Unione europea. Un buon 2012, nonostante la crisi. Euro salvo ed Unione più omogenea.

Unione europea. Un buon 2012, nonostante la crisi. Euro salvo ed Unione più omogenea.
Unione Europea

EUROPA 2013. I bilanci del 31 dicembre mettono l’Europa nella colonna attivi. ” So che questo sembrerà paradossale – si schernisce Sergio Romano sul Corriere – ma l’Europa del 2012 è migliore di quella del 2011. Allora sembrava una pericolosa combinazione di egoismi e vittimismi, di miopie e rancori, oggi, invece, il quadro è cambiato”.
Cambiata? E come?  Intanto i paesi dell’Eurozona hanno capito che l’euro è un bene comune. Da salvare a tutti i costi, più o meno, quanto un panda himalayano.  Poi sono emersi il Meccanismo europeo di stabilità ( il fondo salva Stati), una Banca centrale che non sta lì a fare la bella statuina, un progetto di Unione bancaria e persino la mutualizzazione del debito ( gli Eurobond). Non è detto, tuttavia,  che nel 2013 l’economia del Vecchio Continente riprenda a correre.

Ma se la crisi aiuterà i vari paesi a rinsaldarsi tra loro ben venga anche la crisi. Gli isolani d’Albione se ne andranno da soli pel loro mare? Saluti e baci. Peccato però per loro che, tra nostalgie d’un passato che mai più  tornerà e complessi di ( presunta ) superiorità ( e diffidenza) , stanno tornando ( appunto) gli isolani che sono.

IL DECLINO USA. Una Unione omogenea è quel che tutti i ‘ sani di cuore’ sognano dalla fine delle due grandi guerre che, neppure 70 anni fa, hanno devastato le più civili contrade del mondo. Del resto non c’è altra scelta che tornare forti. L’America, infatti, ( per molte ragioni) declina e ( forse ) da sola non ce la farà più ( anche tra breve) a garantire l’ordine e lo sviluppo del mondo. Come atto finora. Avrà bisogno di rivolgersi indietro, verso quei Paesi che l’hanno partorita, e rinsaldare rapporti che le dovrebbero colmare eventuali necessità ( e fragilità).

L’INCOGNITA RUSSIA. In questo contesto che farà la Russia. Capace di rinascere da un giorno all’altro dalle sue ceneri. Il problema è che i suoi governanti ( vedi Putin) hanno una concezione autoritaria dello Stato. Voglio ammodernarsi, certo, ma asfaltando le istanze civili che cominciano a farsi rivedere sulle piazze. Per l’Europa il rapporto con la Russia è importante quanto quello con l’America. C’è bisogno del suo petrolio e del suo mercato ( fatto da 130 milioni di abitanti).

LA BOLLA CINA. La Cina? Beh, per lei emergono volti diversi. Come spesso in passato. Ferita dalla crisi, custodisce però nei suoi forzieri gran parte dl debito pubblico americano. Ha un regime ( apparentemente) solido. Capace di transitare ( in maniera indolore) da una generazione all’altra. In un continuo idillio tra intraprendenza economica e controllo ideologico.  E tuttavia qualcosa ( che non si vede) bolle in pentola. I segni ( crescenti) di nervosismo verso il Giappone sembrano voler dirottare malumori interni. Comunque sia l’Asia, l’Asia estrema, non va lasciata a se stessa. L’instabilità dell’area, dalla Corea al Pakistan, potrebbe coinvolgere in pericolose esperienze anche l’Europa.

I CONFLITTI IN AFRICA E SUD AMERICA. Inoltre, nel 2013, non è da maghi prevedere altri conflitti in Africa e Medio Oriente. Ma anche in Sud America emergono incognite. Cosa accadrà in Venezuela se dovesse venire a meno Chavez?  E a Cuba, se mancasse castro? E la crescita ( dicono esponenziale) del Brasile ingelosirà i suoi vicini?

IL MEDIO ORIENTE E NON SOLO. Cosa accadrà se Israele continuerà a installare insediamenti nei territori occupati? E che succederà in Iran, dopo l’elezione di un nuovo presidente della Repubblica islamica? Ci sono inoltre cambiamenti importanti che non sono solo economico-politici.

Sappiamo da tempo che esistono rocce scistose in cui sono contenute quantità considerevoli di gas e ( soprattutto) metano.  Occorrono sofisticate tecniche di perforazione, costose, ma già utilizzabili. Gli Stati Uniti diventeranno ( energicamente)  autosufficienti e non avranno bisogno di ulteriori importazioni. Situazioni analoghe potrebbero ripetersi in Canada, Cina e Polonia. Ma chi ha goduto finora della rendita energetica come reagirà a questa inattesa ma rivoluzionaria situazione? Il pensiero vola ai Paesi del golfo. Che farebbero, tutti costoro, se non potessero contar più di tante immense rendite? ” Paradossalmente, nei prossimi anni, i problemi d’abbondanza – chiosa ancora Sergio Romano – potrebbero provocare, insieme molti grattacapi ambientali, conflitti non meno gravi di quelli finora esperimentati.

CONCLUSIONE. Per l’Europa la strada è quella intrapresa. Coesione e identità di vedute, progetti, iniziative. Una Vecchia Europa, insomma, unita come mai lo è stata. Con o senza gli isolani d’Albione. Attenta e reattiva  su quanto le succede attorno. In fondo, dopo millenni di lotte e devastazioni intestine, sarà bene farne ( finalmente) tesoro. Con sconosciuta determinazione. Salviamo noi per salvare gli altri. E viceversa. Facendolo però sapere in giro.

Ro.Va.

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