Notizie ( non solo) di sport. San Siro ‘pieno’ come ai vecchi tempi. Inter e Juve pari sono (1-1).

Notizie ( non solo) di sport. San Siro ‘pieno’ come ai vecchi tempi. Inter e Juve pari sono (1-1).
Inter e Juve ( rpertorio)

LA CRONACA DAL DIVANO. Quando San Siro è ricolmo fino all’orlo, non si capisce bene se si è davanti ad una ‘scenografia’ antica od odierna.Forse quello stadio, che basterebbe solo aggiornare, dove si sono alzate più Champions rispetto alle altre città d’Europa, non ha tempo. Ieri e oggi pari sono.
Così quanto lo spettacolo, con il suo calore, e con tutti quei vessilli, stendardi, bandiere, che rievocano battaglie ( e confronti) d’altri tempi, d’altro genere, d’altra posta in palio. In campo, alle 18, c’erano Inter e Juve. Per il breriano derby d’Italia. Due rivali da sempre, e soprattutto dopo la polemica sugli scudetti ‘ rubati a tavolino‘ o ‘ vinti in campo‘, a seconda delle opinioni in campo.

UN PO’ DI CRONACA. Nell’Altrove, a volte, danno una interpretazione negativa di certe nostre partite con pochi gol ( e anche con poche azioni da gol). Per loro la battaglia deve avere subito ( e molti) morti e feriti. Da noi, che ai confronti tra uomini, diamo altro valore, più che a fare vittime si pensa a ‘fottere’ l’altro. Con ogni mezzo, e soprattutto col libero gioco d’intelligenze ( spesso assai) sottili, che prima pensano a non prenderle e , poi, alla prima occasione, a darle. Cioè a mettere in rete il pallone.
Il primo tempo, ad esempio, non ha molte occasioni da segnalare. Eccetto quella dell’Inter, al 12′, sventata sul primo palo basso dal quell’eterno gattaccio che si chiama Buffon; al 31′, invece, un inserimento di Podgba, ha fatto tremare i nerazzurri. E quindi, poco altro. Ma tanto equilibrio, con due squadre ( pressochè) speculari.
Meglio, decisamente meglio, il secondo tempo. Con la partita che esplode intorno alla mezz’ora: al 27′, Alvarez imbecca Icardi ( appena entrato) che trafigge il portierone bianconero; passano circa due minuti, e su azione insistita e passaggio al centro di Asamoah, Vidal riporta sul pari la partita. Che se presa solo sul punteggio finale ( 1-1) non le rende merito. Perchè la tensione che ha saputo mantenere, con quell’impressione stimolante che avesse da bruciarsi da un momento all’altro, ha conferito spettacolo puro all’incontro. Da èlite del calcio. Da San Siro, appunto, lo stadio delle Champions.

Adesso, pensieri rivolto al primo turno del girone di Champions: la Juve mercoledì va a Copenaghen.

Le altre. Napoli, in affanno, ma in gol (2-0, Higuain e Collejon), ora può pensare al Borussia dall’alto della classifica; Milan, invece, disarmante. Non conta Kakà. Non conta Matri. Non contano i sorrisetti di Galliani e neppure gli auspici della dottoressa Barbara Berlusconi. La squadra gioca male. Visto che passa gran parte del tempo a palleggiare all’indietro come una di rugby,  ha una difesa latitante, un Montolivo che al primo dolzore se ne va in panca, un Balotelli che ( ad ogni alito di vento ) va a gambe all’ aria.
E che si salva solo con i rigori. Un po’poco. Giusto quindi  andare ‘ a lezione’ da Ventura, umile, meno difeso all’occorrenza dai media di Allegri, vecchia guardia, ma capace di preparare a puntino le sue esibizioni con la truppa ( non milionaria)  di cui dispone.
Il Milan, alla fine, questa volta almeno, tra mille contestazioni granata, è riuscito a non perdere. Come punteggio, però, non come faccia. Adesso può andare in Champions, ma con quale ‘coscienza‘ e ‘prospettiva‘ ? Difficile rispondere. Ma è mai possibile che la squadra  dal brand ( pari ) a Real, Barca e United, da alcuni anni a questa parte, sia pure in emergenza povertà, debba iniziare i campionati ad handicap?

IL GIOVANE RE DI MISANO. Una volta a dettar legge era Valentino, oggi, è un ragazzino spagnolo cresciuto nel mito di Valentino. Primo nelle prove, primo in gara? Questo Marquez, infatti, neppure il  (  fantastico) Lorenzo riesce a metterlo in riga. Possibile?

LA VUELTA A NONNO HORNER. Se non avessimo avuto cattivi esempi, applaudiremmo al miracolo di nonno Horner ( non 40 ma 42 anni), inatteso re alla Vuelta. Il problema è che di questo prodigio ( che come alcuni suoi conterranei più s’alza il livello della fatica, più lui risulta pimpante), se non andiamo errati, poco o nulla ha fatto finora. Fosse stato quel fenomeno che sta dimostrando di essere sulle montagne spagnole lo avremmo ( certo) saputo una ventina d’anni fa. Niente o giù di lì.
Eppure, eccolo comparire come un miraggio nel deserto e macinare giorno dopo giorno  il nostro Nibali, che qualcuno dice spremuto per avere fatto Giro e Vuelta, e che rispetto a nonno Horner se non suo figlio ( almeno) il fratellino minore lo è. Ci spiace, rispetto sì, soprattutto per chi fa tanta fatica, ma applaudire no. Non ancora, purtroppo.

IL BASKET. Intanto è svanito anche il sogno Pianigiani. La sua truppa, vessata da rinunce e infortuni, ha cominciato a mostrare la corda. Ieri la sconfitta con la Slovenia ( che veniva, a sua volta, da due consecutive battute d’arresto) e, oggi, quella con la Croazia. Andrà anche avanti, probabilmente, ma il sogno (ormai) s’è dissolto. Peccato. Ci sarà ancora, come dicono gli allenatori, tanto da lavorare.

LA PALLAVOLO. Da lavorare ci sarà anche sugli occhi luminosi delle ragazze della pallavolo. Uscite al quarto dell’Europeo. Perchè per battere serbe, russe e ( più avanti) brasiliane occorrono ben altri bagliori. Anche qui bisognerà lavorare, quindi, e duro, per arrivare al Mondiale dell’anno prossimo ( in Italia)  con una squadra azzurra femminile  degna del suo nome e della sua tradizione.

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