Governo Monti al capolinea. Alfano ‘ Chiusa questa fase’. Mentre Bersani raduna le sue truppe.

Governo Monti al capolinea. Alfano ‘ Chiusa questa fase’. Mentre Bersani raduna le sue truppe.
Alfano Monti Bersani

 

 

 

CRONACHE ITALIANE.Le cronache della politica narrano di partiti, gruppi, singoli che appaiono e scompaiono come i conigli dal cilindro di Silvan, a piacimento loro e a diletto dei ( potenziali) elettori. Vediamo qualche frammento.
” In una atmosfera incandescente – si leggeva uno o due giorni fa  - ha ottenuto il via libera alla Camera il decreto legge sui costi della politica nelle Regioni. Dopo lo strappo compiuto  dal Pdl nei confronti del Governo – astenendosi dal voto di fiducia in tutte e due le Camere – il provvedimento ha assunto una particolare rilevanza. Il via libera è giunto con 268 sì, 153 astenuti e un no. Infatti il decreto crescita era passato al Senato con 127 sì, mentre alla Camera il decreto sui costi della politica aveva incassato 281 sì, 77 no e 170 astenuti. Interessanti le dichiarazioni di voto (  trasmesse in diretta dal sito del Sole 24 ore). Tra queste quella, molto attesa, del  segretario del Pdl, Alfano espressa nel corso delle dichiarazioni di voto alla Camera.

BOTTA E RISPOSTA. ” Non abbiamo votato – ha detto Alfano – la sfiducia al Governo perché avremmo causato l’abisso dell’esercizio provvisorio. Vogliamo però concludere l’esperienza di questo esecutivo senza strappi perchè non vogliamo mandare le istituzioni e il Paese allo scatafascio».  Lo stesso Alfano ha poi  risposto a Bersani. «No Europa, no regole, no tasse, no comunisti? Una cosa Bersani l’ha azzeccata: no comunisti. E non perché crediamo mangino i bambini, ma perché lo immaginiamo in un quadro di regole contro il lavoro e le imprese.  Vorremmo che il Governo usasse le sue ultime settimane per rispettare un impegno assunto anche con noi: noi vorremmo che gli impegni in materia di giustizia fossero mantenuti”.
Risposta di Bersani, fresco vincitore ( non senza qualche velenoso acciacco polemico) su Renzi alle Primarie del Pd: «Noi abbiamo una parola sola e saremo leali e siamo pronti a esserlo fino alla fine della legislatura. Leali nel sostegno al governo e alle indicazioni del capo dello Stato. Ma non siamo ingenui e non ci mettiamo sulle spalle il peso della vostra propaganda. L’Imu non è la tassa di Monti, ma di Berlusconi e Tremonti”.

IL RITORNO DEL CAVALIERE.  Berlusconi di nuovo candidato contro il governo Monti? Sembra di sì. E su questo il Pdl si spacca in due, fra i pro e i contro. Molti sono quelli favorevoli al ritorno del Cavaliere in politica e felici della notizia che il partito di centrodestra ha lasciato la maggioranza. Altrettanti però sono i dissidenti come ad esempio Giorgia Meloni che fino all’ultimo aveva creduto nella possibilità di fare le primarie, proprio per questo la Meloni su Twitter ha commentato “Considero la ricandidatura di Berlusconi un errore. In ogni caso, decisioni come questa vanno discusse e prese negli organi competenti”.
La notizia della nuova candidatura di Berlusconi ha scatenato il fermento nel partito. Immediato il vertice a Palazzo Grazioli fra i big Pdl con Angelino Alfano in prima fila e i capigruppo di Camera e Senato, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri. Fuori dal luogo della riunione invece si è riunito un gruppetto di persone con bandiere e striscioni con la scritta Nuova Forza Italia che invitava l’ex premier a tornare in campo.

GLI ALTRI RAGGRUPPAMENTI. Rapporto al calor bianco tra Pdl e Pd, quindi, con la ‘mina vagante’ del ritorno in campo  del Cavaliere. Non entriamo nel merito delle decisioni. Restano libere. Semmai ci preoccupiamo di tastare il quadro al completo per vedere se, nel caso ( ormai certo) di elezioni politiche, ci sia la speranza di affidare il Paese ad un raggruppamento in grado di governarlo. Nonostante il Porcellum, che resta.

Al momento ‘distanze‘ varie sono ‘segnalate‘ sull’una e l’altra sposta, fatti salvi i ‘cani sciolti‘. Idv di Di Pietro dovrebbe stare con Bersani. Il Movimento5Stelle invece continua a navigare per conto proprio con al timone Peppe Grillo.  L’ Udc di Casini aspetta. E così Fini e via gli altri. Il problema resta quello che una volta entrati in una coalizioni siano poi in grado di restarci. Evitando di uscire, come più volte in passato, mettendo in crisi i governi lasciando ogni volta le cose incompiute. Con danni crescenti al Paese, che avrebbe invece necessità d’una guida salda e lungimirante. E se possibile ( perfino) super partes, come in quei momenti storici dove è necessario ‘unirsi‘ più che dividersi in accanite dispute ideologiche ( per quel che ormai restano), culturali e sociali, senza costrutto finale. Momti ha annunciato il suo ‘congedo’ a Borse chiuse. Il problema, però, è che quelle, da lunedì, riaprono.

IL SOGNO DELLA GOVERNABILITA’. Sarebbe (certo)  bello  disporre d’un altro Cavour, ma ( per favore) risparmiateci altri Rudinì, Pelloux, Seracco.

PASSATO E PRESENTE. La situazione che viviamo ai nostri giorni ci fa spesso navigare in zone dalle quali estrarre qualche elemento che possa chiarire un presente tanto ingarbugliato e ( per certi versi) deprimente. Le potenzialità ( e le ricchezze) dell’Italia sono enormi. Certamente oltre quello ‘striminzito’ Pil che ci colloca al sesto/settimo posto nelle economia del mondo. Ma benessere non significa pace. Almeno qui da noi, lungo uno stivale destinato ( alla faccia degli stereotipi) più a soffrire che ‘ a cantare sotto la luna con l’accompagno musicale d’ un mandolino‘. E qui basta mettersi a sfogliare le migliaia di pagine relateci dal passato.

E IL PASSATO CHE NON MUORE. All’alba del Trecento, nella lotta per il primato tra papato e impero, s’inserisce la Francia, che sotto la guida di Filippo il Bello, aspirava a  occupare lo spazio politico lasciato libero dagli Asburgo, imperatori più di nome che di fatto. Filippo il Bello cominciò a sfidare Bonifacio VIII, soppresse l’ordine dei Templari e portò la sede papale in terra francese. Il papa risposte, tra l’altro, Arrigo conte di Lussemburgo, eletto il 27 novembre 1308 re di Germania poi incoronato, il 6 gennaio 1309,  ad Aquisgrana.
Arrigo, tanto atteso da Dante, scese in Italia con la benedizione del Papa. Non si accontenta di regnare, vuole governare. Doveva ‘restaurare la giustizia e portare la pace‘. Ma qual era, in Italia, alla fine del primo decennio del Trecento, la giustizia?

” Per i Visconti, a Milano – elenca Cesare Marchi nel suo saggio ‘Dante’ – , erano ingiusti i Torriani che li avevano spogliati del potere e cacciati. Per Venezia, l’ingiustizia era tutta dalla parte della Chiesa, che voleva la sua umiliazione e la sua sconfitta. Per gli esuli ghibellini delle città guelfe dell’Italia settentrionale, ingiusti erano i crudeli concittadini che avevano loro chiuso in faccia le porte della patria. Per i Bianchi e i Ghibellini di Toscana ( come dante) , i traditori, i nemici, i persecutori erano i Neri, quelli che avevano pagato uno straniero per farsene strumento di vendetta, che avevano seguito Bonifacio VIII nei suoi folli disegni di distruzione della libertà fiorentina, che avevano scaldato con le loro passioni il germe della tirannide, Per i signorotti di Romagna, per i sudditi della Chiesa, per i fuoriusciti di Perugia, Todi, Spoleto, per quanti erano scontenti, gli umiliati, i cupidi di novità, cioè per legioni sterminate, giustizia significava abbattimento dei nemici, restaurazione di situazioni impossibili, capovolgimento di ordinamenti politici, persecuzioni, esilii novelli, nuovi tormenti e nuovi tormentati”.

Sostenere che questa sia una fotocopia del presente potrebbe risultare suggestivo ma non sarebbe esatto. Tutto scorre e il passato non si riproduce in fotocopia, semmai, conserva alcuni ‘germi ‘che fanno apparire i nostri passi diversi e simili a quelli compiuti da altri, in altre epoche.
E allora è sufficiente che ognuno rifacendosi alla propria singola esperienza prenda in mano i suoi tasselli e li vada a misurare con descritto nel ritaglio sopra.  I ‘germi’ della somiglianza sono impressionanti. Come quello, devastante, della visione di parte d’ogni problema. Rinunciando, spesso con feroce determinazione, ad un qualcosa di superiore che possa ‘mettere al sicuro‘  un po’tutti.
Che la gran parte della gente sia disorientata  è abbastanza chiaro. In Sicilia, poco tempo fa, è andato al voto un 45% circa della popolazione. A Genova, per le amministrative, si era arrivati al 42% circa. Più che segnali, queste sono ‘urla che rimbombano quanto il tuono, che resta sempre annuncio di tempesta ‘. La politica finge ( spaventata) di curarsene, ma ( nei fatti) tira avanti per le strade sue.

Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave senza nocchiere in gran tempesta,
non donna di provincia, ma bordello!”

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