Sport pulito. Alex Schwazer: ” Guardate fuori dall’Italia, dove all’antidoping non pensano!’.

Sport pulito. Alex Schwazer: ” Guardate fuori dall’Italia, dove all’antidoping non pensano!’.
Alex Schwazer

IL CASO SCHWAZER. Alex Schwazer, il marciatore,  ha rilasciato dichiarazioni che non possono passare inosservate. Ci occupiamo ( a modo nostro) di politica, di economia, di sport. Di politica ( per cercare di toglierle addosso la patina dell’egoismo), di economia ( per superare l’incertezza e l’angoscia che alimenta costantemente), di sport ( per conservare quel poco di pulito che sta depositato al fondo di ciascuno).
E appunto allo sport si rivolgono le ‘grida di dolore‘ lanciate dal giovane atleta altoatesino, già campione olimpionico, fidanzato di Carolina Kostner, e  squalificato quest’estate per una triste storia di doping. Lo hanno pedinato anche con l’ausilio dell’Interpol. E lo hanno smascherato in uno dei suoi via vai dall’Italia alla Turchia ( Antalia ?), senza che lui battesse ciglio per quanto di drammatico gli stava succedendo.
Il suo viso di giovane atleta ‘sconfitto’ ha fatto il giro del Mondo. Un Mondo, però, che ha mostrato ( come sempre accade) le solite orecchie da mercante. In fondo, alla vigilia delle mastodontiche olimpiade londinesi, appariva ingombrante il caso d’un ex medagliato che, per rimedagliarsi, aveva pensato di ricorre ad ‘aiuti estremi’. Lui, solo lui, ovviamente, e pochi altri, tra i tanti che giungevano da tutti i Continenti per illuminarsi d’oro alla luce della torcia  d’Olimpia.

IL MOSTRO INVINCIBILE. Alex è stato apprezzato per la sua ‘sincerità’; non altrettanto per quel che al fondo nascondevano i suoi occhi spenti. Alex è tornato sui quei momenti. Per giustificarsi? Per alleggerirsi la coscienza? Per salvare qualcun altro? O per far risalire una verità che pochi son pronti ad accettare, per mille ragioni opposte, tra moralismo, opportunismo, faciloneria? Alex ha detto che ” Il doping è una necessità per poter gareggiare al pari degli altri, per non sentirsi preso in giro, soprattutto al di fuori del nostro ( vituperato) Paese che ( contrariamente alla nomea che gli hanno appioppato) l’antidoping lo fa sul serio mentre altri ( non tutti) se lo sbattono in quel posto.

Ha fondamento il ‘grido di dolore’ di Alex? Certo non sono pochi i segnali che spingerebbero a dargli ragione. Tramite impressioni, certo, solo impressioni. Negli ultimi europei di calcio, in finale, una squadra volava e l’altra viaggiava col passo d’una lumachina; nell’ultima Olimpiade, una nazione che ( ad Atlanta) aveva vinto appena un oro ( e qualche briciola) è giunta  poco sotto a due giganti dello sport mondiale; nelle ultime gare di nuoto c’è chi ha folgorato gli altri con prestazioni sbalorditive per poi, riaffondare, poco dopo, nel più oscuro anonimato.
E chiudiamo l’elenco qui. Perchè abbiamo avuto notizia di alcuni casi di doping perfino nel gioco delle bocce o tra atleti paraolimpici. Sappiamo anche dell’attività della Wada, l’organismo antidoping Cio, ma è come una goccia in una mare in tempesta. Ai cancelli di qualche celebre squadra di calcio ( dicono) sia  stata perfino respinta.

COSA FARE? Certo, ne siamo consapevoli, non basta nutrire impressioni. Ci vogliono prove. Come quelle ( finalmente) emerse nei confronti di Armstrong. Un fenomeno, per sette Tour di fila, e poi ‘smascherat0′, quasi d’incanto, come se nessuno fino ad allora si fosse accorto di nulla.  Un amico mi apostrofava: ” Ma che sospetti hai ? Se c’è qualcosa d’irregolare  ( calcio, ciclismo, atletica etc) viene fuori, i controlli li fanno”.
Sì certo, ma  se vengono fuori com’è capitato ad Armstrong, tanto per citarne uno tra molti, pescati qua e là ( casualmente) nelle varie discipline praticate dalle innumerevoli Nazioni, l’amico dovrebbe perlomeno sostare un attimo e riflettere. Sette Tour, sette anni ( più altri sette) per comunicargli ( finalmente) che quelle ‘maglie gialle’ andavano restituite.

Perchè restituirle? Perchè ( si è scoperto, con comodo, che) era dopato.  Questo è l’antidoping? Allora, che Alex il marciatore abbia ragione? Passare dal grido di dolore all’incubo il passo è  breve. Ma  chi potrà essere in grado d’accettare una eventualità del genere? Dura da deglutire. E tuttavia  indispensabile per tutelare quel ( poco) di pulito che sta al fondo di ciascuno. Con  i nostri momenti più belli.

Ro.Va.

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