipartimento di Scienze e Tecnologie agro-alimentari dell’Università di Bologna, relazionando su Cultura (e coltura) del cibo, si muoverà all’interno dell’ambito progettuale che è stato individuato come specifico della città di Cesena e che è stato denominato ‘Agriculture. Agri/Food/Paesaggio/Cultura‘. In modo analogo il prof. Marino Biondi dell’Università di Firenze e presidente della fondazione ‘Renato Serra di Cesena, trattando di Entusiasmo utopico, disincanto, nuovo pragmatismo. Gli uomini-libro alla soglia dell’età digitale. si riferirà all’ambito in cui il mondo della cultura cesenate si riconosce maggiormente e che è stato denominato ‘Sulle scritture. Arte, letterature, musica, scienze, spettacolo’.
Infine, il prof. Andrea Pollarini della IULM di Milano, occupandosi di Punto, linea, superficie, approfondirà il tema delle reti culturali in generale, con particolare riferimento a quanto emerge nel contingente in Romagna. Si tratta della questione fondamentale che riguarda il modo, i tempi e le risorse che una nuova piattaforma culturale, un nuovo sistema di relazioni tra soggetti ed Enti diversi, richiede per poter essere realizzata.

L’incontro sarà corredato da materiali informativi, da immagini e da proiezioni. L’ingresso è gratuito fino ad esaurimento dei posti.

Cesena per Ravenna 2019, AgriCulture Agri/Food/Paesaggio/Cultura.
Cesena è al centro di un sistema agroalimentare di grande importanza strategica che ha radici profonde in tuttala Romagnae si irradia verso l’Italia e l’Europa. La centuriazione cesenate (con i suoi rilievi astronomici e culturali), parte essenziale della centuriazione romagnola, è ancora ben visibile nel territorio e attesta di una decisiva relazione culturale tra natura e trasformazione produttiva. Il paesaggio, vera espressione fisica e materiale della cultura di un popolo, della sua identità, è qui precisamente definito da una tradizione storica di intervento e utilizzo agrario del territorio: è un paesaggio agrario che ha vissuto una modificazione rilevante in epoca recente ma che ha conservato i tratti di una lunga vicenda di coltivazione e trasformazione. La cultura di un popolo prevalentemente contadino, sebbene oggi modificata in modo radicale da una progressiva globalizzazione delle relazioni e da una acculturazione sempre più anonima, mantiene la sua importanza e vivacità nella memoria e nella conservazione/ricostruzione di prassi, di consuetudini, di gusti che costituiscono molto spesso l’identità, il differenziale rispetto ad altri luoghi, ad altri siti.
L’innovazione tecnologica e colturale e la progettazione delle strategie di produzione e comunicazione sono molto avanzate e in continua evoluzione, sostenute da istituzioni, enti, soggetti pubblici e privati: la ricerca in tutti i campi ha un’importanza e una visibilità internazionale. L’intenzione è quella di declinare in progetti e attività un’idea strategica che faccia interagire tutti questi aspetti e che unisca il recupero e la valorizzazione della cultura del territorio, anche nei suoi caratteri linguistici e di produzione culturale, con il progressivo intervento di investimenti economici e di trasformazione dei luoghi e delle attività. Il nodo da sciogliere oggi è la realizzazione di un intervento nella natura, nel paesaggio, nel sistema delle relazioni economiche e sociali che sia compatibile, da un punto di vista ecologico e da un punto di vista culturale, che consenta di conciliare lo sviluppo, la crescita, l’innovazione con il rispetto, nella complessa interazione tra conservazione e ricostruzione, di un sistema culturale (naturale, ambientale, relazionale, linguistico) che ricollocato può essere considerato non un mero gioco di memorie bensì la base per una nuova progettazione del futuro.
La criticità delle società avanzate, in cui lo sviluppo e la crescita, da cui l’economia non può prescindere, producono una progressiva trasformazione del paesaggio, della società e della cultura che annichilisce le radici e distrugge gli equilibri ecologici  imponendo una logica produttiva senza freni e senza controlli, si è già manifestata a Cesena e in Romagna e ha lasciato segni tangibili che hanno portato ad una nuova consapevolezza da parte di tutti gli attori sulla necessità di ri-orientare le proprie strategie: con la ricerca prima e poi l’estesa applicazione del metodo di coltivazione biologica, con la valorizzazione anche museale delle tradizioni contadine, con la produzione culturale radicata profondamente nel territorio, anche con il recupero dei dialetti, con la progettazione e realizzazione di nuove coltivazioni, anche sperimentali, che assicurino una migliore eco-compatibilità, con un’attenzione nuova alla gastronomia, all’enologia, alla ristorazione, nella convinzione che sia necessario ridefinire e ricostruire l’identità dei prodotti associandola con quella del territorio.

A questi punti di criticità, a questi snodi di una rete fitta di interrelazioni intendiamo orientare la nostra attenzione, attivando alcune diverse direzioni di approfondimento ciascuna delle quali può generare azioni specifiche: produzione agraria,  paesaggio, cibo e tradizione/innovazione culturale. Riassumendo, definito l’ambito di interesse, si potrebbe circoscrivere l’idea progettuale, da ricercare con la collaborazione dei principali protagonisti economici, tecnici, culturali, progettuali di questo ambito, ad un più circoscritto nodo problematico: ad esempio, con una titolazione articolata che prelude ad una definizione  AgriCulture: dalla criticità contemporanea allo sviluppo sostenibile, nel rispetto e valorizzazione delle tradizioni e della natura, trasformata dal lavoro dell’uomo per il suo benessere. Le tradizioni, opportunamente interpretate e rappresentate, costituiscono il valore aggiunto, la nuova ricchezza, il giacimento a cui attingere, non solo per ricostruire relazioni sociali, ma anche per rifondare e riorganizzare la produzione e la ricerca tecnologica ad essa legata.
Da questo snodo si dipartono vari percorsi e quindi varie direzioni di approfondimento, ciascuno dei quali può fare riferimento a discipline e ambiti di  progettazione e di azioni. Ne indichiamo alcuni, tutti intrecciati tra loro: 1-    Centuriazione (percorso storico) 2-    Paesaggio e paesaggio agrario (percorso ambientale) 3-    Nuove prospettive della ricerca e dell’innovazione (percorso tecnico)4-    Mondo contadino e dialetti (i giacimenti culturali) 5-    Cibo e cultura (percorso gastronomico) 6-    Prodotti agrari e loro valore simbolico 7-    Il benessere, uno stato del corpo e della mente. Per ciascuno di questi percorsi, lo sguardo va allargato a tutta la Romagna, coinvolgendo le altre città a cominciare da Ravenna e individuando le linee di collegamento, le reti e gli interessi comuni.
Cesena per Ravenna 2019. Sulle scritture Arte, letterature, musica, scienze, spettacolo

Cercando di individuare un paradigma specifico della cultura cesenate che possa accomunare e far interagire le istituzioni, i protagonisti e le azioni, essendo parte costitutiva e caratterizzante della storia e delle tradizioni della città, abbiamo osservato una costante attenzione e una rinnovata sperimentazione attorno alla scrittura che così eleggiamo a centro, a fulcro di una prima elaborazione progettuale che ha il fine di indicare un obiettivo, una prospettiva di lavoro. Non intendiamo la scrittura soltanto nel suo significato primario di rappresentazione grafica della lingua per mezzo di una grafia, di un alfabeto, di segni, ma nel significato più ampio di mezzo di comunicazione scritta, come strumento di trasmissione dell’informazione, che riguarda quindi allo stesso modo le arti, le letterature, lo spettacolo, le scienze, quindi tutti gli autori (artisti e intellettuali), tutti gli scrittori, tutti coloro che elaborando un testo usano materie per lasciare un segno organizzato della propria creazione.

Pensiamo ad un Festival, ossia ad una serie di eventi organici circoscritti in un periodo di tempo determinato, che assicuri l’interrelazione  trala Biblioteca Malatestiana, scritta con i caratteri a mano dei Codici, e il tessuto vivo delle istituzioni che si occupano di teatro, musica e cinema, ben presenti a Cesena con il Conservatorio, il Teatro Bonci, il Centro Cinema,  e inoltre con i centri di produzione culturale e informativa, non solo della città ma di un territorio vasto quantola Romagna, a cominciare proprio dal variegato catalogo degli editori/galleristi/gruppi teatrali/centri culturali che animano e frequentano Cesena e le altre città romagnole. Non ad un Festival della letteratura, anche se delle letterature si deve occupare; non ad un Festival della lingua, anche se dei linguaggi si deve occupare. Non solo un Festival delle scritture, ossia della comunicazione attraverso il libro, scritto indifferentemente in questa prospettiva da letterati o da scienziati, da artisti o da musicisti, ma anche delle forme di scritture altre (la “scrittura scenica” oppure l’alfabeto del pittore o del’architetto, il mondo come testo matematico dei fisici oppure la decodifica dell’eredità generica dei biologi, la partitura musicale oppure il testo dei ricettari, e così via)

Deve trovare una scansione temporale, una periodizzazione che consenta ad ogni anno, fino al 2019, di selezionare una specificità, evidenziando una traccia principale che tuttavia non perda il collegamento con le altre. Ad esempio, 1 – La scrittura come linguaggio 2 – La scrittura come letterature 3- La scrittura come grafia 4 – La scrittura come memoria 5 – La scrittura come strumento della cultura e della scienza 6 – La scrittura come metafora: gli alfabeti delle arti. 7 – La scrittura come metafora: il mondo. 8 – La scrittura del cibo

Il metodo proposto, è stato già accennato, è quello di accompagnare gli ‘eventi’, forme di spettacolo, di teatralizzazione, di performance tra produttori di cultura e utenti, con assidue e incessanti occasioni di formazione. Quindi corsi di scrittura creativa, intesi non soltanto come corsi di formazione letteraria, ma molto più ampiamente come percorsi per formare e perfezionare la propria capacità di scrittura, da pensare non solo per coloro che non sono iniziati, ma anche come occasione per i più preparati, anche per gli iniziati, per chi fa uso abituale della scrittura: il ‘Festival‘ dovrà essere una sorta di grande Laboratorio territoriale, nel quale tutti gli utenti possano trovare opportunità formative, anche di perfezionamento ad alto livello. Alcuni esempi esistenti, come i gruppi di lettura che proliferano, in forme e in modi diversi, nelle biblioteche, nelle librerie e nelle città, o i social network che nascono per suscitare le relazioni tra scrittori e utenti.

Il programma può essere sviluppato, come si è indicato, scegliendo ogni anno un campo ( letterario, linguistico, scientifico, artistico), una parola chiave, oppure attraversando con iniziative specifiche in ogni edizione tutti i campi: questa soluzione consente di mantenere in ogni edizione l’immagine complessiva del Festival, senza rischiare di smarrirne via via l’identità. Può essere un paradigma trasversale, magari espresso per opposizione a tenere unite le varie discipline: solo per esemplificare, il tema del Progresso/Regresso, Inizio/Fine, Felicità/Infelicità, Materia/Idea, Corpo/Corpo, oppure ancora in termini più materici, il tema degli Strumenti, della Comunicazione, dell’Invenzione, della Scoperta e così via. Ma in fondo questa scelta non è fondamentale per definire i contenuti del Festival, ma solamente per centrare un’immagine adeguata e vincente.

Una struttura così pensata richiede e favorisce il coinvolgimento di istituzioni di qualità radicate nel territorio e di conseguenza disegna le coordinate di un progetto di valorizzazione delle eccellenze di città, paesi, ambienti, di un territorio che è uno straordinario deposito di cultura. Dall’individuazione dell’ambito complessivo di interesse dovrà essere distillata l’idea progettuale articolata, ma sufficientemente specifica.
A questo fine un percorso da approfondire può essere l’individuazione di forme di comunicazione, di interazione, di traduzione tra scrittori (di ciascuna disciplina) di lingue, culture, mondi diversi ma tutti afferenti al comune patrimonio europeo, in riferimento ad una ‘scrittura europea, letteraria e non solo’. Per esempio, partendo proprio dalle caratteristiche della Biblioteca Malatestiana, giacimento di scrittura europea antica e medievale, fondamenta in questo senso della cultura moderna europea, si potrebbe lavorare sull’ipotesi di una ‘lingua‘ europea formata da tante lingue madri, da tanti linguaggi specifici (quelli dialettali naturalmente ma non solo, anche quelli della comunicazione veloce odierna o della scrittura scenica e performativa), ciascuno dei quali può comunicare con gli altri tanto più riesce a mantenere la propria identità.

 

 

 

 

 

 

 

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