Casi in discussione. Berlusca che vende. Moratti che mugugna. La Fede che lascia Filippo e pensa a Narbonne.

Casi in discussione. Berlusca  che vende. Moratti che mugugna. La Fede che lascia Filippo e pensa a Narbonne.
Federica Pellegrini ( repertorio)

LO SPORT& COSTUME.Tollera, tollera è diventata una casa di tolleranza“. Lo diceva, con amabile arguzia popolare, un proprietario di ferramenta, molto noto al suo paese. L’annotazione potrebbe andare a parafrasare l’attuale gestione Milan. In che senso? Nel senso che  a forza di vendere finiscono per trasformarsi in una colorita bancarella di  un mercatino rionale. Le modalità ormai sono note. Prima si casca dalle nuvole, poi si nega recisamente, poi si vende. Il problema, da qualche anno a questa parte, è il prezzo. Solo il prezzo. Perchè della buona e santa famiglia d’un tempo c’è rimasto solo qualche struggente ricordo. Ambro, ad esempio, al ricordo  ha aggiunto anche qualche rimostranza.
Sheva, Kakà, Thiago, Ibra e, ora, Stephen, Roby etc etc. E chi li tiene più a quelli? Promettono, però, che il Milan, alla fine, sarà più forte che pria. Ma come ?, messaggiava un ragazzo, se i più forte te li portano via, come puoi diventare più forte? Nella ( angosciosa) domanda c’è una logica. Che non corrisponde più a quella dei signori in rossonero. Per loro vendere vuol dire crescere. Tornare in alto, farsi rispettare da tutti. Anche dei più sparuti orfanelli che bussano alla porta, chessò, magari anche solo per un Nocerino in sovrappiù.

Quanto sono lontani i tempi in cui il Berlusca poteva dire: ” Nessuno può imporre al presidente del Milan quel che deve fare” !

In fondo, a ben pensarci, qui non si tratta di un mutamento di strategia, ma semmai d’un mutamento del costume. O meglio, dei rapporti. Fino a qualche giorno fa infatti regnava appartenenza, orgoglio, voglia di fare. Oggi, invece, ( soprattutto) disponibilità al compromesso (col vil danaro), a vendere ( senza rammarico) i pezzi pregiati dell’argenteria di famiglia, ad accettare che chiunque ti entri in casa per chiedere di portar via qualcosa. Anche se quella casa si chiama Milan.  I commentatori, cinici, invece di meravigliarsi, ci godono. E l’Italia che declina. Dicono. E che volete farci? Aggiungono.

LA VECCHIA CARA INTER.  Thohir,  altro spendaccione questa volta sbucato dall’ immenso arcipelago indonesiano, invita alla preghiera. E aggiunge: ” O si fa tutto entro luglio, oppure  come non detto!”. In tal caso al caro Massimo non resterebbe che tornare sui conti suoi, vedere se c’è uno straccio di possibilità d’investimento, per accontentare le aspirazioni del nuovo allenatore,  che finora ha fatto così bene dov’è stato, e ritirare fiato.
Di soldi ne ha spesi tanti in questi anni. Ha vinto perfino un Triplete, con quel megalomane del Mourinho. Che l’ha abbandonato proprio la sera del dì di festa. Così lungamente attesa, dopo gli anni ( con immagini) in bianco e nero in cui la vecchia cara Inter metteva soggezione al mondo. Massimo non sa neppure se abbandonare o meno il San Siro o ( se preferite)  il Meazza. Dicono che per la Scala del calcio italiano ci siano programmi di ristrutturazione ambiziosi.  Dicono. E così nell’area dell’ippodromo adiacente. Dicono. Operazioni di restyling, marketing, recupero spettatori.  Dicono.

Milano, nel frattempo, si rifà il look, per l’Esposizione. Cresce anche in altezza, tramite un nugolo di grattacieli che ha preso a perforare  ( quando si vede) il bel cielo di Lombardia. Milan e Inter, messe assieme, hanno alzato dieci coppe dalle Grandi orecchie. Non tutti lo sanno. Come in nessun altra città d’Europa. Sui suoi campi, che poi è lo stesso per entrambi, son passati i più grandi campioni del calcio. Vedere ora il Berlusca ridotto a vendere anche le mutandine dei suoi prodi; vedere inoltre Massimo mugugnare con cinesi, indonesiani, arabi, senza costrutto alcuno, fa un po’ disperare.
Tanto che in molti han preso a migrare. Pasquale Bruno sogna Conte in Premier. Ma dove? Non vorrà mica venirci a dire che, a causa di tre o quattro spendaccioni, in una contingenza che speriamo si ridimensioni quanto prima, e tenendo a parte  due o tre squadre ( United, Liverpool e Arsenal, comunque altamente indebitate), ( loro e ) le altre siano meglio delle nostre? Milan, Inter e Juve?
La Juve, poi, con quanto sta mettendo in campo da qualche anno, sta davvero diventando un modello. Ma dal sangue nobile.  Che guarda però  entrate-uscite, impiantistica, spettatori, merchandising etc, proprio come  ’Ripartenza’ suggerisce.  E come il fantomatico fair play finanziario di monsieur Platini dovrebbe far trionfare. Per difendere il calcio storico, quello che creato ( anche ) il suo mito, e soprattutto, per sottrarlo ( fin che c’è tempo) alle illusorie corse all’oro dei nostri giorni di grandi difficoltà economiche.

BRAVA E CARA FEDERICA. ” Non torno con Magnini. E la Muffat è antipatica”. Chi parla è nostra Federica. Assediata, sottolinea la ‘rosea’, ma anche incuriosita, lanciata, persino controllata nelle parole.  Cerca di spegnere i nuovi rumors. Con Filippo è chiusa, infatti, si va invece avanti con Narbonne. Verso i nuovi allori. O verso nuove delusioni? Una risposta in tal senso intriga. Perchè in ballo c’è la nostra miglior nuotatrice di sempre e, anche, una ragazza che ben rappresenta il nuovo fronte della femminilità nostrana.
Insomma, ci teniamo a lei. Sulla vita privata non vorremmo mettere il dito. Ma sappiamo quanto incida (  checchè ne dicano alcuni) sulla vita d’un atleta. Ti può portare lontano da quelle sensazioni sulle quali, giorno dopo giorno, fin dall’infanzia, nel silenzio umido d’una piscina, s’è costruita la gloria. Che è però volubile, beffarda. Ci sono campioni che si allenano benissimo da ‘vecchi’; eppure la resa loro non è più quella dei giorni migliori. Difficile spiegarlo. Difficile farlo accettare. Tanto che i big, normalmente, si ritirano all’apice. Evitando l’umiliazione del declino o l’esecrazione del dimenticatoio.

La nostra Fede è giovane, può ancora farcela. Almeno per una Olimpiade. Ma stia attenta a sanzionare le giovanissime, come la Muffat, perchè a loro la  divina Gloria rende l’acqua più leggera.  Soprattutto in piscina. Dove i talenti natatori ( soprattutto femminili) si bruciano ( vedi la Manadou)  in pochi anni. Anche quelli grandi, grandissimi. Come il suo.

 

 

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