La civiltà del Natale. Attorno al presepe, per rinnovare il ‘ mistero’ che ha sconvolto il Mondo.

La civiltà del Natale. Attorno al presepe, per rinnovare il ‘ mistero’ che ha sconvolto il Mondo.
Presepe in famiglia 2003

IL  PRESEPE. Francesco d’Assisi, la notte del 24 dicembre 1223, realizzò a Greccio una sacra rappresentazione della Natività. Aveva posto in scena il Vangelo di Luca – che parla di Maria e Giuseppe, di un bimbo appena nato deposto nella mangiatoia, di angeli e di pastori – ma anche quello di Matteo, che aveva alla scena aggiunto i re Magi partiti dal più remoto Oriente.
Francesco s’era attivato per tempo. “ Circa due settimane prima della festa della Natività – infatti – il Santo chiamò a sé un uomo di nome Giovanni e gli disse: ‘Prepara quanto ti dico perché vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie ad un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra un bue e un asinello”. La rappresentazione del ‘poverello’ d’Assisi catturò l’attenzione del mondo. E sono in tanti, da allora, in ogni parte del Pianeta, che ( a partire dall’ 8/9 dicembre) iniziano i preparativi predisponendo un contesto scenografico che solo la notte del 24 si completa con la ‘deposizione’ del Fanciullo secondo quanto Francesco aveva insegnato.

Al racconto della notte della Natività s’è interessata l’arte. E’ del 1283 che fu realizzato da Arnolfo di Cambio su richiesta di papa Onorio IV il primo presepio con personaggi scolpiti nel marmo, anche se staccati tra loro e disposti a semicerchio attorno al Bambino. Alla Natività si sono interessati i grandi e i papi, come papa Wojtyla, che non rifiutava di porre accanto al presepe anche l’albero. Un piccolo presepe ed un alberello gli venivano allestiti ( ogni anno) dalla suore polacche nella stanza da pranzo del suo appartamento vaticano.
Per papa Wojtyla non ‘ c’era Natale senza presepe e albero’. Due simboli ( per lui) solo apparentemente antagonisti. Visto che per qualche secolo l’uno ha trovato accoglienza ( prevalente) nei paesi cattolici, l’altro in quelli protestanti; e inoltre, in tempi più recenti, ( il primo) in ambienti conservatori e ( il secondo) in quelli laici. Conservatori e laici, divisioni solo artificiose, perché la sostanza resta la celebrazione d’un evento che ha
sconvolto’ il mondo. Quello conta. Visto che, piaccia o non piaccia, in quella notte è nato un altro uomo. Il pericolo, oggi, è che quell’evento non venga stravolto. Magari svilito. Soprattutto “ da quei presepi post-moderni, con tralicci e parabole tv, carri armati e filo spinato, le kefià e le kipà” sparsi ormai dovunque. E trasformati come sono in tante allegorie, spesso astruse, contradditorie, senza anima.

IL VECCHIO PRESEPE COL MUSCHIO. Fortuna vuole che ancora per molti il presepe sia quello di Francesco. Con la capanna, il muschio, il fieno, i due genitori amorevolmente raccolti attorno alla loro creatura, il bue e l’asinello; e i primi pastori accorsi trafelati al richiamo degli angeli di luce nella notte del grande mistero.
Quando arrivavano i primi sentori della festa, in paese, ci si organizzava per la raccolta del muschio. Che bisognava andar a raccogliere al di là del fiume. In due o tre. E tra questi ( per sicurezza) sempre un adulto. Oltrepassando la passerella traballante d’asse di legno che sfidava il fiume ( allora sempre) in piena. Quel posto era chiamato la ‘ machia dla Bigòta’ , per via d’una storia densa di contorni raccapriccianti.
Se si aveva una qualche esperienza, e buone mani, non era difficile scovare le vaporose e profumate ‘lande’ di muschio fresco. Riempiti uno o due cestelli, praticamente quanto bastava, si poteva tornare velocemente verso casa. Perché di solito, come ammoniva lo zio, l’aria era pronta a cospargere in un attimo il suo carico di neve. Senza preavvisi. E anche silenziosamente e con una dolcezza ( apparentemente) innocua. Fatto è che te la trovavi già alta al vecchio mulino di Tafoni, prima d’imboccare la salita che in due o trecento metri t’avrebbe riportato ( al sicuro) sulla piazza Grande. Allestito il presepe, chi ce la faceva, verso mezzanotte, risaliva la Greppa della chiesa. Che poteva anche essere l’unico edificio illuminato. Spesso appena distinguibile nel buio ovattato imposto dalla neve che continuava a cadere, fitta fitta.

 

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