Sogliano. La crisi investe anche la produzione d’eccellenza del formaggio di fossa.

Sogliano. La crisi investe anche la produzione d’eccellenza del formaggio di fossa.
Formaggio di fossa. Immagine di repertorio.

SOGLIANO. Il consiglio provinciale di Forlì-Cesena ha risposto alle interpellanze dei consiglieri.

E si è trattato il tema del formaggio di fossa di Sogliano.

La crisi investe anche la produzione d’eccellenza del formaggio di fossa di Sogliano al Rubiconde. Lo esplicita in un’interrogazione il capogruppo della Lega Nord Gian Luca Zanoni: “ Si apprende che la quantità del prodotto infossato è stata ridotta del 60% rispetto all’anno scorso e che due consorzi di tutela hanno cessato la loro attività. Chiude una pagina di Sogliano che ha portato ad avere la Dop, lo stesso svolgimento della fiera di novembre viene messa in dubbio”.

Per questo “considerato il valore espresso per il territorio della produzione del famoso Formaggio di Fossa”Dop e dell’attrazione che ha sempre avuto la tradizionale fiera di novembre”, l’interrogazione chiede “quali iniziative intende intraprendere l’amministrazione per sostenere l’eccellenza gastronomica del nostro territorio”. Si chiede, inoltre, alla Provincia di “farsi promotrice per la realizzazione di un tavolo che coinvolta le amministrazioni dei territori interessati, ed i produttori per valutare la possibilità di far nascere una nuova associazione più snella per difendere il Formaggio di Fossa”.

Risponde l’assessore all’Agricoltura Gianluca Bagnara: “Questo formaggio è un gioiello del nostro territorio. La crisi economica, in questo settore, ha spostato i consumi su formaggi meno costosi. Questo è alla base di una situazione di criticità generale, regge solo il Parmigiano Reggiano perché è fortemente internazionalizzato. Secondo, non è un cibo di per sé, ma è un prodotto che va accompagnato con altri prodotti e gestito in questo quadro gastronomico. Come dicevo, è un gioiello, e per questo va valorizzato. Su quest’aspetto abbiamo lavorato assieme a Sogliano per avere la DOP, e non è stato facile. L’operazione da fare doveva essere quella di creare una filiera integrata tra caseifici e le altre imprese di tutta la filiera, per affrontare assieme il mercato. Se non si apre al mercato estero la produzione dovrà essere più eseigua. Per questo obiettivo della filiera integrata erano disponibili delle risorse dalla Regione, che ora non ci sono più”.

Il consigliere Francesco Billi si è detto in parte soddisfatto: “Emerge dalla risposta l’impegno degli enti pubblici, evidentemente dobbiamo continuare a fare tutti la nostra parte per far capire ai produttori cosa è necessario per far fronte alle nuove sfide di mercato”.

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