Emilia Romagna. Vasco Errani: ‘Il coraggio della nostra comunità’ in questo difficile anno.

Emilia Romagna. Vasco Errani: ‘Il coraggio della nostra comunità’ in questo difficile anno.
Vasco Errani, foto di repertorio

EMILIA ROMAGNA.Il coraggio della nostra comunità“: è il titolo del corsivo del presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, pubblicato sul suo sito. Di seguito il testo:

“Il 2012 che si conclude è stato per tutti noi un anno veramente difficile, sotto tanti punti di vista. Sono stati i mesi del terremoto, di una crisi economica pesantissima e di un enorme problema riguardante il lavoro, anche in questa regione, soprattutto per le donne e i giovani. E molte difficoltà persistono, per tante persone che devono fare i conti con l’occupazione e per famiglie e imprese impegnate nella complessa ricostruzione post sisma.
Ma sono certo che col nostro lavoro abbiamo dato una prova importante, abbiamo dimostrato come qui sia prevalso il concetto essenziale di comunità, che poi altro non è che sinonimo di solidarietà, al di là di ogni schieramento.
Protagonisti quotidiani di questa impresa, nelle zone colpite dal sisma sono stati anche i rappresentanti delle istituzioni, dai sindaci a quanti durante questi mesi hanno lavorato senza tregua, fin da subito, e che adesso stanno affrontando con serietà la grande sfida della rinascita. A essi va un giusto riconoscimento per aver saputo interpretare il proprio impegno pubblico nel senso più nobile del termine, in un periodo non certo facile per il ruolo di un amministratore, che si trova a fare i conti con difficoltà senza precedenti. Noi possiamo e dobbiamo essere orgogliosi di questo impegno.
Ora vogliamo ricostruire, oltre alle scuole e alle case, i nostri centri storici e le chiese, i monumenti e la nostra economia. Ci vorrà ancora tempo ma la capacità di reazione dimostrata è qualcosa di straordinario: noi tutti dobbiamo accompagnarla adeguatamente, mettendo in primo piano la trasparenza e l’equità. Continuando ad affrontare questo percorso con coraggio”.

www.presidenterrani.it

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1 Commento

  • Alessandro

    Caro Presidente della regione, torni a Mirandola per dare un’occhiata. Mi dica se dalla sua ultima visita in giugno (ricordo bene, c’ero anche io alle piscine comunali) ad oggi qui può dire che si riespiri aria di ricostruzione. Le dirò: io un cambimaneto nell’aria l’ho sentito. Sa però quando? Tre giorni dopo la scossa del 20 di maggio, quando le fabbriche erano crollate e l’aria è sembrata subito più salubre. L’ho sentita quando di fronte all’emergenza la gente si è distratta dalle televisioni e dalle solite distrazioni di massa per fermarsi a parlare, a chiedere, a vivere normalmente. Poi l’emergenza è rientrata (quanti però in casa ancora adesso non ci possono più “rientrare!?”) e tutti si sono concentrati nuovamente sulla crisi, il lavoro, lo spread, il calcio, Beppe Grillo, Berlusconi… Caro presidente della regione, torni a Mirandola. Non si ricorda forse che questa è anche la casa di Giovanni Pico? Il Pico della Mirandola conosciuto in tutto il mondo, primo umanista della storia, il fondatore stesso dell’Umanesimo. Lo sa che qui da noi è chiamato L’Araba Fenice, animale mitologico che si dice risorgesse dalle sue ceneri? Noi mirandolesi non potevamo sperare in una metafora più azzeccata! Qui però non si tratta di ricostruire case, fabbriche e chiese, ma di ridare vita ad una cultura, ad una civilità del pensiero. Gli edifici che celebrano la nostra identità sono solo una conseguenza del nostro modo di pensare. Giovanni Pico è invece un simbolo che alcun terremoto potrà demolire, perché il suo pensiero è la base della cultura a cui noi apparteniamo. Per questo sono orgoglioso di essere emiliano e mirandolese. Purtroppo lo sono meno se guardo ai fatti concreti. Non è rimasto niente di questa importantissima eredità culturale e per cultura io non intendo certo tortellini e zampone. Siamo tutti iper-nutriti… Caro presidente della regione concludo: ascolti i consigli di chi sa risorgere dalle proprie ceneri, ascolti l’Araba Fenice. Riparta dalla cultura.

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