Riparte la Premier. Che è la più ricca ( di debiti)? Con Mou Mou, scatenato, e contro tutti.

Riparte la Premier. Che è la più ricca ( di debiti)? Con Mou Mou, scatenato, e contro tutti.
Mourinho

LA CRONACA DAL DIVANO. In Germania, Bundesliga, sono alla seconda giornata; in Francia, Ligue ( con Lione in testa, 6 punti), pure. In Inghilterra, invece, Premier, vanno a tagliare il nastro proprio in queste ore. Gli esterofili ( e tra loro gli anglofili sono più esagitati) stanno sparando le loro bordate. Ovviamente tutte ( o quasi) a favore dell’Altrove.

LA PREMIER 2013. Il campionato inglese, il più visto nel Mondo, un po’ come il Tour, meglio venduto piuttosto che ‘meglio perchè meglio‘, vanta cifre da capogiro.  Che vale la pena di leggere.  Intanto si parla di lega più ricca, ma ricca come: perchè ha speso ( ancora una volta) più di quello che incassa ( aumentando un debito, per quel ci consta,  abissale)? O perchè catalizza soldi ai quattro angoli del Pianeta? Forse, è l’uno e l’altro. Cioè spende e incassa, e ( più) incassa e ( più) spende. E questo fino a quando la ruota girerà; e anche finchè monsieur Platini non si degnerà di battere uno ( o più colpi) con il suo ( esilarante)  fair play finanziario.

Ma debiti a parte, la Premier di motivi di richiamo ( secondo un anglofilo ospitato sulla ‘rosea’) ne ha  ( almeno) cinque: il ritorno di Mou Mou   ( in fuga dai Blancos); la lotta a tre, tra United, City e Chealsea; la scommessa Venger, che guida l’Arsenal dal 1996, senza vincere un trofeo da otto anni; i dieci acquisti e le undici cessioni di Di Canio, ductator del ‘terribile’ Sunderland; l’ariete Van Persie, 30 anni, re incontrastato di un manipolo di micidiali punteros ( Suarez, Rooney, Aguero, Soldado, Bentekè, Lambert e ora anche Jo Jo).
Sbriciolando l’entusiasmo si può aggiungere: in questo ultimi dieci anni ( 2003/2013), lo United ha vinto lo scudetto 6 volte, due il Chelsea, uno l’Arsenal ( 2004) e uno il City ( 2012). Stando ai dati questo significa, che se in Premier c’è un prenditutto quello è lo United ( vedovo Fergusson) e che a fargli da damigelle d’onore ci sono gli spendaccioni del Chelsea e del City, sì, gli ultimi arrivati, vincitori ( due anni fa) con Mancini d’un trofeo all’ultimo minuto dell’ultima gara di campionato, dopo essere stati in svantaggio (1-2) fin al secondo  tempo supplementare. Roba da cardiopalma, dissero, ma lassù però, perchè se fosse capitata quaggiù un partita tanto rocambolesca, ovvero nello scafato e depravato Sud d’Europa, qualche fascicoletto d’indagine ( probabilmente) non glielo avrebbe tolto nessuno.

Questo, per essere precisi, e non per togliere. Di ispanici, franzesi e todeschi parleremo strada facendo. Visto che sarà ora che anche noi, poverelli di quaggiù, Sud d’Europa, cominciamo a fare marketing. Non solo (s) parlando d’altri, certo, ma neppure (s)parlando di noi. Che Dobbiamo crescere. Far nuovi stadi. Incentivare la presenza delle famiglie e dei giovanissimi. E attrarre campioni.
Che, quest’anno, guarda caso, sono ( in parte tornati). La Juve- modello Europa sta mettendo su una armata pronta per la Coppa dalla ‘grandi orecchie‘, da sempre  il suo assillo maggiore; il Napoli, con un presidente che in quanto ad ambizione non è secondo a Ferlaino, vuole (re) inverdire i fasti degli anni del Pibe de oro; la Viola, che messe da parte le ultime reticenze, in attesa magari d’un nuovo e più adeguato impianto, non ha più voglia di vedere gli altri far festa seduta davanti al televisore.

LE ROMANE E LE MILANESI. All’elenco dei virtuosi non mancano le romane, con una Lazio ben architettata da Lotito e una Roma che ( però, al momento) non si capisce  se tiene più a vendere che a comprare; e anche le milanesi: l’una, l’ Internazionale, pronta a passare di mano ( indonesiana) e l’altra, il Milan, sballottata tra politiche giovanili e non nell’attesa ( si spera) che riesca chiarire ( prima a sè e poi agli altri) quale sarà quella da seguire. Comunque, ne siamo convinti, sia l’una che l’altra squadra milanese, dai petti ricolmi di medaglie, sapranno onorare il calcio nostrano.
Che messo così non è affatto di minor attrazione rispetto agli altri. Anzi, parsimonioso com’è diventato, ancora incompleto, e nonostante tutto ancora competitivo, difficile, il più difficile di certo per numero e qualità di contendenti, desta maraviglia. Come al solito, sì, maraviglia! Lo sappiano i signori del marketing. E anche gli stranieri. Ai quali auguriamo comunque tanti sani e invidiabili coretti e buon divertimento. Come pure alle folle di esterofili nostrani. Ai quali auguriamo, inoltre,  di scoprire quanto sia ( più?)  buona la cucina ( mediterranea) offerta con ( antica) perizia e amore nel piatto in cui ( tutti, più o meno) mangiamo.

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