Insetti a pranzo. Così si batterà la fame nel mondo e l’inquinamento.

Insetti a pranzo. Così si batterà la fame nel mondo e l’inquinamento.
Insetti per cena. Immagine di repertorio.

ITALIA&MONDO. L’Agenzia per il cibo e l’agricoltura ci consiglia di mangiare insetti per combattere la crescente fame nel mondo e l’inquinamento.

L’invito è contenuto nel rapporto annuale che fa notare come già due miliardi di persone al mondo già integrano la loro dieta con gli insetti. “Gli insetti – dice il documento – sono dappertutto e si riproducono molto in fretta, crescono in un attimo e come cibo hanno un alto tasso di utilizzo. In più il loro uso non danneggia l’ambiente”.

La scarsa attrazione estetica, almeno in occidente, è compensata dagli alti valori nutrizionali: perché comprare costosi integratori di ferro, ad esempio, quando un comune bruco ne contiene 35,5 milligrammi?

I grilli richiedono “un tempo di nutrizione 12 volte inferiore rispetto ai vitelli per produrre la stessa quantità di proteine”. Oltretutto, fanno notare gli scienziati dell’Onu, gli insetti non fanno praticamente peti, a differenza di bovini e ovini che con le loro flatulenze contribuiscono potentemente all’effetto serra.

L’Onu lancia un appello all’industria alimentare perché “elevi lo status degli insetti”. In questo l’Africa è già avanti: nella parte meridionale del continente nero i bruchi sono considerati una sciccheria e i prezzi sono adeguati. Per abituarci alla prospettiva di diventare entomofagi basta pensare che ognuno di noi già ne mangia in effetti una certa quantità.

Nel novero dei difetti naturali del cibo, la Fda, l’agenzia federale americana per la nutrizione e i farmaci, classifica la presenza di parti d’insetto nei nostri piatti. Una normale barretta di cioccolato contiene in media 60 parti d’insetto. Mangiando pesche non si scappa a un tre per cento di vermi. E via elencando con la verdura verde e i pomodori. D’altra parte i formaggi hanno i loro vermi o gli acari.

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