Cronaca ( non solo) politica. Crisi di Governo e non solo crisi. Dentro una conflittualità politica senza fine

Cronaca ( non solo) politica. Crisi di Governo e non solo crisi. Dentro una conflittualità politica senza fine
Napolitano e Berlusconi ( repertorio)

CRONACA POLITICA. Dalla cronaca. Di una nuova polemica – si legge – di cui non si sentiva proprio il bisogno. E invece è andata  in onda in esclusiva su La7  la registrazione di una telefonata tra il Cavaliere e un senatore del Pdl, in cui Berlusconi dice di avere saputo che il capo dello Stato ha ordito alle sue spalle, ottenendo in anticipo la sentenza sul lodo Mondadori e costringendo i giudici a rientrare in camera di consiglio, aumentando le spese di condanna. La replica del Quirinale arriva prima della messa in onda della conversazione: «Quel che sarebbe stato riferito al senatore Berlusconi circa le vicende della sentenza sul Lodo Mondadori è semplicemente un’altra delirante invenzione volgarmente diffamatoria nei confronti del Capo dello Stato». Poco dopo è il primo presidente della Cassazione, Giorgio Santacroce, a commentare: «È pura fantascienza».

E’ UN GIOCO AL MASSACRO. Non ci spingiamo oltre, con quanto riferito dalla cronaca. Ce n’è quanto basta, per rigirare il coltello nella piaga sempre aperta d’un Paese che ( soprattutto quanto conta) non sa ritrovare la sua ( indispensabile) unità. Qui, si ha l’impressione che l’uno voglia eliminare l’altro. Eliminare, non collaborare con l’altro. Tutta questa gente a cui il Paese ha affidato il suo destino, sembra non tenere infatti conto alcuno del passato, delle esperienze fatte e ( spesso) dolorose, e dei tanti  maestri capaci di indicare la rotta, ma ignorati.
E’ uno spettacolo devastante vedere tante intelligenze, spesso vivaci, gettate al vento. Quando si parla di Nicolò Machiavelli, e di machiavellismo, con un certo discredito, ci si dimentica dal far notare ( tra le altre inesattezze) che quel ‘ maestro‘  attingeva i suoi ‘ consigli’ da esperienze sofferte. Antiche, ma anche a livello personale. Per una città, allora Firenze, per una nazione, allora l’Italia dei tanti rissosi staterelli, incapaci a  ’ difendersi’ dall’aggressività resa ancor più spregiudicata di chi in Europa gli Stati li aveva già realizzati.
Solidi, potenti e ( soprattutto) bramosi di mettere le mani sul Paese ( probabilmente) più bello e ricco del Vecchio Continente. Quando ai nostri giorni, davanti a spettacoli desolanti d’impotenza politica, ci si sente sempre sotto la bacchetta di qualcuno che, qua e là per il Mondo,o  interviene ad ammonirci, o per indicarsi strade, o per darci voti, e sembra allora di tornare  indietro di secoli. Come  se qualcuno stesse da qualche parte a controllarci. L’Italia è un Paese giovane, è vero, ma grande quanto i maggiori,  e  non da sovranità ‘controllata’, ‘guidata’, ‘pilotata’.
Com’è possibile accettare questa condizione? Com’è  possibile? L’Italia  può cavarsela benissimo con le mani sue. Gli altri lo sappiano. Certo è che, se a dirigerla sta una classe dirigente ‘ imbelle‘ o ‘litigiosa’  dalla quale la maggioranza del Paese si estranea sempre più, la soluzione, o le soluzioni possibili,  appaiono sempre più lontane. Vale allora la pena continuare su questa strada?

ANDIAMO SUL CONCRETO. Berlusconi, ormai, è stato condannato. E questo, se non andiamo errati, giudiziariamente, non può più cambiare. Si può però cambiare qualcosa del contesto in cui la condanna è nata. Intanto, il soggetto interessato. Che qualcosa di suo deve averci pur messo. E che i suoi mea culpa deve pur farseli. Ma anche quanti ( pochi o tanti che siano ) che su quel ‘ suo‘ hanno ricamato una serie insolita di attenzioni, inchieste, processi. Quasi come se fosse stato l’obiettivo non confessato ( ma extra competenze) d’una ‘ purificazione’ o ‘ redenzione‘ politica e sociale irrinunciabile.
Ma il soggetto in causa , forse alcuni se lo erano dimenticato, era (però ) politico. Faceva politica. Era votato dalla politica. Anzi, era un leader d’una certa consistente parte politica, che andava sconfitta tramite la politica, semmai fosse stato il caso, e che ora ( proprio perchè questo non è accaduto)  non accetta   il verdetto della Magistratura.
E neppure il comportamento , da quel che è trapelato dall’ intercettazione mandata in onda da La 7,  del Capo dello Stato. Che vogliamo fare ora: o dare il via ( come nel tempo che fu, e che continua a non insegnarci nulla) a scorribande tra Guelfi e Ghibellini? O ringraziare chi ci ha portato a questo pastrocchio? O allargare ancor di più  i confini della polemica? O che altro?  In un Paese dove  ( intanto)  destra, sinistra e centro, si confondono limacciosamente, checchè ne dicano le tante  ‘mosche cavalline’ di fazione.

Mettiamoci infatti nei panni di milioni di cittadini, o super partes, o estranei, o attoniti, che assistono ad un tale contesto; e che si domandano: a chi credere, cosa fare?

 

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