Diritto. I giudici: niente alimenti se l’ex moglie ha una nuova famiglia di fatto.

Diritto. I giudici: niente alimenti se l’ex moglie ha una nuova famiglia di fatto.
Divorzio e mantenimento. Immagine di repertorio.

BOLOGNA. Non è necessario un vero e proprio matrimonio. Se l’ex coniuge ha una nuova famiglia di fatto, l’ex marito può non corrispondere più gli alimenti. Il nuovo legame, infatti, “altera o rescinde la relazione con il tenore e il modello di vita caratterizzante la pregressa convivenza matrimoniale”. L’ha spiegato la corte di appello di Bologna nella sentenza con cui ha confermato la decisione del tribunale che aveva consentito ad un ex marito di smettere di corrispondere l’assegno di sostentamento, quando la sua ex aveva avvitato una nuova relazione.

L’assegno. La coppia, bolognese e senza figli, si era separata una decina di anni fa e in sede di separazione era stato stabilito un assegno che il marito doveva corrispondere. Al momento del divorzio, però, l’uomo aveva chiesto di non pagare più gli alimenti perché la donna aveva avviato una nuova relazione stabile. Il tribunale di primo grado gli aveva dato ragione e adesso è arrivata la conferma anche della corte di appello.

E la decisione è netta: “Il nodo fondamentale della controversia – si legge nella sentenza n.394 depositata nel capoluogo felsineo due giorni fa – dalla cui soluzione dipende l’immediato esito o lo sviluppo del giudizio, è quello della compatibilità del diritto all’assegno divorzile con la instaurazione di una convivenza more uxorio da parte del potenziale avente diritto“.

Non importa che il nuovo legame sia più precario di un matrimonio vero e proprio. La Corte, infatti, “ritiene di dover far proprio altro criterio secondo il quale l’instaurazione di un rapporto stabile e duraturo di convivenza altera o rescinde la relazione con il tenore e il modello di vita caratterizzato la pregressa convivenza matrimoniale e, così, il presupposto per la riconoscibilità di un assegno divorzile”.

L’instabilità del nuovo legame ha comunque un suo peso. “Si tiene conto della precarietà – conclude la corte di Appello – ammettendo che il relativo diritto entri in uno stato di quiescenza potendosene riproporre l’attualità per l’ipotesi di rottura della convivenza tra i familiari di fatto”.

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