Notizie dal mondo. Al Cairo, il ‘giorno della collera’ si è concluso con una nuova strage.

Notizie dal mondo. Al Cairo, il ‘giorno della collera’ si è concluso con una nuova strage.
Notizie dal mondo. Al Cairo, il 'giorno della collera' si è concluso con una nuova strage.

CRONACA INTERNAZIONALE. Il ‘ giorno della collera’ al Cairo si è conclusa con una nuova strage. I morti, a questo punto, non si contano. Anche perchè le cifre restano poco attendibili. Da una parte ( quella governativa) ma anche dall’altra ( quella dei dimostranti). I fati, comunque, dovrebbero essere stati questi: i sostenitori di Fratelli Mussulmani e di Morsi non mostrano alcuna intenzione di indietreggiare, per davanti a continui inascoltati appelli il Governo egiziano ha preso ad usare la forza.

Le testimonianze parlano perfino di elicotteri che sparano sulla folla nelle strade sottostanti. L’immagine, drammatica, di quel cavalcavia dal quale in tanti si gettano nel vuoto, suggerisce una situazione dagli esiti imprevedibili. Sarebbero, in queste ore convulse, incerte, altri settecento i morti da aggiungere alle altre centinaia ( se non migliaia) dei giorni scorsi. Una strage alla quale l’Occidente, l’Europa, l’Italia, non possono più assistere passivamente senza reclamare una qualche momento di sosta, di ragionevolezza, per salvare ( almeno ) altre vite umane. L’Italia, inoltre, come già altri Paesi, ha invitato i propri cittadini ‘ a rinunciare all’Egitto come meta di vacanza’.

COSA FARE? Il fondo del Corriere di Franco Venturini  è eloquente. E se il sangue che scorre nelle piazze e nelle vie d’Egitto sottolinea una volta di più le lacerazioni del Mondo arabo e l’indecisionismo dell’America, si comincia ad intravvedere nel cuore antichissimo del Mediterraneo l’accendersi d’un altro pericoloso focolaio d’instabilità e di violenza. L’importanza dell’Egitto non è questione da ultima ora. L’importanza dell’Egitto è nota fin dalle epoche più lontane. Che non è detto perchè sono lontane non abbiano più influenza alcuna sul mondo presente. Anzi. La storia degli uomini offre riferimenti costanti che solo gli sprovveduti tendono ad obliare.
Al momento, chi ha fallito sono stati ( soprattutto) gli ‘sforzi di mediazione americani ed europei ‘, che hanno incoraggiato i militari verso la scelta di  andare ad  impartire una terribile lezione alla Fratellanza mussulmana,  per quella sua sfida in piazza non più tollerabile’. Fratellanza, che in piazza qualche gruppo armato ed organizzato deve averlo mandato per davvero; e questo, per certi versi, ha prestato il fianco all’intervento militare. Che però, a questo punto, sembra essersi infilato in un cul de sac.

Senza ritorno? Se lo chiedono in tanti, in Africa, nel Medio Oriente, in Asia e in Occidente. Intanto la cronaca è impietosa. Nelle ultime settimane alcune delle 28 moschee del Cairo sono diventate luoghi cruciali della rivolta guidata dai Fratelli mussulmani. Preghiera e meditazione si stanno continuamente mescolando ” a rabbia, recriminazione, grida di battaglia. Il patio, le scalinate, gli ambienti cari al Profeta sono diventati prima depositi, dormitori, mense, poi, ospedali. Infine terribili obitori. Difficile dimenticare – annota il cronista – l’acre odore dei disinfettanti, il brusio dei vecchi ventilatori, le stecche di ghiaccio nella piccola El Eman, dove tra il 14 e il 15 agosto giacevano più di 200 corpi, stretti in lenzuola macchiate dal sangue e dal fango”.

COSA POTRA’ACCADERE? E’ pensabile che ora, il generale Al-Sisi, davanti  a tanta morte, sarà più disponibile ad ascoltare. Questo, almeno, si spera. Anche perchè marciare su questo sentiero non accende speranze di normalizzazione. Bisognerà spostare però l’attenzione su altri tasti. Come quello economico, se funzionerà ancora,  visto che l’Egitto sta pagando un prezzo altissimo. La fuga ai luoghi del turismo presenterà, ad esempio, e a breve,  un conto dai risvolti drammatici. E non solo limitatamente nelle isole della vacanza del Sinai.

La speranza è che ci siano ancora spazi di mediazione. Che non sia troppo tardi. Perchè alternative alla ‘ politica del grilletto’ potrebbero non essercene più. E allora? ” L’estate calda di Obama continuerebbe e diventerebbe anche la nostra”.

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