Emilia Romagna, elettricità dall’erba che cresce, l’energia non è mai stata così verde.

Emilia Romagna, elettricità dall’erba che cresce, l’energia non è mai stata così verde.
Energia "verde". Immagine di repertorio.

EMILIA ROMAGNA. Tra le fonti energetiche del futuro potrebbero esserci anche i prati d’erba. Può sembrare fantascienza ma in Olanda si è già riusciti a ricavare energia elettrica su piccola scala sfruttando la crescita dell’erba nel terreno e sembra che la tecnica possa essere applicabile anche ad altre piante.

In fondo, come accade per ottenere energia in altre forme, quella che entra in gioco è la legge di conservazione della massa applicata alla chimica: “in una reazione chimica nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma“. la corrente elettrica viene infatti generata dalla naturale interazione tra le radici delle piante e i batteri presenti nel suolo. Le radici espellono infatti nel terreno oltre il 70% del materiale organico inutilizzato che è frutto della fotosintesi clorofilliana.

I residui organici vengono decomposti dai batteri che si trovano nel terreno intorno alle radici: questo processo rilascia elettroni, generando così energia. Il segreto per poter catturare questa energia sta e starà tutto nel collocare nel posto giusto gli elettrodi più vicino ai batteri per assorbire gli elettroni e generare energia grazie alla differenza di potenziale che si crea. Questa tecnica è già stata messa a punto, per ora solo in maniera sperimentale, da alcuni ricercatori dell’Università olandese di Wageningen.

La dottoressa Marjolein Helder, insieme ad alcuni colleghi, ha iniziato a lavorare sul progetto già dal 1987 ed ha messo a punto una cella a combustibile microbico-vegetale che, al momento, è in grado di generare 0,4 Watt per metro quadrato di piante coltivate. Già così la performance di questa invenzione è superiore a quella della fermentazione delle biomassa ma si calcola che, una volta migliorata la tecnica negli anni, si potranno produrre fino a 3,2 Watt per metro quadrato di coltivazione: questo significa che con 100 metri quadrati di piantagione si può arrivare a soddisfare un fabbisogno energetico medio annuo di 2.800 kWh, cioè quello sufficiente alle esigenze di una famiglia.

Le applicazioni possono essere le più svariate ed ecologiche immaginabili: ad esempio si ipotizzare un tetto di 100 metri quadrati di erba che potrebbero generare energia elettrica in maniera alternativa al fotovoltaico. Ma non soltanto l’erba fungerà al caso: si possono infatti utilizzare le specie più adatte nei vari luoghi del mondo, dalle erbe comuni al riso. Le prospettive sono quindi molto interessanti, soprattutto se si considera che nelle aree più remote del pianeta questa soluzione energetica è già economicamente competitiva con i pannelli solari.

Per ora quindi, non appena la tecnica sarà più efficiente con l’impiego del minor numero di elettrodi per superficie, si ipotizza di porre le celle a combustibile microbico-vegetale su tetti pianeggianti in zone remote o in Paesi in via di sviluppo. Tra pochissimi anni però si potrebbe già produrre energia su aree molto estese, comprese quelle paludose. Quella per ricavare energia dall’erba è solo l’ultima di una serie di ricerche che vedono nella fotosintesi dei vegetali una possibile fonte pulita da sfruttare in futuro. Negli USA c’è anche chi sta lavorando, con qualche primissimo successo, sulle alghe.

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