La stagione teatrale di Rimini parte con ‘Nella Tempesta’ di Motus.

La stagione teatrale di Rimini parte con ‘Nella Tempesta’ di Motus.
Nella Tempesta di Motus. Immagine di repertorio.

RIMINI. Sabato 9 e domenica 10 novembre alle ore 21 al Teatro degli Atti in via Cairoli, 42 (Tracce D Nuovo, in abbonamento) apertura ufficiale della stagione teatrale di Rimini con “Nella tempesta”, nuovo spettacolo di Motus ideato e diretto da Enrico Casagrande e Daniela De Nicolò, con Silvia Calderoni, Glen Çaçi, Ilenia Caleo, Fortunato Leccese, Paola Stella Minni, la drammaturgia è di Daniela Nicolò, l’ambiente sonoro di Enrico Casagrande,

luci, suono e video di Andrea Gallo e Alessio Spirli (Aqua Micans Group). Per lo spettacolo i Motus invitano gli spettatori a portare una coperta (le coperte verranno poi donate alla Caritas di Rimini).

Sabato 9 novembre, al termine dello spettacolo, Motus incontra il pubblico. L’incontro sarà coordinato da Laura Gemini, autrice del blog “Incertezza Creativa” e insegnante di Teoria e pratiche dell’immaginario contemporaneo presso l’Università degli Studi di Urbino.

“D’impulso, e senza rete - spiega la Compagnia – ci siamo gettati ne La Tempesta, leggendo e rileggendo, questa opera indefinibile e misteriosa, per scoprire – trasfigurate – infinite coincidenze con le domande che ci avevano spinto a cercare nelle prefigurazioni future, strumenti per decifrare l’incertezza presente… Già dalle prime righe esplode violenta la questione del potere: “Where is the master?”


Questa domanda rimbalza fra il Re e il nostromo della nave in balia di onde furenti di fronte alle quali le parole di un capo non servono più a nulla… e si fa pertinente anche rispetto allo stare in scena oggi: chi comanda? Chi sa tenere il controllo di un momento teatrale al naufragio come quello attuale?
 “What cares these roars for the name of King!”
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Se il potere delle Onde non si governa, si può ricorrere all’astuzia fisica del “serfare” fra esse, del saper lavorare con l’onda… lasciarsi trasportare per poi fronteggiarla, in solitudine o fabbricando scialuppe. Costruire insieme per meglio contrastare nuovi tumulti, più livelli di scompiglio e tante altre tempeste, sia sul piano individuale che di sistema. Mettendo in atto un play-within-the-play, Prospero – come Shakespeare – sa che ormai non è più possibile essere soltanto attori o spettatori e questa alternanza o coesistenza di ruoli è indicatrice della incerta, rischiosa mobilità della vita in una direzione eminentemente politica. La drammaturgia allora si spezza su più fronti; lo studio dei meccanismi del “controllo dei corpi” ci ha sospinto a sottrarre il personaggio di Prospero dalla scena per collocarlo invisibilmente dietro al monitor di una camera di sorveglianza, o un faro cerca-persone.

“I riflettori sono più pericolosi perché accecano con la luce: il cono dei fari cercapersone insegue, fruga, caccia, stana, poi circoscrive e infine uccide ogni desiderio di vita e ogni amor di conoscenza. Ma non per questo dobbiamo credere alla irreversibilità dei processi, a una cupa tempestas che incomberebbe sul presente e ne oscurerebbe completamente il cielo…”.

(“Monica Centanni, Luce rara. Una lettura politica di Come le lucciole di Georges Didi-Huberman”). 
Le tempeste personali degli attori esplodono sul palco, in relazione ai contro-testi che abbiamo cortocircuitato con l’opera scespiriana, primo fra tutti Une tempête di Aimé Césaire dove la riflessione sull’identità, sull’assoggettamento coloniale e sui rapporti di potere è catapultata nel contemporaneo. L’autore martinicano estremizza il conflitto Prospero-Calibano in una raffinata analisi della relazione di dipendenza “reciproca” che la dinamica colonizzatore-colonizzato genera. E Ariel/Silvia Calderoni sposta il fuoco dell’inedito dialogo con Caliban, dentro il processo creativo stesso di una piccola compagnia indipendente come la nostra. Ci è oramai impossibile tener separato teatro e vita, biografie e rappresentazione. 
Tutto entra nel “campo operativo della scena” senza confini, tanto che gli attori stessi, si domandano “cosa è dentro e cosa è fuori”, inseriti come sono nel grande Panopticon del palco, dove “ciascuno al suo posto è visto, ma non vede”.

Ma non cercano vie di fuga, piuttosto altre forme possibili di permanenza e condivisione, “When no man was his own…” 
Sull’isola-palcoscenico è il riappropriarsi del proprio corpo a diventare la prima utopia realizzabile, il vero innesco rivoluzionario, come si ascolta dalle voci di Michel Foucault e Judith Malina, con cui abbiamo dato avvio al progetto “AnimalePolitico” nell’estate 2011. In quanto “animali politici” cerchiamo dunque un’esperienza di riappropriazione, sia degli spazi, sia dell’esperienza in sé, perché “nella tempesta” scespiriana, ricordiamolo, non si inscena un mondo che finisce, ma – come scrive Agostino Lombardo nella prefazione alla traduzione italiana – un mondo che comincia”.

La biglietteria è aperta dal lunedì al sabato dalle ore 10 alle ore 14 e nei giorni di spettacolo dalle ore 19.30 alle ore 21. I biglietti possono essere prenotati anche telefonicamente (tel, 0541/793811) dale ore 12 alle ore 14. Si può prenotare anche per posta elettronica all’indirizzo biglietteriateatro@comune.rimini.it (indispensabile un riferimento telefonico, le prenotazioni inviate per e-mail si intendono valide solo se riconfermate dalla biglietteria e se pervenute entro il periodo di prevendita relativo allo spettacolo richiesto).

Per informazioni: Teatro Ermete Novelli (0541 793811).
Istituzione Musica Teatro Eventi tel. 0541 704292 – 704293.

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