Nasce il 97° Giro d’Italia. Moderno e umano, sì, ma sempre più ‘difficile’ del più celebrato Tour de France.

Nasce il 97° Giro d’Italia. Moderno e umano, sì, ma sempre più ‘difficile’ del più celebrato Tour de France.
Giro d'Italia ( repertorio)

 

 

 

NOTIZIE DI SPORT. E’ nato tra gli applausi il nuovo Giro d’Italia. Il 97° della serie. Che ha visto partecipare, nel tempo, ormai più lungo di un secolo ( considerate le soste belliche), la più straordinaria serie di pedalatori della Terra. E che, un po’ come Michelangelo, Leonardo e Raffaello, se fossero nati Oltralpe,  oggi sarebbero celebrati com’è giusto che siano. I più grandi. Il problema è che, Oltralpe, tutto fa marketing, da noi no. C’è ancora una sorta di pudore verso certe cose, infatti, che ci impedisce di monetizzare anche l’aria, come invece sanno fare nell’Altrove.

Quando si parla di Giro, infatti, si parla di un evento inferiore al Tour. Addirittura molti atleti, da qualche decennio, passano al Giro, solo per ‘preparare’ la Grand Boucle. Dove ti vedono  a  milioni in tutto il Mondo, e dove  si incassano tanti soldi. Ma che, dal punto di vista tecnico e agonistico, non è il meglio. Il meglio, e non solo ai tempi della Triade, è il Giro. Basta consultare la morfologia dei suoi percorsi, che disegnata  entro contesti ambientali e storici senza eguali. Che rendono improba, e spesso leggendaria,  la fatica del pedalare.
Mentre il Tour, tranne qualche ‘ vetta’  0 ‘ cavalcavia‘ sparsi qua e là su un territorio sostanzialmente piatto, non mostra asperità e imprevisti particolari. Come può essere, invece,  attraversando la Penisola. Nervosa, imprevedibile. E dove anche la tappa più ‘piatta‘ può obbligare a  qualche ‘ inciampo‘ o ‘ asperità’ o ‘ trabocchetto’ da far saltare ogni piano. Anche quello più accuratamente predisposto. Al cospetto d’un pubblico festoso ed accogliente, abituato ad applaudire  una genia inestinguibile di campioni, spesso da leggenda: Ganna,  Battecchia, Guerra, Binda, Bartali, Coppi, Magni, Nencini, Gimondi, Moser, Saronni, Motta, Pantani, Nibali e altri altri ancora. A decine. Tanti, al punto che se il marketing funzionasse anche da noi, si potrebbe pensare ad Italia della bici come ad un Brasile del pallone. Ma tant’è. Almeno per il momento.

VEDIAMO IL 97° GIRO. La tendenza ad internazionalizzarlo, il Giro,  continua. E infatti, quest’anno,  si avvia  dall’Irlanda( 9 maggio) . La vecchia e verde Irlanda. Quella del Nord ( Belfast) e l’altra, l’ Eire  ( Dublino). Attraverso  tre tappe ‘ che superano‘ antichi contenziosi, ma  inedite e fascinose. Poi,  dall’Irlanda, si atterrerà a Bari. Per cominciare a risalire, secondo consuetudine, lo Stivale. Con tappe sempre pungenti.  Da star sempre con gli occhi aperti. Dipenderà anche dalle condizioni meteo. E dall’agonismo degli attori in scena.
Tre le crono: la prima, a Belfast ( 21,7 km, a squadre, venerdì 9 maggio); la seconda da Barbaresco a Barolo ( km 46,4, individuale); la terza da Bassano del Grappa e Cima Grappa ( km 26,8, cronoscalata). Tante le tappe in salita. Le più terribili: Ponte di Legno- Materltal ( km 139,  martedì 27 maggio), Bassano del Grappa-Cima Grappa ( di cui si è già detto, venerdì 30 maggio) e  Maniago-Monte Zoncolan ( km 167, sabato 31 maggio).  Restano fuori,  in questa edizione, alcune regioni del Sud ( Calabria, Sicilia e Sardegna), oltre alla Toscana, terra di campioni. In tutto saranno 21 tappe ( per un totale di 3.449 km) , e con arrivo finale  a Trieste. La bella e luminosa e internazionale Trieste.

I PRIMI COMMENTI. ” E’ un Giro bellissimo ! E se vengo è solo per il bis” ha esclamato Vincenzo Nibali, vincitore della scorsa edizione. ” Tante salite, adatte a me. Lo preferisco rispetto al Tour, voglio esserci” ha rincarato Giuseppe Aquadro, scalatore colombiano. Sulla stessa linea, i commenti di Basso, Scarponi e Cadel Evans. Altri commenti arriveranno. E se anche non saranno in contrapposizione al Tour, poco importa. L’importante è che si cominci a dare al Giro quel che spetta al Giro. Cioè l’importanza d’una corsa che per storia, contesto, organizzazione non ha nulla da invidiare a nessun altra. Riguardo, poi, alle leggende che hanno riscosso gli applausi di folle vestite della gioa della festa,  beh, qui  di paragoni se ne possono fare davvero pochi. Pochissimi. Forse nessuno.

 

Ti potrebbe interessare anche...