Rimini. Carim seppellisce Provincia e Comune.

Rimini. Carim seppellisce Provincia e Comune.
Aeroporto Fellini. Immagine di repertorio.

RIMINI. Banca Carim non ci sta a farsi prendere per la giacca da amministratori pubblici che devono ancora saper dimostrare un’oculata gestione dei soldi pubblici, si chiamino essi Vitali o Gnassi, oppure Masini e altri. Ed è invece proprio l’istituto di piazza Ferrari a chiamare l’adunata e a mettere tutti sull’attenti: senza la banca e senza il sì della banca, Aeradria e i suoi enti pubblici soci non andranno da nessuna parte, e il concordato in continuità se lo possono scordare. E’ questo il senso di una lunghissima e durissima nota, resa pubblica con pagine pubblicitarie sui giornali, nella quale sembra di sentire la voce ferma e per niente accomodante del presidente Sido Bonfatti (fra l’altro docente universitario di diritto fallimentare) e il nuovo cda più “tecnico” che politico, evidentemente del tutto schierato con lui.

Carim informa di non aver “potuto formulare una valutazione del Piano” di concordato preventivo presentato da Aeradria, “perché, pur avendone fatto richiesta ufficialmente, non le è stato consegnato”. Carim conosce solo “alcune linee-guida del Piano” dalla stampa e da “professionisti” di Aeradria, ai quali aveva “già espresso le proprie perplessità”.

Progetto “inaccettabile” e idee “grottesche” Carim manifesta perplessità sull’“impianto” stesso del concordato, e “scetticismo sulle confuse e generiche prospettive di ricapitalizzazione”. Appare alla banca “concettualmente, economicamente e giuridicamente inaccettabile” un salvataggio che azzererebbe l’avere dei creditori per riconsegnare l’impresa “così risanata all’attuale proprietà”. Ma, date le perdite “di molti milioni di euro” “il capitale sociale è, più che azzerato, annichilito, ed i soci non sono più legittimati a disporre della società” diventata in pratica “di proprietà dei creditori”.

Enti pubblici soci “responsabili” della voragine. Dice Carim: “è difficile non considerare gli enti soci responsabili” di una gestione che ha provocato “decine di milioni di perdite”. Inoltre osserva che il management gestionale doveva per forza incontrare “gravi difficoltà” per il fatto che gli enti soci hanno deliberato vari aumenti di capitale senza però provvedere “né alla sottoscrizione né al versamento” dei soldi. Viene definita “apparentemente inspiegabile la repentinità del dissesto” visto che Aeradria fino alla vigilia della domanda di concordato ha fatto “ricorso al credito”.

Enti pubblici soci: onorino gli impegni. La banca fa questo ragionamento: si parla tanto di ricapitalizzazioni, ma gli enti pubblici soci denunciano “scarsità di risorse economiche finanche per i loro fini istituzionali”; inoltre tali capitali “se disponibili” dovrebbero essere versati “nelle casse della Banca – e non già di Aeradria” perché a suo tempo è stata Carim a versare gli anticipi ad Aeradria “previa l’assicurazione del rimborso nel momento in cui gli aumenti di capitale più volte approvati sarebbero stati versati”. Idem per i contributi dei soci ad Aeradria per il co-marketing dei voli: somme che “la Banca ha già anticipato” alla società di gestione dello scalo “previa l’assicurazione del rimborso al momento della erogazione dei contributi da parte dei soci”. La banca “reclama il carattere istituzionalmente ed eticamente vincolante degli impegni presi nei suoi confronti, ripetutamente, tanto in privato quanto in pubblico” da enti pubblici che “dovrebbero rappresentare garanzia di linearità, coerenza e correttezza nei comportamenti”.

Ora che fare? La banca dice di aver fatto “ampiamente la propria parte” assistendo generosamente Aeradria e evitando di chiedere il rientro dei crediti; conferma la volontà di sostenere l’aeroporto ma chiede “ragionevoli presupposti di risanamento”, “un contesto trasparente e corretto”, invece è stata tenuta nella “totale mancanza di coinvolgimento” per la soluzione del dissesto e non vede dove siano le presunte trattative con i privati “alla luce del sole”. Piazza Ferrari si offre come “punto di riferimento” dei creditori che volessero un “coordinamento” delle iniziative per il salvataggio dell’aeroporto.

 

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