Emilia Romagna. Che fine faranno le Province romagnole? Una serata a tema.

Emilia Romagna. Che fine faranno le Province romagnole? Una serata a tema.
da sinistra Massimo Bulbi, Sara Santoro Bianchi e Paolo Lucchi

FORLI’-CESENA. Che fine faranno le Province romagnole dopo che il Governo ha rimandato l’attuazione della riforma a gennaio del 2014? Per trattare, tra l’altro, di questo scottante quanto dibattuto tema la scorsa settimana, presso l’Hotel Casali, il Rotary Club Cesena, presieduto dalla prof.ssa Sara Santoro Bianchi, ha invitato come relatore il presidente della Provincia di Forlì-Cesena Massimo Bulbi ed il sindaco di Cesena Paolo Lucchi.

PROVINCE. “Ormai – ha spiegato Massimo Bulbi – questo processo di riorganizzazione delle Province italiane è, a mio avviso, irreversibile. Si tratta solo di aspettare il 2014 perché qualsiasi forza politica che salirà al Governo del Paese non potrà fare più marcia indietro. Certo la scelta della razionalizzazione delle Province italiane non è un’operazione semplice e va fatta con molta attenzione perché, come accade ad esempio in Emilia Romagna, coinvolge settori quali la sicurezza con il riordino delle Questure, i Tribunali e tutte quelle deleghe in materia di edilizia, istruzione, ambiente, agricoltura, ecc che la nostra Regione ha, nel tempo, passato alle Province emiliano-romagnole”.

COMUNI. Ma il processo di riordino non riguarda solo le Province. “Il Comune di Cesena – ha detto Paolo Lucchi – è consapevole che bisogna sempre più razionalizzare le spese e mettere in comune i servizi. Così, in accordo con i comuni limitrofi, si andrà ad esempio a creare sinergie, come già si sta facendo da anni, nel campo sanitario con il rafforzamento dell’Area Vasta Romagna che andrà a rafforzare le specificità dei territori, per Cesena il Trauma Center, nell’interesse del cittadino così che quest’ultimo possa continuare a trovare, a pochi chilometri da casa, lo specialista migliore cosa che non sarebbe più possibile mantenere se le singole Ausl volessero proseguire ad occuparsi di tutte le specializzazioni mediche. Integrazione di servizi – ha proseguito Lucchi – che coinvolgeranno anche l’operatività dei comuni come la realizzazione di una gestione centralizzata dell’anagrafe e di servizi quali, ad esempio, la Polizia Municipale”. Sia dalle parole di Bulbi che da quelle di Lucchi emerge la prospettiva di un futuro sempre più di “comunione” consapevoli, come siamo, che l’unione fa la forza e la razionalizzazione dei servizi ne diminuirà i costi. L’importante è però che al centro rimangano gli interessi dei cittadini tutti e non solo di quelli che si trovano vicino alle varie ‘centrali decisionali’. Una rassicurazione questa che è venuta proprio dal sindaco Lucchi che ha espresso, tra l’altro, contrariamente a diversi esponenti del suo stesso schieramento politico, la necessità di mantenere ancora i nostri piccoli comuni, presidi della rappresentanza democratica , mettendo in comune, tra loro e con i comuni più grandi come Cesena, solo i servizi per una maggiore qualità ed efficienza nell’interesse di tutti i cittadini.

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