Il doping devasta l’atletica. ‘Beccati’ Powell e Gay, gli uomini più veloci del Pianeta. Ma è tutto qui?

Il doping devasta l’atletica. ‘Beccati’ Powell e Gay, gli uomini più veloci del Pianeta. Ma è tutto qui?
Tyson Gay ( imm. di repert.)

LA CRONACA SPORTIVA. Riguarda lo sport, ma non è sport. L’uso infatti di manipolare la prestazione umana è antica, più antica di quel che non si crede, viaggia a braccetto con l’ansia dell’uomo di primeggiare, imporsi, vincere, a tutti i costi per qualcuno, che tanto quel che conta è solo vincere. Con tutti i vantaggi connessi.
La gloria, la ricchezza, che non sono quisquiglie neppure tra i figli di buona e aristocratica famiglia.  Nell’antichità classica chi si portava a casa un alloro d’Olimpia, poteva campare di rendita. Perfino qualche celebre imperatore romano provò ad elevarsi alla gloria dei campioni cinti  d’alloro sotto il cielo dove dimoravano gli dei.

I CAMPIONI DEL DISONORE. Ed è forse per questa tremenda, atavica,  attrazione che, ieri, oggi, domani, era, è, e sarà difficile costringere gli atleti, e le nazioni, a scendere sul campo di gara ( preparati ma )  puliti.  Campioni del disonore, li ha chiamati tempo fa qualcuno che di doping se ne intendeva.  Anzi, di antidoping, sempre in affanno nello ‘sbugiardare’  chi delle regole ( dell’onore) non ne sapere.  a notizia di oggi è la denuncia verso un atleta americano e cinque giamaicani. Tutti dediti all’atletica, anzi, alla velocità. Che di denunciati, in questi anni, tra maschi e femmine, ne ha stilato una lunga lista. Alcuni erano diventati dei miti viventi. Come Ben Johnson e Marion Jones.
Altri, non solo nell’atletica, o nel povero ciclismo, se la son cavata. Ma i sospetti su di loro restano pesanti.  Pensar male è peccato, ma  ( il più delle) volte ci si azzecca. Con questa ultima raffica di denunce ( in aggiunta a quelle di qualche mese fa)  la nomea dei veloci uomini di colore giamaicani si sfalda. Come sabbia colpita da una mareggiata. Anche se, a dire il vero, in concomitanza occorre aggiungere quello d’un velocista america, Tyson Gay, il secondo uomo più veloce d’ogni tempo, anche lui abbattuto da un nuovo vento riformatore condotto ( in primis) dall’agenzia internazionale Wada. ” Volete mettere una pietra tombale sul doping? ” ha detto qualcuno, ” non date più soldi alla Wada”.

LA LOTTA DELLA WADA. Noi, invece, speriamo che la Wada, e i vari organismi nazionali preposti, collaborino tra loro e incentivino la lotta. Che sappiamo essere planetaria, visto che  ha ramificato i suoi tentacoli ( più robusti, meno robusti)  perfino tra i diversamente abili, e non solo tra gli sport che vanno per la maggiore ma anche nel gioco delle bocce. In America c’è bufera sul base ball. Dell’atletica abbiamo detto. Sul ciclismo non stiamo a ripeterci. Vorremmo però che si facesse ( più) luce anche su altre discipline: tennis, gare motoristiche etc etc, e soprattutto si cominciasse ad entrare nell’oricello inviolato del calcio. Che se lo si lascia in mano ( oltre che agli spendaccioni) anche ai corridori, finirà ( prima o poi) che si dovrà ricorre a giocatori a quattro gambe piuttosto che  a due.

ROBA DA NON CREDERE. In libreria, segnala  un trafiletto timidamente riposto (  alla pag.24 )  dell’inserto ( n.26 del 6 luglio 2013, a cura di Sebastiano Vernazza) di Sport Week, della gran famiglia ‘rosea‘, è apparsa una autobiografia di Walter Casagrande, ex riccioluto centravanti di Porto ( che nell’87  divenne Campione d’Europa), Ascoli e Torino, a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta.  Casagrande e i suoi demoni‘ è il titolo del  libro. Quali demoni? Casagrande (  che oggi ha 50 anni e fa l’opinionista di Globo Tv)   non fa nomi e cognomi ma si capisce molto bene ( annota l’articolista ) di chi parla.
” Di solito – scrive Casagrande – ci davano Pervitin ( metanfetamina, ndr) per via intramuscolare.Le pulsazioni acceleravano, il corpo diventava caldissimo, i muscoli potevano tutto e le gambe volavano. Non sentivamo la stanchezza, avremmo potuto giocare tre partite di seguito. Dal presidente all’allenatore tutti sapevano. I dirigenti ci accompagnavano all’antidoping per liquidare le prove. Ci tenevano in ritiro dopo le partite per paura che ci sentissimo male”.

E che diciamo, adesso? Casagrande vaneggia o si sfoga? Perchè se dice la verità, ci sono molti elementi per farla combaciare con le prestazioni tuttora in progress  ( anche )  di grandi squadre.  Grandi, grandissime,  intoccabili. Che dite,allora, se chiediamo di vederci chiaro? Ci sono frasi nella testimonianza di Casagrande che mulinano nella testa:  ” Non sentivamo la stanchezza, avremmo potuto giocare tre partite di seguito”;  oppure: ” I dirigenti ci accompagnavano all’antidoping per liquidare le prove. Ci tenevano in ritiro dopo le partite per paura che ci sentissimo male”.

UNA CONCLUSIONE ? Già a inquinare  questo sport popolare ci pensano la corruzione e gli spendaccioni, piovuti dagli angoli più sperduti della Terra, e che stanno mettendo in ginocchio le società storiche. Ovvero quelle maglie che la nobiltà se la sono conquistata sui campi da gioco in oltre un secolo di battaglie. Oggi, non conta più giocare in  ’ camiseta blanca’ o ‘ rossonera‘ o neraazzurra’ o ‘bianco nera’. Le preferenze sono stilate dal dio Danaro. I media sono ai suoi piedi. Il resto è commedia.
Ammantata d’esperienza di vita. Cavani, ad esempio, e di cui ci siamo finalmente liberati, ha sempre detto che il suo sogno ( fin da piccolo) era quello di vestire la maglia blanca o blaugrana. Quella del Napoli, invece, portata anche da Maradona, per lui doveva essere poco più di  uno straccio colorato di biancoazzurro. Come le maglie della sua nazionale. Che ridere: è andato a finire al Psg, che quando lui era bambino manco lo conoscevano, gli altri, lui,  al suo e al nostro Paese, in Uruguay e in Italia.
Ma quel che più conta, oggi,  è che il dio Danaro è  consenziente a sorvolare sul doping. Lo si nota tante volte. Come in questi casi di doping denunciati. E collocati in angoli riposti. Quali inaspettati ‘brandelli di  roba da non credere‘, anzi, da non nominare manco per scherzo. Poi, semmai, ci penserà qualcuno ad accontentare una volta gli spagnoli, un’altra i tedeschi, un’altra ancora gli inglesi e ( se qualcosa resta) anche gli italiani.

Gli altri, che giocano a fare? Beh, senza offesa alcuna, come da noi il Verona o la Lazio o la Roma o il Napoli, quando si tratta di vincere uno scudetto.  Cosa volete farci, non è così che va il mondo?

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