Economia. Ultimatum europeo a Google: privacy o pioggia di multe.

Economia. Ultimatum europeo a Google: privacy o pioggia di multe.
Google e la privacy. Immagine di repertorio.

ECONOMIA. La questione di fondo è nota: nell’ottobre del 2012 ben 27 autorità europee per la tutela della privacy hanno domandato a Google di conformarsi alla direttiva UE. L’aggiornamento della policy avvenuto a marzo 2012 ha unificato la gestione dei dati personali di tutti i servizi online raggruppando le informazioni e consentendo al colosso statunitense di usarle per scopi diversi rispetto ai motivi della loro raccolta. In Europa appare inaccettabile ad esempio che i dati utente sulle preferenze di YouTube possano essere abbinati alle attività su Google+ o Android.

“Questa volta andiamo fino in fondo, Google ci deve dare risposte concrete, non evasive. Deve darci garanzie su come difende la privacy degli utenti. Se non lo farà, sei Stati europei, tra cui l’Italia, diranno ai 500 milioni di consumatori dell’Unione che Google non protegge i loro dati personali. Non credo che l’azienda californiana possa permetterselo”, ha tuonato Antonello Soro, presidente dell’Autorità garante della privacy, dalle pagine de La Repubblica.

“Non siamo luddisti contrari all’innovazione tecnologica, sia chiaro. Ma qualcosa deve cambiare”.

Il Garante ha chiesto fondamentalmente un elenco esaustivo e aggiornato dei prodotti e dei servizi offerti dalla società di Mountain View. Informazioni su come vengono trattati i dati raccolti, se e come vengono incrociati per profilare gli utenti, le finalità per le quali li utilizzano, i tempi di conservazione dei dati trattati. “E anche le misure adottate per garantire l’esercizio dei diritti. Quando un utente cancella il proprio account, i dati che fine fanno? E può scegliere di non essere profilato? Ci aspettiamo risposte precise”, ha aggiunto Soro.

Google da tempo sostiene di rispettare i principi di tutti gli ordinamenti ma di attenersi alla sola normativa americana. La rimozione di contenuti illegali spesso avviene per “spirito di cortesia” perché di fatto i server sono negli Stati Uniti. A parte questo dettaglio tutte le Authority europee convengono che la nuova policy sulla privacy è opaca.

“Il trattamento dei dati può essere fatto per una finalità precisa, magari commerciale”, ha precisato Soro. “Ma Google possiede dei pezzi interi della nostra vita: sa cosa ci piace, dove andiamo in vacanza, dove ci troviamo, il nostro orientamento politico e i nostri gusti sessuali, cosa cerchiamo in Rete, chi sono i nostri contatti. E con gli account associano al profilo un nome e un cognome, senza che gli utenti ne siano consapevoli. Questo il nostro ordinamento lo vieta”.

Se Google non risponderà entro il 30 giugno l’Italia avvierà una procedura di infrazione che potrebbe portare a una sanzione milionaria.

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