Il sogno americano. Un collante prezioso in un momento di profonda crisi. Non solo economica.

Il sogno americano. Un collante prezioso in un momento di profonda crisi. Non solo economica.
Route 66

IL SOGNO AMERICANO. Furio Colombo, giornalista, scrittore e dirigente d’impresa descrive l’America come un paese che ha costruito la democrazia moderna, ha liberato il resto del mondo dalle peggiori avventure liberticide, diventando, a prezzo di rischio e di sangue, la patria dei diritti civili, il difensore dei diritti umani, il luogo e il simbolo della libertà.
Egli, nel suo saggio, ‘America e libertà, da Alexis de Tocqueville a George W. Bush’, si chiede se l’America rappresenti ancora il sogno di libertà nel quale proiettiamo le nostre passioni, le attese, le speranze, le leggende che dominano il nostro immaginario collettivo. Il sogno americano è quella speranza, condivisa da molti negli Stati Uniti, che con il duro lavoro, il coraggio, la determinazione sia possibile raggiungere un migliore tenore di vita, considerando che tutti nel mondo hanno pari opportunità. Questi valori furono condivisi dai primi coloni europei, e sono stati poi trasmessi alle generazioni che li hanno seguiti. Si è discusso molto cosa rappresenti il sogno americano oggi. Alcuni ritengono che abbia portato ad enfatizzare il benessere materiale come misura del successo e/o della felicità.

GLI INIZI. Il sogno americano iniziò nei primi anni dell’Ottocento, con la conquista dei territori incolti del nuovo continente, da parte dei primi pionieri europei che abbandonarono il loro Paese, alla ricerca di una libertà e di un benessere mai sperimentati prima. Continuò nella seconda metà dell’ottocento, con investimenti fortunati sulle risorse ancora libere e l’avvio dello sviluppo industriale ( rivoluzione industriale ). Nello stesso periodo molti dei primi imprenditori americani si diressero a ovest verso le Montagne rocciose dove potevano comprare a bassissimo prezzo molti acri di terreno, nella speranza di trovarvi giacimenti d’oro e successivamente petrolio. Il miraggio del lontano ovest fu raggiunto con la costruzione della ferrovia transcontinentale che collegava la costa atlantica alla California ed al Pacifico.

GLI IMMIGRATI. Questa corsa verso la possibilità di una nuova vita richiamava ondate di immigrati dal Vecchio Continente. Arrivarono in particolare i più poveri con la speranza di migliorare il loro tenore di vita e di poter godere più ampie libertà. Oltre agli europei, emigranti dalla Cina e dal Giappone erano attratti dal nuovo Mondo e fondarono quartieri nelle principali città ( San Francisco, New York, ecc. ) . Nel novecento le grandi personalità dell’industria divennero i simboli del sogno americano, dato che molti di loro erano arrivati a controllare grandi industrie e immensi capitali pur provenendo da bassissime condizioni sociali. Il benessere cominciò ad attirare un numero consistente di emigranti dall’Est e dal Sud dell’Europa. Moltissimi Italiani, Polacchi, Greci, Ebrei, Russi vennero a cercare lavoro nelle città industriali come New York, Chicago, Filadelfia, Detroit. Dopo il primo conflitto mondiale fu decisa una restrizione delle norme sull’immigrazione, che continuò fino all’entrata in vigore dell’Immigration and Nationality Services Act del 1965, la nuova legge che permise la ripresa dell’immigrazione su più larga scala.
Il grande sogno del XX secolo ha avuto anche periodi di crisi. Basta ricordare le lotte razziali che misero in discussione il principio dell’eguaglianza e la Grande Depressione del 1929 che causò privazioni e sofferenze proprio a chi più credeva in quella idea. Più tardi, negli anni Sessanta, la grande rivoluzione dei giovani hippy intaccava il concetto di famiglia tradizionale, elemento fondamentale del sogno americano. Ma con la nuova frontiera del Presidente Kennedy ed il discorso di Martin Luther King ( “ Vi dico oggi, fratelli miei…anche se affrontiamo le difficoltà di oggi e di domani, io ho ancora un sogno. E’ un sogno profondamente radicato nell’American dream”). Con il rilancio del presidente Barack Obama, il sogno viene riscoperto ed è il collante del popolo americano in un momento di profonda crisi finanziaria. Crisi che purtroppo è anche frutto di questa corsa insensata al profitto, come meta della realizzazione personale.

Alla corsa ideale verso la felicità, mediante il successo materiale e sociale, professata da molti cittadini americani sono state rivolte critiche dagli europei, ma soprattutto dagli ambienti cristiani e cattolici i quali considerano il valore della persona non legata ai principi edonistici del sogno americano. Infatti le opportunità per il successo nella vita non sono uguali per tutti, esse sono legate inevitabilmente a fattori quali: la fortuna, le condizioni e la famiglia di nascita, le capacità intellettuali, le caratteristiche fisiche e comportamentali della persona. Ma soprattutto il denaro e il successo non sempre danno felicità e l’accumulo di ricchezza non dovrebbe essere l’obiettivo di vita di una società progredita e giusta.

FRANCO CORTESE

 

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