Sanità a Forlì. U.O. Nefrologia e Dialisi: 3.400 visite, 250 ricoveri, 800 consulenze.

Sanità a Forlì. U.O. Nefrologia e Dialisi: 3.400 visite, 250 ricoveri, 800 consulenze.
Dott Giovanni Mosconi

FORLI’. Oltre 3.400 visite specialistiche ambulatoriali, più di 350 ricoveri e 800 consulenze per pazienti ricoverati presso l’ospedale “Morgagni-Pierantoni” e l’IRCCS-IRST di Meldola, circa 16.500 trattamenti sostitutivi artificiali (emodialisi). Sono alcuni dei numeri dell’attività messa in campo nel 2012 dall’U.O. di Nefrologia e Dialisi dell’Ausl di Forlì, che, nel corso dell’anno, si è impegnata, in particolare, nello sviluppo di percorsi dedicati a pazienti con insufficienza renale cronica avanzata, e nel potenziare i rapporti con i centri trapianto regionali e nazionali. Due ambiti, questi, in cui l’unità, diretta dal dott. Giovanni Mosconi, continuerà a lavorare anche nel 2013.

FUTURO. Per il futuro, uno dei principali punti in programma riguarda un ancor più stretto coinvolgimento dei medici di medicina generale. «Sono previste riunioni all’interno dei Nuclei di Cure Primarie per cercare di facilitare la presa in carico delle persone con patologie renali – illustra il direttore – l’obiettivo è creare percorsi che consentano di selezionare i pazienti con necessità di un invio privilegiato e precoce alla nostra unità, migliorando così l’appropriatezza diagnostica e terapeutica. E’ inoltre intenzione della nostra unità operativa prevedere convegni con la partecipazione di relatori di riconosciuta fama in ambito nazionale, in grado di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della prevenzione di patologie quali la nefropatia policistica, particolarmente diffusa nella realtà romagnola».

LA SITUAZIONE. Complessivamente, le patologie renali risultano in costante espansione nel panorama nazionale. «Si stima che 3-5 milioni di italiani siano affetti da malattia renale cronica con diversi livelli di gravità – conferma il dott. Mosconi –; il dato epidemiologico è legato all’invecchiamento della popolazione e alle complicanze di patologie quali ipertensione, diabete, alterazioni metaboliche, che possono colpire i reni quali organo bersaglio. Pertanto, è fondamentale individuare e trattare i soggetti a rischio e, per raggiungere tale risultato, risulta essenziale il coinvolgimento di tutti i professionisti ed una stretta collaborazione».

Per quanto riguarda l’attività di dialisi, l’unità ha mantenuto i livelli degli anni precedenti, con circa 150 pazienti sottoposti a trattamento dialitico; di questi circa il 90% trattato con emodialisi ed il 10% con dialisi peritoneale. «Dagli ultimi dati a disposizione, nella provincia di Forlì-Cesena l’incidenza di nuovi pazienti che annualmente devono iniziare il trattamento dialitico è inferiore alla media regionale, con 137 nuovi casi per milione di abitanti contro i 158 registrati in regione. Si tratta di un risultato sicuramente positivo – commenta il dott. Mosconi –  che conferma la efficacia dell’attività preventiva condotta nelle fasi di insufficienza renale cronica di grado lieve e moderato; la tendenza registrata necessita, tuttavia, di ulteriori conferme nel tempo».

Il centro forlivese, d’altronde, è inserito in programmi di prevenzione del danno renale coordinati a livello regionale e volti a fovorire l’integrazione fra medico specialista e medico di medicina generale nel seguire il paziente nefropatico a partire dalle fasi iniziali della malattia; in questo modo, anche se non si raggiunge la guarigione, si allontana comunque la fase dell’uremia terminale e quindi la necessità di dialisi. «Abbiamo cercato di ridurre i fattori di rischio attraverso un ottimale controllo della pressione arteriosa, un’ottimizzazione del controllo del metabolismo glucidico e lipidico e l’utilizzo di una dieta povera in proteine – spiega il direttore –; nel 2013 cercheremo di proseguire su questa strada. Il monitoraggio degli indici di efficienza terapeutica, sulla base dei parametri indicati dalle principali società scientifiche, conferma, infatti, l’efficacia delle azioni intraprese».

Durante l’anno, inoltre, si è lavorato molto per cercare di aumentare l’attività trapiantologica. Sono stati fra l’altro organizzati a Forlì incontri con esperti del Centro Trapianti di Bologna che hanno visto un’attiva partecipazione dei pazienti e dei familiari . «L’inserimento in programmi di trapianto richiede specifiche caratteristiche cliniche ed anagrafiche. Attualmente, oltre il 20% dei nostri pazienti in trattamento dialitico è inserito in liste di attesa per trapianto da donatore cadavere – rivela il dott. Mosconi –; si tratta di un dato superiore alla media nazionale, tuttavia puntiamo ad accrescerlo ulteriormente. Nel 2012, pensiamo di aver gettato le basi per riuscirci, grazie ad una stretta collaborazione con i centri trapianto e al potenziamento dei programmi di trapianto da donatore vivente».

Da sottolineare che, nel 2012, l’unità è stata impegnata, insieme a tutto il Dipartimento di Medicina Specialistica, di cui fa parte, nella verifica per l’accreditamento istituzionale da parte della Regione Emilia-Romagna. La Commissione Regionale, al termine del controllo che si è concluso a dicembre 2012, ha espresso un giudizio estremamente positivo sia dal punto di vista strutturale che organizzativo.

L’U.O. di Nefrologia e Dialisi si compone di una sezione di degenza dotata di 8 posti letto, di un Centro dialisi con 25 postazioni utilizzate in doppio turno giornaliero, cui vanno aggiunte le 6 del centro dialisi ad assistenza limitata dell’ospedale di Santa Sofia, di una sezione dedicata alla dialisi peritoneale, e di un’area ambulatoriale cui afferiscono anche le attività di Day Hospital e di Day Service. Al suo interno, operano, oltre al direttore, 6 medici tra i quali uno specializzando dell’Università di Bologna, coadiuvati da personale infermieristico con specifiche competenze in terapia sostitutiva artificiale. «Ho la fortuna di disporre di un’equipe giovane e con una buona preparazione di base a cui si affianca un personale infermieristico particolarmente motivato – commenta il direttore – Non a caso, nel corso del 2012, abbiamo portato la nostra esperienza in ambito nazionale, partecipando ad importanti appuntamenti scientifici; ritengo che tale aspetto formativo sia fonte di un indispensabile arricchimento culturale, con positive ricadute assistenziali per i pazienti».

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