Europa&Italia. I misteri del non accordo sul Bilancio Ue. Tra chi ci guadagna e chi si rimette.

Europa&Italia. I misteri del non accordo sul Bilancio Ue. Tra chi ci guadagna e chi si rimette.
Bilancio Ue 2

IL FATTO DL GIORNO. E ci risiamo! Nord contro Sud d’Europa, un po’ come Juve contro Napoli o Real contro Barca. L’importante è che, nonostante due guerricciuole ( con tant’altro dentro) che hanno devasta il Vecchio Continente, da queste parti, si continui a ‘ darsele sode‘, quasi che lo potessimo ancora fare mentre altri ( Usa, Cina, India) stanno allegramente prendendo il largo.

L’EUROPA E LA GERMANIA. Qualche tempo fa, in piena emergenza finanziaria, ce l’eravamo presa con la signora Merkel per certi suoi duri diktat ( soprattutto verso Spagna e Italia) , poi, in realtà, parzialmente rientrati con evidente beneficio per l’intera Ue. Adesso pregiudizi, rivalità, interessi ( di bottega), sono tornati ad emergere tanto che è saltato ( guarda un po’) l’accordo sul Bilancio dell’Unione. ” Nulla è compromesso” tranquillizza il nostro Marione, che se va avanti così dovrà assumersi i panni di Cavour e Bismarck contemporaneamente. Magari per spiegare ai polli starnazzanti di questa odierna Europa che ( prendendo a prestito una frase a noi nota)  ” o qui si fa l’Unione o qui si muore”.

MA PERCHE’ NON SI TROVA L’ACCORDO? La questione è semplice. Bisogna decidere quanto mettere nel forziere d’Europa. E poi quali fette ( ri) distribuire tra i vari Paesi membri. Le decisioni varranno per i prossimi sette anni ( 2020 incluso). E cosa devono deporre nel forziere i 27 Paesi membri? Beh, mille miliardi,tondi tondi, che in tempi di crisi non sono certo uno scherzetto di Halloween.

Intendiamoci il forziere non riempi solo attraverso il contributo in discussione, ma anche da una tassa su tutte le importazioni agricole da paesi extra Ue; ci sono poi una serie di dazi e di diritti anche sulle importazioni non agricole, sempre da nazioni extra Ue.
Il contributo dei 27 Paesi è fissato in misura proporzionale al Pil di ciascun Paese: all’inizio u stabilito l’1,15%, oggi l’1,24%. Per l’italia la parcella si traduce in un esborso di 12 miliardi ( di cui 9 vengono restituiti).
Fatto è che alcuni Paesi ci rimettono ( nel senso che, come l’Italia, non riscuotono quanto mettono) e altri che ci guadagnano ( nel senso che prendono più di quel che mettono). Tra i primi, oltre all’Italia, ci sono Olanda, Regno Unito, Germania, Finlandia, Svezia, Francia; tra i secondi Spagna, Portogallo, Grecia, Polonia e paesi dell’Est.

A questo punto gli inglesi ( con l’appoggio di olandesi, finlandesi e svedesi) giudicano i mille miliari una cifra eccessiva; e chiedono un taglio dei contributi. Camerono vorrebbe scendere sotto gli 800 miliardi. Del resto in Inghilterra il malumore anti Ue è ai livelli di guardia. E se questi si prospettano i giorni futuri, ad avere danni maggiori sarebbe il mondo agricolo.  Soprattutto il nostro, e quelli francese e spagnolo.

I MARGINI DI TRATTATIVA. Esistono margini di trattativa, mentre la decisione è stata spostata a febbraio?  E il prof. Mario Monti a rispondere a nome dei litiganti ” E’ una situazione già successa. La cosa non sorprende. C’è infatti sufficiente potenziale di convergenza tra i 27; possiamo cioè guardare con ottimismo ad un accordo sul bilancio per gli inizi del prossimo anno”. Si spera. Magari come in quelle tempeste … da bicchiere d’acqua.

Ro.Va.

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