Sentenza Mediaset. Silvio Berlusconi condannato, ma resta sul campo. Con quali prospettive?

Sentenza Mediaset. Silvio Berlusconi condannato, ma resta sul campo. Con quali prospettive?
Berlusconi ( imm. rep.rio)

IL GIORNO DELLA VERITA’? Lo hanno chiamato il  giorno della verità,  per le sorti in Cassazione del processo Mediaset per i diritti Tv da cui potevano ( o potrebbero ) dipendere anche le sorti  Governo . Alle 12, di giovedì 1 agosto, la Sezione feriale penale della Suprema Corte presieduta da Antonio Esposito si è ritirata in Camera di consiglio per decidere la legittimità o meno della sentenza di II grado che ad ottobre scorso ha condannato a 4 anni (di cui 3 condonati) e 5 di interdizione dai pubblici uffici il leader del centrodestra Silvio Berlusconi ed altri tre manager Fininvest per una frode fiscale da 7,3 milioni di euro relativa agli anni 2002-2003 (per i due anni precedenti il reato è prescritto).
La sentenza, con lettura del dispositivo davanti a giornalisti ed emittenti di tutto il mondo che da due giorni bivaccano a piazza Cavour, era attesa per il pomeriggio, tra le 17.00 e le 18.00, a mercati chiusi. Mentre, per ragioni di sicurezza, i media potevano accedere al Palazzaccio solo dopo le 17.00.
LA SENTENZA. E la sentenza è arrivata. Verso le 20 circa. Ed è così sintetizzabile: la Corte di cassazione ha confermato la condanna a Silvio Berlusconi, quattro anni di reclusione per frode fiscale. Il verdetto dopo quattro ore di camera di consiglio. I magistrati hanno chiesto alla Corte d’appello di Milano di ricalcolar invece la pena accessoria della interdizione: da cinque anni potrebbe diminuire.

LE RICHIESTE DEL PG. Riassumiamo le richieste del PG: confermare la condanna, ridurre l’interdizione. Due le strade per giungere all’ardua sentenza – diametralmente opposte – suggerite dalla pubblica accusa e dalla difesa dell’imputato eccellente Silvio Berlusconi. Per il sostituto Pg della Cassazione, Antonello Mura, la richiesta è semplice: confermare in toto le condanne di I e II grado per tutti gli imputati, salvo abbassare, da 5 a 3 anni, la pena accessoria di interdizione dei pubblici uffici, quantificata in eccesso dai giudici della Corte d’appello per una errata lettura della normativa in materia.

LE RICHIESTE DELLA DIFESA. Riassumiamo anche le richieste del collegio difensivo – Niccolò Ghedini e Franco Coppi – il cui ragionamento   proposto al collegio verteva sul fatto che nel caso di specie ci troviamo di fronte non ad una frode ma ad una evasione fiscale per abuso di diritto, ovvero l’utilizzo ‘al limite’ della normativa fiscale per evadere il fisco. Quindi le opzioni sul tavolo sarebbero diventate queste tre tre: la prima puntava all’annullamento senza se e senza ma della sentenza perché il fatto ‘in mancanza di violazione di specifica norma antielusiva‘ non costituisce reato. La seconda, in subordine, chiedeva l’annullamento della sentenza con rinvio ad altro giudice per un processo bis, e soprattutto la derubricazione del reato da frode fiscale a ‘infedele dichiarazione dei redditi‘. Una riqualificazione del reato che avrebbe eliminato  le pene accessorie (non previste per la dichiarazione infedele) e avrebbe confermato  la prescrizione a settembre.

IL COMMENTO. Quando Machiavelli, per qualche incarico  a lui affidato, entrò in contatto personale con il Valentino, che allora doveva avere più o meno 27 anni, restò ‘colpito’ dalla personalità del giovane predestinato. E come faceva lui  chiese aiuto agli exempla antichi, invitando gli amici di Firenze a trovargli qualche libro e, in ispecie, le Vite parallele di Plutarco. Voleva trovare dei riferimenti, tra gli antichi,  anche per anticipare eventuali punti di approdo dell’ inusuale comportamento dell’allora giovane protagonista della politica italiana. Era un metodo, il suo, per capire di politica e non di quell’altro che spesso ammanta la politica senza utile costrutto.
Quando Cesare, che non era Berlusconi, ma che come lui non aveva tutti a suo favore, i ‘cesaricidi’ s’aspettavano che Roma esplodesse in un  ’ boato’ di gioia. O anche, in  un urlo liberatorio, per averla sottratta ad una tirannide ormai imminente. Invece, come riportano le cronache, sulla città eterna calò un silenzio tombale. Cesare trovò i suoi difensori, prima in Antonio e poi in Augusto, che dopo un ulteriore brandello di guerra civile,  sconfitti a Filippi i ‘cesaricidi‘,  portarono infine  alla morte  della Repubblica.

Accadrà, più o meno così anche ora? Parliamo di comportamenti, sia chiaro, non di fatti. Certo è che Berlusconi, salvo sorprese, resterà ( come dice lui) in campo. Dieci e più milioni d’italiani potrebbero stare ancora con lui. Mantenendo ‘ spaccato‘ il Paese.  Con prospettive di lotta ancor più cruente. E dove i tre poteri ( legislativo, esecutivo, giudiziario) dovranno dare in qualche modo buona prova di sè. Cosa, al momento, abbastanza problematica. Per cui  per tutti loro, piaccia o non piaccia, occorrerà procedere a riforme. Per renderli funzionali ai tempi. Non è più possibile, infatti, che il Parlamento possa legiferare nelle precarie condizioni attuali; e che il Governo rischi la caduta ad ogni starnuto di naso; e che la Magistratura,  a parte il suo lento e macchinoso funzionare quotidiano, sia costantemente ‘ accusata’ da milioni di italiani ( e spesso  in maniera bipartisan ) di ‘ lungaggini’, ‘ costi’, ‘ parzialità‘ e ( nel caso di Berlusconi e dei  milioni di italiani che lo sostengono) pure di ‘ accanimento’.

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