Notizie ( e commenti) di sport. L’incontro di martedì 14 agosto tra Italia e Argentina. In omaggio a papa Francesco.

Notizie ( e commenti) di sport. L’incontro di martedì 14 agosto tra Italia e Argentina. In omaggio a papa Francesco.
Eto'o e soci Anzhi

CRONACA ( NON SOLO) SPORTIVA. L’avete saputo, no? Dopo anni da spendacciona l’Anzhi, celebre squadra del Daghestan, ha ridimensionato le sue ambizioni. Il magnate russo Sulyman Kerimov s’è stancato di gettare al vento milioni di euro ( o di rubli, ma poco importa) e ha annunciato una drastica riduzione del budget ( 50 milioni di euro)  e ha richiamato Gadzhiev dopo un inizio di stagione da ultimo posto. I primi scricchiolii del ( quasi) default ( calcistico)  s’erano avuti con l’addio di Hiddink, che in questi casi fiuta l’arrivo dell’inverno come i lupi della steppa; il resto è arrivato con la cessione di tre big alla Dinamo di Mosca. In partenza sono anche l’ivoriano Traorè ( appena ingaggiato con 12 milioni) e soprattutto il brasiliano Willian ( pagato 35 milioni allo Skantar). Con la valigia in mano è anche il camerunense Samuel Eto’o, ‘strappato‘ all’Inter con 21 milioni e ‘ammansito‘ con  un ingaggio stratosferico.

I SIGNORI DEI MEDIA. I signori di media hanno provveduto, immediatamente, e con poche eccezioni, a passare la notizia in seconda fila. Per loro è un miliardario in meno. Del resto di scemi ce ne son sempre stati tanti che, un altro, prima o poi, risalterà sulla scena. Il problema però è che a questo punto gli scemi non siano i miliardari che una volta verificata l’impossibilità di bussines se ne vanno, ma che gli scemi siamo un po’ tutti noi, media in primis ovviamente, soprattutto quelli votati alla più accesa esterofilia,  scambiata, forse, da loro stessi, per globalizzazione.
Che l’Europa ( prima ancora dell’Italia) debba tirare fuori gli anticorpi per salvare il ‘suo’ calcio è abbastanza evidente. Ohibò! Per quel che ci riguarda, dalla nostra minuscola nicchia, lo diciamo da sempre. E non per antiglobalizzazione, profetismo, risentimento verso questa o quella nazione, ma ( soprattutto) per puro e ( antico) buon senso. Il soldi hanno le ali.
Quando arrivano in abbondanza e facilmente bisogna ( perlomeno) controllare. Garantirsi delle loro intenzioni. Perchè come arrivano se ne vanno. Dovrebbe saperlo gli angli che in fatto di danari non sono secondi a nessuno. Essi hanno praticamente ceduto l’intero campionato, con salvifica immissione di capitali, che hanno portato a stadi nuovi e competitivi e non soltanto. Ora, nelle isole, tutto funziona ancora a meraviglie. I pr0blemi, semmai, pioveranno quando ( com’è già capitato quest’anno) più alcuna squadra loro arriverà ( almeno) ai quarti  della coppa ‘ dalle grandi orecchie’.
Gli anglofili giurano  ( ovviamente)  che quello dello scorso anno è un caso. Le squadre delle isole torneranno a primeggiare. E sì, probabilmente sì, ma lo dovranno fare in fretta perchè i miliardari spendaccioni si stufano velocemente. A Malaga come nel Daghestan. Loro, infatti, arrivano, investono, sollevano ventate d’entusiasmo, ma poi, se il bussines non corrisponde, come sono piovuti dal cielo così lo sgombrano. Per questo abbiamo sempre preferito incoraggiare soluzioni nostrane, o anche miste, ma dopo i dovuti controlli; evitando d’abbandonarsi al fascinoso incanto dei forzieri ricolmi di gioielli e dobloni, retaggio di storie antiche, ingenue, da mondo delle fiabe.

Per noi, anche nell’attesa ( messianica) del ( fantomatico) fair play finanziario, le soluzioni ‘ vere‘ sono quelle  applicate in  Todescheria ( Bayern, in testa) e nella negletta Italia ( Juve e Udinese, ad esempio). L’Inter, inoltre, ci sta pensando, e che lo faccia a ragion veduta, perchè il magnate indonesiano delle glorie e delle passioni dell’Inter sarà interessato finchè queste gli apriranno le strade verso il raggiungimento dei suoi ( molteplici) obiettivi. Certo è che se il ( francese) avesse già messo in atto il suo (prodigioso) toccasana, forse, oggi, staremmo in situazione meno precaria. Magari con qualche certezza in più. Soprattutto per quelle grandi società storiche che, al momento, boccheggiano, alla ricerca disperata di soldi da spendere e spandere. Come stanno facendo, imperterrite, incuranti della crisi,  il Barca o il Real: 100 milioni a uno solo , 350 a due soli. Ma stante il presente, è proprio il caso di chiedersi: come andremo a finire?  Speriamo non come Eto’o,  noi europei, lui ivoriano, e  che del vecchio proverbio nostrano non deve mai averne sentito parlare: ” Chi troppo vuole, nulla stringe“.

IL BUON PRANDELLI. Italo Cucci, se l’abbiamo ben inteso, non ha molta fiducia in Prandelli perchè al  primo punto del suo decalogo ha posto il Codice etico. Che a volte comporta ‘scelte’ dolorose, come la rinuncia in Confederation ad Osvaldo, ad esempio, il quale in certi frangenti poteva (anche )  risultare utile.  Utile, lì, certo, ma dannoso altrove. E’ sempre difficile dire quando si fa bene o quando si fa male. In certi casi. Il duca Valentino, ad esempio, che con il codice etico si lavava il viso, ha sempre badato agli ‘affari suoi’.
Eppure, nonostante gli entusiasmi di Macchiavelli, ha dovuto abbandonare in gran fretta ( e malamente) la grande scena che avrebbe voluto  d0minare.  Forse, il metodo giusto è imparare a comporre le dosi, una volta il bastone un’altra la carota, azzeccando i tempi, certo, e comunque intese come  punti di riferimento comuni ed eguali per tutti.
I figli e i figliastri, da quel che sappiamo, alla fine, recano solo rogne. Ambiguità. Che a gente come il nostro ‘buon‘ Prandelli non torna proprio. Per lui, per loro, la luce è vita. Luce di fede, luce di umanità. Che volete che si dica: ci spiace per Cucci, ma a noi il ‘buon’ Prandelli dà tanta sicurezza. Molto di più che il solito spregiudicato cinismo all’italiana. Certo, dovrà stare attento, il nostro,  azzeccare i tempi, mettere e togliere a seconda dell’affidamento dei soggetti in predicato, perchè, poi, il resto, è affidato all’imponderabile. Il Brasile, che gioca in casa, è forte?  Dov’è la novità? Ma se gli mettessero di fronte, agli ottavi, ai quarti, in semifinale, Uruguay o Argentina, chissà che per l’Italietta nostra ( sempre che sia sorretta dall’spirazione giusta) non s’apra il varco verso la quinta Coppa del Mondo?
Intanto,  martedì 14, le nazionali di Argentina e Italia si incontreranno all’Olimpico in omaggio al Santo Padre.  Le nazionali partiranno dallo stesso albergo. Come raramente accade, per un evento irripetibile. Tra italiani d’Italia e italiani d’Argentina. Ma tanto era dovuto a papa Francesco, venuto dall’altro mondo, anche lui italiano d’Argentina, ma già nel cuore di tutti. E non solo  dei cristiani, cattolici o meno. Le sue azioni ( e parole) verso il mondo che soffre hanno catturato grande attenzione. E affetto.

UN CORPO ESTRANEO? ” Certo che – ammette il mister – giocare a qualche centinaio di metri da una favelas non aiuta”.  Il contrasto  è, oggi, sempre più  evidente. Così come stridono i 100 milioni spesi per il giovane Nymar, i 120 in programma per l’attaccante Bale e  i 200 ( e passa ) per il rinnovo di C.Ronaldo. Qualcuno, e non Blatter o Platini, e neppure Cucci, che ormai questi son palle perse, bisognerà che facciano capire a chi decide ( o a chi deciderà) che il gioco del calcio nato nel grembo d’una ( smisurata e spontanea )   passione popolare  non  può diventare , proprio  ora,  ( nonostante le apparenze in senso contrario)  ’ un costosissimo corpo estraneo‘.

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