Le ‘Colonie Marine’ in mostra a Cesenatico.

Le ‘Colonie Marine’ in mostra a Cesenatico.
Colonia Agip.

CESENATICO. Sabato 1° giugno alle 19.30, al Palazzo del Turismo in viale Roma 112 a Cesenatico, inaugura la mostra “Colonie Marine” a cura dell’architetto Massimo Bottini, realizzata in collaborazione con la Provincia di Forlì-Cesena, il Comune di Cesenatico e con il sostegno di Gesturist Cesenatico Spa. In esposizione fotografie realizzate da Lorenzo Mini. Orario di apertura: tutti i giorni dalle 8.30 alle 19.30 – Ingresso gratuito.

La mostra dedicata alle colonie marine nasce come mostra itinerante con lo scopo di ampliarsi nel tempo e divenire uno strumento utile a penetrare il luogo in cui si trova, consentendole di interagire con esso arricchendosi di nuove parti. Questo è accaduto nel percorso fino ad ora intrapreso attraverso le regioni italiane. Umbria, Emilia Romagna, Abruzzo, Liguria, Marche e oggi di nuovo sulla costa romagnola all’interno del Progetto ATRIUM, luoghi che l’hanno vista crescere e rinnovarsi di nuovi spunti via via accolti nel tempo.

E’ percorrendo la città infinita della riviera adriatica tra la pineta di Cervia e il colle San Bartolo di Pesaro, che spesso ci si ritrova ad osservare le colonie: fenomeni puntuali che meritano di essere studiati in modo sempre più approfondito. Si rimane stupiti e sorpresi da questi giganti di cemento che paiono aerei, treni, navi in partenza per l’Adriatico ma che, nonostante la loro grandiosità, non disturbano lo sguardo. Ne sono state costruite a migliaia tra i monti e il mare negli anni Trenta del secolo scorso; con saloni ben areati, esposti al giusto sole e circondati dal verde, erano funzionali all’interno e all’esterno, al benessere dei bambini ospiti. “Il popolo italiano vuole essere sano” decretò Mussolini, da qui i suoi architetti si lanciarono in creazioni sperimentali e complesse che hanno fatto la storia dell’architettura contemporanea come luoghi dell’utopia. Specie quelle marine, le più grandiose che ospitavano fino a duemila bambini, hanno insegnato agli Italiani ad andare al mare facendo della villeggiatura marina un fenomeno di massa.

Oggi sono perlopiù giganti in abbandono, quando non vengono sventrati e snaturati per ospitare scuole, alberghi o appartamenti o in alcuni casi addirittura demoliti per cedere i loro ampi spazi alla speculazione edilizia. Quando negli anni trenta furono edificate sull’arenile ancora occupato dalle dune, insonorizzatori naturali oramai perduti, avviarono il processo di colonizzazione dello spazio trasformandone la percezione per sempre. Le costruzioni marine su quella parte dell’arenile Adriatico fino ad allora vergine, si sono comportate come piante pioniere il cui seme è penetrato nel terreno, è germogliato ed è cresciuto allo scopo di ospitare attorno a sé, nella propria zona di rispetto, l’altra pianta ospite che poi con il tempo avrebbe costituito la flora architettonica del luogo. Lentamente, ad iniziare dagli anni cinquanta e poi sempre più velocemente negli anni sessanta e settanta, attorno alle colonie è spuntata e cresciuta forte e vigorosa la “pianta” della città turistica lineare, oggi struttura urbanistica del paesaggio. Che ne è stato poi delle colonie? Come avviene per le piante pioniere nelle aree diventate oramai sature, le colonie hanno gradualmente perso la loro funzione originaria, parallelamente alla crescita urbanistica circostante. Oggi la maggior parte di quei manufatti è costituita solo da edifici in rovina, con le porte e le finestre divelte, che rappresentano metaforicamente i varchi da cui man mano è fuoriuscita la loro sostanza. Assomigliano molto a parole senza più significato che attendono la loro fine.

Si è trattato di un’evoluzione urbanistica a tre tappe: la prima, quella della loro costruzione e del loro uso in base alla funzione originaria; la seconda, quella dell’abbandono, dello svuotamento di significato; la terza, quella dell’attesa in cui per anni non sono state più nulla.

La situazione rispetto alla fase primordiale si è completamente ribaltata, la pianta pioniera rinasce rivitalizzata dalla linfa delle piante che essa ha inizialmente contribuito a far attecchire e che ha fatto crescere sacrificandosi. E’ il momento in cui l’ambiente esterno entra all’interno delle vuote colonie ripassando da quei varchi da cui era fuoriuscito, cercando il senso originario, integrandole così nel modello urbanistico dominante. Settanta anni fa rappresentavano il pieno nel vuoto, oggi, per le dimensioni dell’area di rispetto che le circonda, costituiscono il vuoto nel pieno. Questa opposta e duplice percezione le connota come il segno nel paesaggio che nonostante la metamorfosi le fa emergere dall’immensa “gelatina” del costruito. Certo è che ancora una volta le colonie stupiscono per la loro intrinseca capacità di adattamento, da più di ottanta anni esprimono una funzione, sono fonte di senso, anche quando all’apparenza ne sono state private.

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