Emilia Romagna. Sanità, Cesena: impiantato defibrillatore biventricolare di ultima generazione.

Emilia Romagna. Sanità, Cesena: impiantato defibrillatore biventricolare di ultima generazione.
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CESENA. Nuovo passo in avanti della cardiologia cesenate nella cura dello scompenso cardiaco. Qualche giorno fa l’equipè dell’U.O. Cardiologia dell’ospedale Bufalini, diretta dal dottor Roberto Mantovan, ha impiantato con successo un defibrillatore biventricolare di ultima generazione su un paziente affetto da grave scompenso cardiaco. Si tratta del primo modello impiantato in Romagna. “Grazie ad un sofisticato algoritmo – spiega il dottor Roberto Mantovan – questo innovativo dispositivo è in grado di ottimizzare automaticamente la stimolazione del cuore alle necessità del paziente e migliorare il tasso di risposta alle terapie anti-tachicardiche. L’impianto, che si applica come gli altri sistemi di resincronizzazione cardiaca, si presente con una dimensione particolarmente contenuta ed ergonomica, ma dispone di batterie di nuova generazione che ne prolungano la durata e perciò riducono i costi del trattamento”. “Sono convinto “– aggiunge il dottor Mantovan – che dare spazio alle nuove tecnologie prestando la massima attenzione al contenimento dei costi, sia la strada giusta per poter continuare ad offrire il meglio della terapia cardiologica”.

Lo scompenso cardiaco

Tra le prime cause di mortalità e di ricovero ospedaliero, lo scompenso cardiaco è la condizione in cui il cuore non riesce svolgere adeguatamente la propria funzione di pompa, determinando l’accumulo di liquidi a livello degli arti inferiori, dei polmoni e in altri tessuti. In Italia è una patologia che riguarda 1 milione di persone, con 170mila ricoveri all’anno, e rappresenta 1-2% della spesa sanitaria. I sintomi più comuni sono una sensazione generale di stanchezza e debolezza, respirazione affannosa (dispnea), gonfiore a livello dei piedi e delle gambe, fino a confusione e perdite di memoria. Lo scompenso cardiaco si sviluppa in genere in seguito ad un’altra patologia cardiovascolare, ad esempio in conseguenza di un infarto del miocardio, di un’eccessiva sollecitazione cardiaca dovuta a un’ipertensione non trattata per diversi anni o di una disfunzione valvolare. Nonostante negli ultimi 30 anni si sia assistito a una diminuzione globale della morte per cause cardiovascolari, il tasso di mortalità dovuto a scompenso cardiaco sta aumentando. Il trattamento della patologia prevede varie opzioni terapeutiche, spesso da adottare in associazione: dalla modifica dello stile di vita alla terapia farmacologica, fino all’impianto di dispositivi cardiaci.

La terapia di resincronizzazione cardiaca

Alcuni pazienti con scompenso cardiaco in linea con i criteri d’idoneità previsti – in particolare in presenza di desincronizzazione ventricolare, la situazione in cui le due camere inferiori del cuore non si contraggono contemporaneamente e non sono in grado di pompare il sangue efficacemente in tutto il corpo – possono essere candidati a terapia di resincronizzazione cardiaca. Nello specifico, la terapia prevede l’impianto sottocutaneo a livello toracico, con procedura mininvasiva che si effettua in anestesia locale, di un dispositivo che, attraverso piccoli elettrocateteri, invia piccoli impulsi elettrici a entrambe le camere cardiache inferiori per migliorare la sincronia di contrazione dei due ventricoli e, di conseguenza, la capacità del cuore di pompare sangue e ossigeno all’interno del sistema cardio-vascolare. Negli ultimi anni molti studi hanno dimostrato che questa terapia è efficace nella cura dello scompenso cardiaco: il suo utilizzo, infatti, permette di ridurre i ricoveri, di migliorare la qualità di vita e la prognosi del paziente.

“Tuttavia – specifica il dottor Mantovan – esiste ancora un certo numero di pazienti che non ha una risposta ottimale alla resincronizzazione. Per migliorare il tasso di efficacia della terapia, è importante offrire ad ogni paziente una programmazione personalizzata che permetta di stimolare il cuore nel modo migliore”.

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