Anno nuovo, uomo nuovo, società nuova. La vita è nostra.

Anno nuovo, uomo nuovo, società nuova. La vita è nostra.
Giardino

“Un mio insegnante era un uomo molto intelligente. Un giorno portò un ammasso di pezzettini di carta – aveva tagliato la mappa del mondo intero in tantissime piccole parti – li mise sul tavolo e chiese se qualcuno era in grado di ricostruire la mappa. Molti ci provarono, senza riuscirci. Solo un ragazzo, vedendo che tutti gli altri avevano fallito, ne girò uno… e poi li girò tutti, scoprendo che dall’altra parte era disegnata la figura di un uomo.

Ricostruì quella figura – cosa facilissima – e trovò la soluzione.
Forse la stessa cosa è vera per ciò che riguarda il mondo reale… se riusciamo a ricomporre l’uomo, ricomporremo il mondo. Se riusciamo a far ritrovare all’uomo il silenzio – in pace e in amore – le nazioni scompariranno, le guerre scompariranno, tutta quella sporca politica scomparirà“. (OSHO “Beyond Psychology” )

Questa osservazione di Osho mi è rimasta impressa forse più di altre, perchè è chiara, e contiene una dimostrazione pratica: la mappa del mondo paragonata al corpo umano. Va al nocciolo della questione: per cambiare la società, occorre partire da se stessi. Un concetto semplice, universalmente accettato ma quasi mai messo in pratica. Ovunque siamo circondati da persone che danno la colpa agli altri per le proprie sventure, e un pochino, lo facciamo anche noi, o no?
Ci prendiamo veramente la responsabilità della nostra esistenza, con tutto il suo carico di piaceri e di problemi? Ci siamo mai resi conto di quanto ci viene facile – direi automatico – puntare il dito verso gli altri? Questo “altri” può essere un parente, un amico, il datore di lavoro, il collega, la società tutta, la finanza, il governo, le multinazionali.

E’ giusto suonare il campanello di allarme quando dominano le ingiustizie e le iniquità, e sappiamo bene di come il mondo ne sia intriso, ma contemporaneamente sarebbe il caso di fare anche il movimento inverso, cioè girare il dito verso di sé. Nell’articolo che ho scritto in occasione del Natale, ponevo l’accento sulla necessità che chi siede nelle poltrone del potere, dia l’esempio con il proprio retto comportamento. Questo però non esime tutti noi dal fare la stessa cosa, prima di tutto verso noi stessi. Siamo “retti” verso la nostra esistenza, non riempiamola di pesi inutili come l’odio, l’autocommiserazione o il desiderio di vendetta. A chi giovano?
Osserviamoci allo specchio, non solo per truccarci o per metterci la brillantina nei capelli, o il dopobarba, ma per guardarci dentro. Diventare specchio di se stessi in ogni momento potrebbe fare molto. Se ognuno girasse questa superficie riflettente verso di sé, non ci sarebbe più bisogno di controllare gli altri, anzi, ciò non avrebbe più alcun senso. E  a dir la verità ciò non ha senso nemmeno ora, e soprattutto non è utile.

In un periodo di crisi come questo,  quando la massa è sottoposta a pressioni di ogni genere, economiche e sociali, è il singolo che può coltivare il proprio riscatto. La singola personalità spicca di luce nelle nebbia della moltitudine. Non sto dicendo che ognuno deve pensare per sé chiuso nel suo giardino, ma che deve partire da sé, e poi “contagiare” gli altri con un amore per la vita autentico, al di sopra di pregiudizi, giudizi e accuse.
Proprio ora, quando nessuna “bandiera” sembra rappresentarci, è il momento di non averne nessuna. Solo con una mente libera e un cuore aperto a 360 gradi si può permettere alla propria vita, e quindi a quella degli altri, di fare un balzo in avanti, in una società migliore. Guardiamoci dentro e scopriremo che ci sono piccole cose da fare, piccoli passi da compiere, che possiamo fare da soli, subito. Magari cose che abbiamo sempre rimandato, atteggiamenti o azioni che abbiamo sempre ritenuto sconvenienti, pur considerandoli giusti nel fondo del cuore. Questo è il momento di seguire l’intuizione, il sentire, non di farsi trascinare da paure e desideri di vendetta verso chi, ipoteticamente, sta rovinando la nostra vita. Nessuno può farlo, nessuno ha questo potere, ognuno, se vuole, ha in mano la propria esistenza.

Più facile a dirsi che a farsi, obietterà qualcuno, ma intanto se iniziamo a dirlo è già qualcosa.
Con questa osservazione-provocazione, voglio chiudere il 2012 e iniziare questo nuovo anno. Auguro a tutti noi di riuscire a riconoscere e a sentire veramente ciò che abbiamo in corpo: la vita.

Buon anno e buona vita

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2 Commenti

  • Rodolfo Garattoni

    Brava Miriam, parole Sante, credo che in questo mondo dove non si capisce più quale sia la strada giusta da percorrere, è importante fermarsi a pensare alle cose che veramente contano e ti permettono di guardare la vita con positività. Stò parlando di Famiglia, di Educazione, di rispetto del prossimo e delle cose che appartengono a tutii e di Fede Cristiana.
    Dodo

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