Grandi italiane. Si è spenta Rita Levi di Montalcini, 103 anni, quasi tutti spesi nel nome della Scienza.

Grandi italiane. Si è spenta Rita Levi di Montalcini, 103 anni, quasi tutti spesi nel nome della Scienza.
Rita Levi di Montalcini in Senato

GRANDI ITALIANI& ITALIANE. Era nata a Torino il 22 aprile del 1909. Abitava a Roma, in via di Villa Massimo. Dicevano che oramai era ( quasi) cieca e (anche)  sorda. I familiari dicono che ancora sabato scorso era intenta a studiare. Si è spenta, quindi, serenamente, all’età di 103 Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la medicina nel 1986.

” La mia vita è stata ricca di ottime relazioni umane ( tra l’altro studiò con Dulbecco e Luria, anche loro premi Nobel). Non ho mai esperimentato cosa volesse dire la solitudine”.  Si professava atea. ” Invidio – diceva - chi ha la fede. Io non credo in Dio. Non posso credere in un Dio che ci premia e ci punisce, un Dio che ci vuole tenere nelle sue mani. Ognuno di noi può diventare un santo o un bandito, ma ciò dipende dai primi tre anni di vita, non da Dio. Secondo l’epigenetica, una scienza che esprime il risultato del dialogo che si instaura tra i nostri geni e l’ambiente famigliare e sociale nel quale cresciamo”.

LA VITA. Torinese di nascita, apparteneva ad una famiglia borghese d’origine ebraica. Il cognome glielo lasciò la madre, un pittrice, mentre il padre, un ingegnere elettronico, era tipo molto duro e comunque capace d’incidere profondamente nella psicologia della giovane. Quando Rita aveva tre anni espresse il desiderio di possedere  un cappellino, che al padre non piacque e glielo buttò via. In quel momento la bimba decise che non si sarebbe più sposata e che  non avrebbe mai avuto figli. Una storia ( oggi) incredibile, ma che lei stessa raccontò più d’una volta giurando che era vera. Sempre il padre, non voleva che Rita si iscrivesse all’Università. Poco adatta alle donne. Ma Rita si impose, si iscrisse a Medicina e, nonostante gli ostacoli  ( tra cui  l’esclusione dall’Università a causa delle leggi razziali) si costruì un laboratorio nella sua camera da letto proseguendo nei suoi studi.

Che la portarono a conseguire grandi risultati. Il suo genio esplose quando finalmente potè lavorare in un Paese, gli Stati Uniti, che pure stava muovendo i suoi primi passi su un terreno come quello scelto dalla scienziata italiana. Rita Levi di Montalcini scoprì ( tra l’altro) il primo fattore di crescita cellulare della storia, l’ Ngf, che contribuì ad ottenere  numerosi risultati pratici.

Fabiola Giannotti, ricercatrice al Cern di Ginevra, altra donna italiana a cui il Time ha dedicato una delle sue celebri copertine per i contributi forniti nella ricerca sul Bosone di Higgs, non ha mai avuto l’occasione d’incontrare personalmente Rita Levi di Montalcini.  E tuttavia non aveva mai smesso di seguirla, leggerla, ammirarla attraverso le dichiarazioni, le scelte, gli interventi e le ( tante) iniziative. ” Rita – dice – aveva scopi alti. Ciò che le interessava era il bene dell’umanità a cui poteva contribuire con il sapere e il suo intervento”.
Apprezzamenti, questi, che ( probabilmente) le avrebbero fatto grande piacere. Infatti ripeteva: ” Non temo la morte. E’ solo il corpo che muore. Qualcosa di noi sopravvive. Non l’anima, non credo. Il messaggio, piuttosto, le azioni, i pensieri: ecco, questi, sì. Perciò spero di lasciare buone azioni, buoni pensieri”.

BREVE SCHEDA BIOGRAFICA. Nata a Torino nel 1909, si iscrisse alla facoltà di Medicina. Ebbe una sorella gemella, Paola, pittrice come la madre Adele,  alla quale restò molto legata per tutta la vita.  Vent’anni fa, nel 1992, d’accordo, crearono la Fondazione voluta per aiutare le giovani studentesse africane. Ottenne ( nel 1986) il Nobel per aver messo a fuoco ( grazie anche ad un pollo) il Nerve growth factor, Ngf, fattore di crescita dei nervi.

Nel 2001, il presidente Ciampi, la nominò senatore a vita. Negli ultimi tempi vista e udito erano calati, ma usava uno speciale visore che ingrandiva le parole di libri e giornali. Mangiava una sola volta al giorno e dormiva due ore per notte. ” Di giorno leggo, di notte penso” rivelò.

 

 

 

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