Ravenna. Presunto avvelenamento di gatti a Marina.

Ravenna. Presunto avvelenamento di gatti a Marina.
Gatti avvelenati. Immagine di repertorio.

RAVENNA. L’assessore Giovanna Piaia interviene sul presunto avvelenamento di gatti a Marina di Ravenna

“Il benessere degli animali è il nostro primo obiettivo e proprio per questo, pur provando rincrescimento per quanto recentemente accaduto a Marina di Ravenna, non vorremmo che tale episodio potesse in qualche modo compromettere un percorso, che stava cominciando a dare qualche frutto positivo, di convivenza tra la colonia felina, la tutela dell’area pinetale e le diverse attività della zona. Se confermato, l’episodio di avvelenamento non può che essere da deprecare e condannare. Tuttavia ritengo che non ci debba distogliere da quello che deve restare il nostro obiettivo di riferimento, cioè quello di ricercare, proprio nell’interesse dei gatti, la miglior forma di convivenza possibile”.

Così l’assessore ai Diritti degli animali Giovanna Piaia interviene sul recente presunto caso di avvelenamento di gatti verificatosi a Marina di Ravenna. In attesa del riscontro degli esami dell’Istituto zooprofilattico effuettuati su un gatto trovato morto (degli altri presunti gatti morti – precisa l’assessorato – non esistono evidenze) si ritiene opportuno fare il punto su quanto accaduto da novembre 2011.

Nell’area sono stati effettuati diversi sopralluoghi congiuntamente al servizio veterinario dell’Ausl per richiamare ed assicurare una corretta gestione della colonia felina, nel rispetto della tutela della pineta, oggetto anch’essa di protezione.

Gli uffici preposti stanno cercando di salvaguardare diversi interessi, che purtroppo spesso non convergono.
Le colonie feline censite sono tutelate nel nostro Comune, come previsto dalla legge regionale 27 del 2000, che prevede il censimento delle colonie feline, la cattura e sterilizzazione dei gatti randagi e l’impossibilità di spostare le colonie, salvo motivi di igiene e sanità pubblica.

Ma nelle aree definite Riserve Naturali, tra le quali rientra la pineta di Ravenna, è vietata l’introduzione di specie estranee che possano alterare il delicatissimo equilibrio della fauna selvatica.

Lo stesso difensore civico regionale, al quale l’ufficio per i diritti degli animali si è rivolto con il servizio veterinario dell’Ausl e il Corpo forestale, ha chiarito che “la Riserva naturale Pineta di Ravenna istituita con Decreto Ministeriale 13 luglio 1977 è stata dotata di un Regolamento attuativo ai sensi della legge 394/91 che vieta, fra l’atro, la cattura, l’uccisione , il danneggiamento della fauna selvatica, nonchè l’introduzione di specie estranee, vegetali o animali, che possano alterare l’equilibrio naturale. Una colonia felina può senz’altro interferire negativamente con la fauna selvatica ed in particolare con l’avifauna ivi presente, che annovera fra l’altro specie prioritarie tutelate dalla direttiva comunitaria habitat 92/43 CEE del 21 maggio 1992. Si è del parere pertanto che la normativa comunitaria ed internazionale e le relative disposizioni regolamentari in materia di tutela della flora e della fauna selvatica e delle areee protette, essendo norma speciale, prevalga sulle disposizioni della L.R.27/2000 e si auspica che da parte dei soggetti gestori delle diverse competenze di legge in questione vengano prese misure per rimuovere le cause di incompatibilità segnalate”.

“Il tentativo dell’ufficio per i diritti degli animali – spiega l’assessore Piaia – è stato quello, in collaborazione con l’associazione che si occupa della cattura e sterilizzazione dei gatti randagi, di cercare di tutelare gli interessi dei diversi attori, gestendo le segnalazioni che lamentavano aumenti periodici dei gatti, specialmente nella stagione riproduttiva ed estiva. Nel corso di innumerevoli sopralluoghi, di concerto con il Corpo forestale dello Stato, con la Polizia municipale e con il servizio veterinario, si è cercato continuamente di perseguire un equilibrio tra normative contrastanti ed interessi legittimi, quali quelli dei gestori di attività balneari e di ristorazione.
Ultimante, grazie anche alla richiesta formale alle associazioni che alimentano la colonia, di sposatare progressivamente il luogo di alimentazione verso un’area più distante dagli stradelli, la situazione sembrava avesse raggiunto un equilibrio”.

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