Notizie ( e commenti) di sport. Spagna in crisi. Spagna che ‘spende’ 350 milioni per Bale e Ronaldo.

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Capitani di ventura ( repertorio)

CRONACA ( NON SOLO) SPORTIVA. C’è chi dice che ‘ il passato non ritorna’; c’è chi dice, invece, che ‘ il passato resta dentro di noi’ o anche ‘ che esistono corsi e ricorsi storici e personali, per cui il passato in realtà torna sempre’. Visuali ( opposte ) d’un problema complesso. Forse irrisolvibile. Visuali comunque entrambe con un qualche fondamento. E chi può negare, infatti, che ( fatte le debite tare) il passato sia incapace di tornare sui suoi passi? Zitto, zitto, e quando meno lo si aspetta?
SOLDATI E COMPAGNIE DI VENTURA. Nell’Italia di fine Duecento – inizi Trecento attecchì un fenomeno ‘maledetto’ che contribuì ( con diverse sfaccettature) alla ‘rovina’ del Bel Paese. Gli individuano quel periodo come quello ‘ delle compagnie ( e dei soldati) di ventura’ , che non va confuso con la nostra moderna ‘avventura’, ma solo con la sciagurata ‘ opportunità offerta ad un uomo d’arme di raggiungere, a seconda della sua abilità e fortuna, prima la ricchezza e poi il potere’. Quanti si affidavano all’uomo d’arme finivano, prima o poi, per ‘ essere defenestrati’ o ‘ cacciati’ o ‘ammazzati’. Questa era infatti la posta in gioco di certe ‘vite vendute’, come li definì Macchiavelli, sorretti ‘ né dal timore di Dio, né dalla fede negli uomini’.
Quella storica ‘maledizione’ si realizzò, nel Bel Paese, attraverso tre fasi: le ‘masnade’ degli inizi, corrispondente al tramonto dell’epoca comunale, e con i primi veri e propri protagonisti al seguito delle tante compagnie; dai celebri capitani dell’età aurea ( fine Trecento- prima metà Quattrocento) fin ai ‘ribaldi’ dell’ultima fase ( seconda metà Quattrocento e Cinquecento), quando l’Italia divenne solo terra di conquista per alcuni sovrani stranieri.

LE ORIGINI DELLE COMPAGNIE. Si trattava, per tutti costoro, di autentici ‘belladores’, ovvero di ‘soldati di mestiere’, in gran parte di bassa estrazione, disposti ad organizzare ‘masnade’ che, armate di tutto punto, calavano in Italia al seguito d’un re o di un imperatore. Non godendo di stipendi cercavano ‘denaro o bottino’; e per questi erano disposti ad uccidere anche a rischio della propria vita. Inizialmente arrivavano, per lo più, dalla Germania e, in particolare, dal Brabante, tanto che i primi vennero chiamati ‘brabanzoni’; arrivarono poi anche dall’Aragona e dalla Castiglia, come gli ‘almogavari’ o ‘almovari’.
A costoro si mischiavano mercenari italiani, figli cadetti dell’aristocrazia, ma anche ‘uomini ignobili, ossia non nobili, d’origine cittadina e contadina’. Il malaffare prosperò rapidamente. A volte, anche al soldo di un Comune, pur prestigioso ma sprovvisto di milizia propria. Eppure c’era poco da fidarsi, di quelle ‘masnade, indisciplinate e irrispettose’ dei loro ‘avidi’ comandanti.
Ovviamente, qualcuno cercò di contenerli, imponendo garanzie. Pisa, ad esempio, nella prima parte del Trecento, impose un ‘codice apposito’. Così fecero altri. Ma si trattò di illusioni, perché per questi ‘masnadieri’ ogni carta firmata era stracciabile a loro piacimento. “ Se pure sanno leggere – sottolinea Claudio Rendina ne ‘I capitani di ventura’ – non vogliono capire. Hanno bisogno di vivere alla giornata, per fare il buono e il cattivo tempo; niente imposizioni drastiche e di lunga durata. Un rapido ingaggio senza troppe clausole è quanto basta per condurre in porto una loro impresa”

Nel primo Trecento, con la ‘calata’ del duca Werner von Urslingen e dei suoi ‘belladores’ ( 1339), i vari gruppi e gruppetti ( che Lodrisio Visconti, prima di lui, aveva tentato di raggruppare nella ‘Compagnia di San Giorgio’) si fusero ( dando vita alla ‘Grande compagnia’) che passò poi sui libri paga di istituzioni e signori del tempo ‘ per guerreggiare i più deboli e i più doviziosi’. Un certo Landau ( o anche duca Guarnieri, italianizzato), dopo avere imposto ai suoi una ferrea disciplina, forte di tremila ‘barbute’, lasciò dietro di sé in Umbria e Toscana una dolorosa scia di sangue e devastazioni. E non fu l’unico.

IL PASSATO CHE RITORNA?  Ma a che serve questo preambolo? A parlare ‘ attraverso il passato’ dell’Italia d’oggi? E solo dell’Italia? O di qualcosa in particolare, come lo sport, ad esempio? O del solo calcio, che tra gli sport è attualmente la punta di diamante?

IL MANCIO DA IESI. Tempo fa, in una piovosa mattinata di primavera, a Milano, Mancini ( Mancio) da Jesi, con tutto il garbo di cui dispone, è ‘calato’ a Milano, sede Milan in via Turati, per conto e nome del suo ricco signore, un emiro del Golfo. Disse : “ Vogliamo questo ( giocatore), cediamo quest’altro ( giocatore). Tutto con i soldi in mano”. Il Milan, allora, forte dei suoi titoli, sembrava una rocca inespugnabile. E che, al suo interno, custodiva gioielli preziosi. Alcuni di loro avevano giurato ‘amore eterno ai loro signori’. Un certo Tiago, ad esempio, ‘belladores’ brasiliano molto ambito come difensore centrale, aveva appena appena ripetuto di ‘ volere restare, per diventare una bandiera di quella gloriosa Compagnia’. Fatto era, però, che la signoria del Milan s’era improvvisamente scoperta ‘povera’. E non intendendo più spendere come nel passato ‘sparigliò’ le cose prendendo con una fava due ( o tre o quattro o cinque ) piccioni: via questo, via quello, infatti, che si riparte daccapo, disse. E coi giovani. Mancini ( Mancio) da Jesi ripartì, allora, da Milano, gonfio di soddisfazione.
La situazione precipitò subito dopo. Il vecchio Milan ( nonostante qualche ragazzolo di nome) piombò in retrovia. Perché il problema, un po’ come per certi papi o re o principi o consoli, anche per chi è carico di gloria come la Compagnia rossonera, resta quello che ( per andare alla guerra) c’è bisogno di comandanti ( e truppa) adeguati. Comandanti (e truppa) al soldo, ovviamente, perché di ‘milizie tratte dal vivaio ce ne sono poche e non ( sempre) all’altezza’. E fin qui, passi. Il brutto è che, quelli che stanno al soldo, velocemente apprendono ‘ la condizione loro e su ( come e quando) monetizzarla’: ‘ a soldo disteso’ ( quando il capitano accettava di essere subalterno della città o del signore) oppure ‘ a mezzo soldo’ ( quando il capitano combatteva agli ordini del capitano generale) e così via. Insomma, governarli è impossibile. Per cui anche il destino d’una gloriosa Compagnia ( o squadra, o società) diventa aleatorio. Incerto. Imprevedibile.

CHE DIRE? Bel futuro, questo, non Vi pare? Già, ma a chi interessa il futuro? Eppure quanto sta accadendo ( vagamente) sembra più un ritorno al passato che altro. Ad un certo passato, infatti, che dovrebbe invece indicarci tutt’altro insegnamento. In questo contesto ci sta pure che tante avide api continuino a gironzolare sulla torta tuttora spalmata di buon miele del nostro ‘povero’ calcio per ‘leccarla’ al meglio, ovviamente, disponibili  pure loro ‘ al soldo’.
Del resto regole Fifa e Uefa non ce ne sono. Per cui, chi ha compra. Senza controlli. Senza limiti. E che importa se la Spagna arranca e Florentino Perez, per due soli giocatori ( Bale e Ronaldo) , sta sborsando qualcosa come 350 milioni di euro ( molto più del bilancio del Milan e quasi quanto i bilanci d’una metà delle spagnole iscritte in Liga) ? Ma ci sara qualcuno che, dalle sue parti, gli chiederà delle spiegazioni oltre che delle fatture?   E che ci sta a fare al Mondo quel signor Baldini, a zonzo prima in Inghilterra, poi a Roma, poi di nuovo in Inghilterra, con tutti quei danari presi e spesi?

Presi dal signor Florentino, spesi per ‘saccheggiare’ la Roma. La sua ex Roma. Chissà quante pacche sulle spalle gli avrebbero dato i ‘belladores’  del tempo che fu.

 

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