‘Made in Rimini 2012′ a Giordano Emendatori. Stefano Vitali: ‘Un anno incancellabile’.

‘Made in Rimini 2012′ a Giordano Emendatori. Stefano Vitali: ‘Un anno incancellabile’.
Emendatori, foto di repertorio

RIMINI. Trasmettiamo di seguito la traccia dell’intervento che il Presidente della Provincia di Rimini, Stefano Vitali, ha tenuto durante la cerimonia di consegna del premio ‘Made in Rimini’ 2012, anche quest’anno abbinata al tradizionale saluto di fine anno insieme al Prefetto di Rimini, Dottor Claudio Palomba.

“Buonasera a tutti, e grazie per avere accettato l’invito del Signor Prefetto e mio. Questo sarà, in buona sostanza, un discorso di ringraziamento. Grazie al nostro ‘Made in Rimini 2012’ Giordano Emendatori, imprenditore che esporta ogni giorno con la sua Mec 3 la creatività riminese nel mondo. Grazie al Dottor Claudio Palomba, anche e soprattutto per la determinazione messa dal giorno stesso in cui è arrivato in Prefettura nella difesa del nostro territorio. Grazie alle famiglie Aureli e Gemmani, che ci hanno consentito di tenere il saluto di fine anno in un contesto anomalo rispetto ai consueti canoni istituzionali ma significativo per porre simbolicamente al centro di ogni discorso sul presente e il futuro di quest’area il tema dell’occupazione. Grazie ai dipendenti della Provincia e, per estensione, a tutti i lavoratori che, con la loro opera, hanno consentito di traghettare in porto la scialuppa Rimini nel mentre di una tempesta lunga un anno.

Potremmo allora iniziare da qui, dal lavoro. Non prima però di avere ribadito come il 2012 sia stato un anno davvero incancellabile. Non è per niente facile ricordare un evento positivo accaduto negli ultimi 12 mesi. Tra crisi economica, carico fiscale da primato a fronte di squilibrio fiscale da record, persone che ci hanno lasciato e perfino eventi metereologici nefasti, non consolerà più di tanto il quarto posto per qualità della vita che ‘Il Sole 24 Ore’ ha consegnato pochi giorni fa al territorio riminese.

Qualche numero a incardinare l’anno che si va esaurendo per il territorio riminese: 6 milioni abbondanti di ore di cassa integrazione ordinaria e straordinaria nel periodo gennaio/settembre; una proiezione sull’anno che si attesta sui 10 milioni di ore; una variazione percentuale in crescita del + 23 per cento sugli stessi ammortizzatori rispetto al 2011; un tasso di disoccupazione per i giovani sotto ai 25 anni che sfiora mil 25 per cento; i 31 tavoli ufficiali di crisi occupazionali, aperti da settembre 2011 a settembre 2012; un incremento apparente delle assunzioni a cui però corrisponde una riduzione tendenziale della durata dei contratti.

Cifre, appunto. Dietro le quali stanno anche parole. Quelle di un genitore senza lavoro, riportate pochi giorni fa da organi d’informazione locali: “Sono ormai 2 anni che non percepisco stipendio, sono padre di 2 bambine e ho quasi 40 anni…Sono arrivato a non poter più permettermi nulla, per me ma neanche per le mie bimbe…Vivo giornate umilianti, mi rendo conto che una seconda possibilità non te la da nessuno”. Quelle di un piccolo imprenditore riccionese, giunte poche ore fa sulla mail di un nostro assessore: “ci stanno costringendo a chiudere tutti, ci stanno massacrando in tutti i sensi, non vogliono più che si lavori, si viene trattati peggio dei delinquenti…..penso se sia giusto che a 60 anni e 43 di onorato e onesto lavoro si venga umiliati in questo modo……”.

Al di là delle ideologie, antiche e nuove, al netto delle divisioni alimentate strumentalmente, resta il fatto che quei numeri e quelle frasi formulino l’esatta diagnosi di un malessere e, contemporaneamente, ne forniscono una credibile cura: se il lavoratore e l’imprenditore alzano contemporaneamente le braccia in segno di resa significa che entrambi si trovano di fronte lo stesso bivio e dunque la ragione dovrebbe portarli a considerarsi compagni di viaggio piuttosto che antagonisti o peggio nemici. Compagni di un viaggio che ha a che fare con il sostentamento di se e della propria famiglia, ma soprattutto con la propria dignità di persone. Si può quasi sentire il rimbombo di quel macigno verbale ‘vivo giornate umilianti..’. E’ un tonfo che risuona forte in un ambiente come questo, dove ogni giorno ci si rimbocca le maniche e si mettono in funzione le macchine.

Certo, la particolare strutturazione del nostro tessuto socioeconomico, incardinato sulla piccola e media impresa, e la tenace capacità di stringere i denti specie nei momenti critici dei riminesi ha consentito finora di resistere meglio di altri territori. Ne è un po’ prova del nove la lusinghiera tenuta, in termini di arrivi e presenze, del nostro sistema turistico. Se i concorrenti affondano o arrancano, i numeri regalano alla provincia di Rimini un incontestabile primato nazionale per capacità di accoglienza. Flusso numerico non è sinonimo di proporzionalità dei consumi, ma sicuramente si consolida l’indice attrattivo della nostra Riviera e del nostro meraviglioso entroterra. Possiamo tirare un sospiro di sollievo? No. L’impressione infatti è che tutto questo sia giunto grazie a uno sforzo estremo e difficilmente replicabile; ormai poco più di un sottile diaframma separi l’apparente tranquillità da una crisi feroce e estesa a piani e ceti impensabili sino a un anno fa. Il Paese, nel suo insieme, continua a guardarsi alle spalle, non riuscendo a superare pigrizie, schematismi sorpassati, servaggio a lobby senza tempo e senza pudore, banalizzazioni di problemi, rifugio nella ricerca del capro espiatorio piuttosto che nella responsabilità. In direzione esattamente opposta alle tante (troppe) parole spese, nell’anno terzo di una crisi economica e di fiducia terribile, in ogni angolo d’Italia ha prevalso la paura. Il nuovo, qui e altrove, fa paura. Ma in ogni tempo e in ogni luogo, non si è mai usciti più forti da congiunture negative con la chiusura, la restaurazione, la blindatura di situazioni diseconomiche e opache. Al contrario, ci si è risollevati aprendo le porte, cambiando le regole, allargando gli angusti recinti del protezionismo. Non può essere il ‘ciò che si perde’ l’unico elemento che fonda le nostre scelte. E con nostre intendo innanzitutto di noi che abbiamo accettato consapevolmente l’onore e l’onere di un ruolo di rappresentanza civica.

Prendiamo gli Enti locali. E’ chiaro che nessuna Regione o nessuna Provincia o nessun Comune abbia più la materiale possibilità di garantire al territorio gli stessi investimenti di 5 anni fa. Prendo come esempio proprio la Provincia di Rimini: i tagli selvaggi ai trasferimenti hanno ridotto di tre volte in due anni la nostra capacità d’investimento; nel 2012 siamo stati costretti a decrementare la nostra partecipazione societaria a una decina di organismi e istituzioni che, piccolo o grande, un ruolo nella crescita del territorio lo avevano e lo hanno. La leva keynesiana della robusta iniezione di lavori pubblici è, allo stato attuale, poco più che una pia illusione. In compenso, gli stessi Enti territoriali sono stati trasformati in gabellieri per conto dello Stato: IMU e la prossima nascitura Tares in testa. Nel mezzo, la sistematica opera culturale di delegittimazione del ruolo dell’Istituzione locale da parte di un neocentralismo arrogante che, in barba a ogni discorso di efficienza e modernità, ‘salva’ i bilanci tagliando linearmente presidi di sicurezza, posti letto d’ospedale, trasporto pubblico. Stretti in questa tenaglia cosa possono fare gli Enti che agiscono sul territorio? Comunque molto. E non nella classica direzione del supporto in risorse economiche, ormai poco più di un vicolo cieco. Tra pochi giorni, presenteremo come Provincia di Rimini uno screening ‘sul campo’ di quella che qualcuno mi ha suggerito chiamare ‘macchina del male’. Di che si tratta? Di un combinato disposto di normative, regolamenti, competenze, deleghe, disposizioni, assunte e prese da diversi soggetti che l’intento singolo della ‘best practice’, che alla prova dei fatti determinano una paralisi totale di ogni procedimento, specie aziendale, con i conseguenti, intuibili effetti sul fronte della concorrenzialità e dell’occupazione delle nostre imprese.

Mi limito a un semplice caso di scuola. Mi scuso preventivamente se mi addentro in qualche tecnicismo di troppo.

Allorché si debba rilasciare un’autorizzazione od un permesso che preveda un parere da parte di più enti, invece di costringere l’ignaro cittadino a peregrinare nei vari uffici, lo si invita a presentare la domanda ad un ente capofila. Il procedimento si attiva attraverso la convocazione di una conferenza dei servizi. Alla conferenza sono chiamati, di prassi, a partecipare e ad esprimersi circa 36 enti. Supponiamo che la titolarità del procedimento sia in capo alla Provincia di Rimini. In questo caso partecipano e debbono esprimersi: tutti i comuni interessati; Arpa (Agenzia regionale per l’ambiente); ASL; Autorità di bacino per i fiumi e le acque; le diverse forze armate per verificare che non ci siano interferenze con reti ed infrastrutture esistenti; la Sovrintendenza alle Belle arti e al Paesaggio; il Ministero delle attività produttive, nel caso di autorizzazioni e concessioni che riguardano incentivi e contributi; e poi ancora tutti gli organismi o società che hanno infrastrutture in una determinata porzione del nostro territorio (ferrovie, compagnie telefoniche, reti gas). L’impresa che avvia un procedimento di questo tipo deve consegnare tutto il materiale all’ente capofila, anche in formato digitale e ciò per evitare la circolazione e lo spreco della carta.

La pratica va protocollata e quindi almeno una copia cartacea ci vuole. Ma non basta: alcuni enti non vogliono il formato digitale, o perché non hanno i programmi adatti a leggere certi tipi di file, oppure non hanno stampanti adatte per stampare carte e mappe di grandi dimensioni. Quindi si ritorna al cartaceo. La certezza dei tempi, 90 giorni, viene puntualmente inficiata, dal fatto che la richiesta di documentazione integrativa, sospende, almeno per una volta, la decorrenza dei termini. Infine è vero che il soggetto capofila trascorsi i 90 giorni deve comunque procedere, ma chi si assumerà la responsabilità di concedere un permesso a costruire senza aver ricevuto il nulla osta della Sovrintendenza? Se il parere arrivasse fuori termine, ma fosse negativo? Si avvierebbe un conflitto tra enti, con possibilità di ricorsi e lo stesso soggetto autorizzato vedrebbe la sua opera a rischio di demolizione, magari a cinque o dieci anni di distanza dalla costruzione stessa.

E questa è solo una delle storie di ordinaria burocrazia che vengono accettate ogni giorno come ‘normali’. Un prezzo sopportabile alla democrazia? Semmai un irritante monumento all’inefficienza.

La Provincia di Rimini presenterà nel 2013 al nuovo Governo e alla Regione una proposta dettagliata sullo sfrondamento di una serie di normative che bloccano chi vuole fare impresa e dunque crea lavoro. Non mi sento di promettere investimenti fuori dall’ordinario, perché consapevole di dire una mezza bugia. Ma il nostro ‘anno che verrà’ si caratterizzerà per un’attività tutta rivolta alla semplificazione che rende il nostro Paese più moderno. Attenzione, meno regole non significa deregulation selvaggia. Sosterremo ogni sburocratizzazione che porta rapidità nelle decisioni, trasparenza nei percorsi, aperta concorrenza, libero mercato, equa protezione sociale. Combatteremo ogni regola, da qualunque parte essa provenga, che porta a protezionismi anacronistici, cultura della rendita, inusitati privilegi per pochi, intollerabile sperequazione di ricchezza e di doveri. Indosseremo la stessa corazza per la difesa dei valori e delle eccellenze del nostro territorio. Non riporremo le armi nella battaglia contro l’intollerabile livello di evasione fiscale e lavoro nero che caratterizzano il nostro territorio, e che a ogni ora di ogni giorno di ogni anno ruba risorse preziose a una comunità che, finché non saprà almeno rigettare culturalmente questo fenomeno, rimarrà di fatto un’anatra zoppa.

Ho qui accanto il Prefetto, Dottor Palomba, il quale sino a ieri ha svolto un lavoro eccezionale e oltre le sue prerogative di uomo dello Stato per tutelare la sicurezza e in definitiva la peculiarità di un’area come quella riminese, la cui centralità e peso non possono essere misurati con il metro del ‘numero di abitanti’. Su questo, credo di potermi impegnare in sintonia con il Prefetto affinché qualunque ipotesi di riordino istituzionale venga prossimamente avanzata non penalizzi Rimini non tanto su questioni minori e folkloristiche ma sulla sanità, su scuola e università, sui trasporti, sul turismo, sulla logistica a sostegno del nostro sistema turistico e imprenditoriale. Quello che ci siamo conquistati e pagati con i nostri soldi dall’istituzione della Provincia, senza alcun aiuto o sostegno da uno Stato più distratto che assente, non vi verrà tolto nel nome di alcuna ‘ragion di Stato’.

Avevo detto all’inizio che questo sarebbe stato un discorso di ringraziamento. E, nonostante il fatto che nel 2013 le nubi della crisi economica difficilmente si diraderanno anche sul nostro territorio, voglio sottolineare come già quest’anno sono stati diversi i germogli che potranno fiorire nei prossimi mesi. C’è, da parte degli amministratori riminesi, la consapevolezza piena che si debba voltare le spalle a un uso compulsivo del bene territorio e nascono nuovi visioni per uno sviluppo più in linea con il valore dell’equilibrio; c’è un approccio più pragmatico alla cosa pubblica che cerca di ritessere il rapporto tra politica e civismo; ci sono grandi opere, penso alla terza corsia dell’autostrada, che dopo decenni di attesa, sono ormai pronte a fungere da supporto alla competitività del nostro sistema turistico; c’è un particolare genetliaco di Federico Fellini che tutta la comunità riminese ha il dovere di onorare al meglio e senza retro pensieri. D’altro canto ci sono le difficoltà dell’aeroporto, struttura fondamentale e necessaria alle nostre potenzialità e ambizioni, che nelle prossime settimane si giocherà il proprio destino in una partita delicata e complessa. Ci sono le difficoltà che vivono altri investimenti, anch’essi attesi, causa scarsità di soldi e gineprai burocratici; c’è la constatazione, amara, che alcuni riflessi pavloviani che portano casta e caste a frettolose autoassoluzioni per i devastanti guasti causati a cittadini, imprese e risparmiatori sono tutto tranne che retaggio del passato.

Ombre e luci che andranno a comporre tra pochi giorni uno scenario complesso, ma non depressivo. Siamo lì, come tanti altri territori, ma questo non significa essere fermi. Per questo, e in definitiva, il mio ringraziamento va a chi vive, abita, opera a favore del nostro territorio e ai tanti che lo hanno fatto fino a ieri. Penso ad esempio a Luciano Chicchi, al suo ruolo nel condurre nel porto riminese l’Università.

In questo senso non suoni retorico o fuori registro un celebre slogan pubblicitario di un grande riminese, anch’esso scomparso in questo indimenticabile 2012. ‘L’ottimismo vola’, affermava Tonino Guerra. Magari a bassa quota, fragile, ma proviamo a lasciarlo libero in aria quell’ottimismo nell’anno che verrà. Sperando che con il suo volo possa dare anche un piccolo aiuto ai padri disperati affinché ritrovino lavoro e fiducia e agli imprenditori in ginocchio in modo che sappiano rialzarsi”
Grazie

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