Elezione Napolitano. Il Pd esulta, poi si dimette tutta la segreteria.

Elezione Napolitano. Il Pd esulta, poi si dimette tutta la segreteria.
Laura Boldrini e Giorgio Napolitano. Immagine di repertorio.

ROMA. Il capo dello Stato Giorgio Napolitano è stato rieletto con 738 voti. E’ il risultato ufficiale letto dalla presidente della Camera Laura Boldrini.

“Sono grato per la fiducia che mi ha dato il Parlamento” ha detto al Quirinale il capo dello Stato ricevendo dalla presidente della Camera, Boldrini, e dal presidente del Senato, Grasso, la notizia dell’avvenuta sua rielezione. “Sarà una prova difficile in un momento cruciale” ha aggiunto Napolitano. In questa fase difficile per il Paese “tutti onorino i loro doveri” con l’obiettivo di “rafforzare le istituzioni repubblicane”. “Lunedì 22 aprile dinanzi alle Camere avrò modo di dire quali sono i termini nei quali ho ritenuto di dover accogliere” la richiesta delle forze politiche a ricandidarmi” ha concluso.

Il giuramento. Il giuramento di Giorgio Napolitano si svolgerà lunedì 22 aprile alle 17. La cerimonia avviene a Montecitorio alla presenza dei Grandi elettori.

Il vicesegretario del partito Enrico Letta, parlando al Tg3, annuncia. L’intera segreteria del Pd si è dimessa e andremo al congresso”.

L’apertura alla candidatura di Napolitano arriva prima da Bersani. Immediato arriva il sì al mandato bis anche da Pdl, Lega e Scelta civica. Si chiama fuori, Sel che decide di votare Stefano Rodotà. “Si va verso il Governissimo, è una sciagura per il Paese”, attacca Nichi Vendola che si dice “umanamente dispiaciuto” per Bersani ma pronto a costruire “un nuovo cantiere per un partito di sinistra”.

L’ipotesi Governissimo Pd-Pdl intanto prende quota. Trasversalmente tra i gruppi si inizia a parlare di un Governo di larghe intese guidato da Giuliano Amato, con Enrico Letta e Angelino Alfano vice-premier.

Contrario al Governissimo anche il M5S. “Il nostro non è un no a Napolitano – spiega la capogruppo alla Camera Roberta Lombardi – è un sì a Rodotà”. “Troviamo assurdo – le fa eco il suo omologo al Senato Vito Crimi – che si subordini l’elezione del garante della Costituzione a futuri disegni politici”. A rincarare la dose è Beppe Grillo. “È in atto un colpo di Stato”, scrive sul suo blog invitando tutti i suoi sostenitori a Roma.

“Non è accettabile che venga qualificato con l’etichetta infamante di ‘golpe’ il percorso limpidamente democratico che ha portato all’elezione del Capo dello Stato”, rispondono Grasso e Boldrini in una nota congiunta. Ma intanto la piazza esplode.

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