L’Italia e le sue (enormi) risorse. Spesso sprecate. Basterà un Manifesto per ‘rinascere’?

L’Italia e le sue (enormi) risorse. Spesso sprecate. Basterà un  Manifesto per ‘rinascere’?
Palazzo Vecchio

CULTURA EMERGENZA ITALIA. Un manifesto della cultura. O meglio il Manifesto della Cultura proposto dal Sole24Ore che, in 5 punti, tenta di restituire ‘alla produzione culturale un ruolo centrale all’interno dl modello di crescita futura del nostro Paese’.
I dati mostrano come, nel giro d’un secolo o giù di lì, il Bel paese abbia perso ‘ quote significative di capacità d’influenza in tutti i principali settori della produzione culturale, mantenendo in qualche modo le posizioni ( solo) nei settori simbolo della sfera creativa come il design e la moda’. Un bilancio desolante, dunque, che arretra ulteriormente ‘ in settori non industriali chiave come l’arte e il patrimonio storico-monumentale’, dove l’influenza italica s’è ridotta di molto    anche solo a  cent’anni fa.

CINQUE PUNTI PER IL RILANCIO. Confortante è ( intanto) sentir levare, da istituzioni che possono far ( di nuovo) capo al Sole24Ore, ormai uno dei due o tre baluardi della ( possibili) rinascenza italiana, il venticello della riscossa.  Ancora leggero, forse neanche del tutto convinto, ma prezioso, indispensabile, benvenuto, per tentare un recupero che se fosse adottato dal calcio dovrebbe chiamarsi ‘zona Cesarini’, o qualcosa di simile.

I cinque punti: 1) una Costituente per la cultura; 2) una strategia di lungo periodo; la cooperazione tra Ministeri; 4) l’arte e la scuola scientifica; 5) gli sgravi, l’equità fiscale e il merito.
E all’interno del manifesto, alcune priorità: l’accesso al credito e lo sviluppo dell’imprenditorialità, una agenzia per l’esportazione della produzione creativa italiana, una strategia di valorizzazione globale dei brand culturali italiani e una maggiore capacità di integrare la produzione creativa nel manifatturiero di qualità. ,

MA E’SUFFICIENTE UN MANIFESTO?  La creatività italiana ha radici antiche, anzi, antichissime. Quando per buona parte d’Europa si viveva in comunità arcaiche, sotto capanne di fango e sulle groppe dei cavalli, qui già esistevano piani urbanistici, fori, acquedotti e fontane, terme, anfiteatri e circhi, strade che irrigavano collegandole le terre più lontane. In quegli ambiti, per ragioni e fortune diverse, si sono creati ‘momenti creativi‘ ( praticamente) senza eguali ( soprattutto se si considera l’estensione e la qualità delle produzioni).  Pittori, scultori, musicisti. Per citare le categorie simbolo.

Ora, credere che ‘ momenti creativi’ siano ( pur con tutta la buona volontà)  facilmente ripetibili è un po’ difficile. Anche perchè la creatività, da che mondo è mondo, nasce ( certo) da pance piene, ma ( anche) da ‘stati di grazia‘ che hanno a che vedere più con il ‘mistero della natura umana’ che non con dei manifesti.

E tuttavia, ben venga l’iniziativa del Sole24Ore. E di chi ne fa capo. Anche perchè le polemiche sul ‘declinismo’ fanno venire ( francamente)  l’ittirizia ( e non soltanto); in ogni passaggio incerto, meglio rimboccarsi le maniche e reagire. Ce lo hanno insegnato coloro che ‘nati in un Paese ricco (soltanto) di natura varia, sole e mare’ hanno (poi) saputo inventarsi un impero che ha dominato il mondo ( allora noto) per ( almeno) mille anni, una Chiesa universale, famiglie come i Medici e gli Sforza, città come Firenze o Venezia o Napoli, capolavori come la Cappella Sistina o la Gioconda, mercanti come i Polo, geografi come Toscanelli, navigatori come Colombo o Vespucci, scienziati come Galileo Galilei o Fermi, creatori di nazioni come Cavour e padri dell’Europa moderna come Einaudi o De Gasperi.

IL DECLINISMO. Declina soltanto che vuole declinare. Alzare, o meglio, tornare a rialzare lo sguardo oltre la siepe del proprio oricello,  è un esercizio che ( in Italia) è fatto da pochi. La grande depressione, seguita ad una guerra disastrosa combattuta ( almeno inizialmente) al fianco d’una ideologia criminale, ci perseguita. Occorre scrollarsela di dosso. Come hanno fatto altri, e giustamente, ma più ‘coinvolti’  di noi.

Potrà anche darsi che nonostante un bel  Manifesto certe condizioni non si ricreeranno mai più. Però almeno ci si provi. Forse non godremo più di tiranni-magnati come i Medici, i Montefeltro,  i Doria,  gli Estensi, gli Sforza; nè di papi e dogi magari corrotti eppure amanti delle arti e della cultura; e nè di quei  mercanti-viaggiatori-navigatori che hanno allargato gli orizzonti del mondo ‘scoprendo‘  l’Estremo Oriente e pure il Nuovo Mondo, ma potremmo  consolarci ( male che ci vada) con quanto riusciremo a salvaguardare e a ( ri)valorizzare. Senza però museificarci.

L’orgoglio del nostro passato, la fiducia nel nostro presente e uno slancio rinnovato verso il futuro. Dicevano una volta, che le lancette della civiltà ruotano verso Occidente. Ora sono nel Mondo Nuovo. Ma stanno già trasferendosi al di là del Pacifico. Per tornare, se la teoria è giusta, e magari in men che non si dica, di nuovo verso Occidente. Verso l’Europa ( per aiutarla a diventare nazione). Verso quel mare azzurro e caldo, protetto da tre Continenti, che ha tenuto a balia ( in momenti diversi) quanto s’è poi diffuso in quello che oggi si chiama ‘villaggio globale’.

Ro.Va.

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