Notizie( non solo) di sport. Tedeschi, tentar non nuoce. Incredibile: Legge sugli impianti in arrivo.

Notizie( non solo) di sport. Tedeschi, tentar non nuoce. Incredibile: Legge sugli impianti in arrivo.
Italia e Germania ( repertorio)

LA CRONACA DAL DIVANO. Volevano vincere un’amichevole dopo 18 anni, ce l’hanno messa tutta come loro antico costume, ma anche questa volta non ce l’hanno fatta: 1-1, il risultato finale con gol di Hummels all’ 8′ e Abate al 28′. Recriminando, come sempre, sulla sfiga loro ( tre legni) e il culo nostro ( soprattutto nell’attimo finale); non imparando mai che all’Italia tanto bastava, e non oltre.
Farli sentire superiori per noi è un’ arte appresa fin dalle fasce. Se poi vorranno illudersi che  l’animus pugnandi degli azzurri dell’umile Prandelli sarà lo stesso anche ai Mondiali, facciano pure loro.
Che in una partita che conta fanno la stessa fine degli austroungarici ( alleati dei Prussiani) allo scadere del primo conflitto mondiale, tra una piega e l’altra del Carso, poi fin giù verso la pianura, dove sono stati bloccati ( e per sempre ) dai soliti inattesi italioti, che poi scrissero a fuoco per mano del generale Diaz:  ” Essi risalgono (ora)  in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza”.

E qui il commento si potrebbe allargare, ma ( un discorsetto sugli alemanni, che vogliono germanizzare l’Europa) lo  faremo in separata sede. Restiamo ( in questa) al calcistico. Anche per dire che se Pirlo gira come con i tedeschi,  un centrocampo così ( mancava De Rossi) gli altri se lo sognano. Piuttosto abbiamo fallato in difesa, fin all’irridente, e  con quel ( goliardico  ) assit di Bonucci ( troppo frettolosamente) stampato ( dai bianchi increduli ) sulla traversa.  Avanti così Italia, la sostanza c’è, con la sola ( e solita) incognita delle … palle, che quelle semmai sarà utile tirarle fuori al momento opportuno. In Brazil. Per tentar di  gagnar la pentaCoppa.

E adesso spostiamoci a Londra, per una escursione ( martedì)  contro la Nigeria. Dovrebbe giocare la coppia Rossi&Mario.

THOHIR NERAZZURRO. Il tycoon indonesiano, come l’appellano i giornali, è il nuovo presidente del Biscione. Moratti padre s’è fatto da parte, lasciando spazio ( per la vice presidenza) al figliolo Angelo Mario Moratti. I proclami sono diversi. Tanti, al punto  che non sappiamo se ricalcano la falsariga dei numerosi spendaccioni che piovono ( da qualche anno) sul campi di calcio d’Europa oppure  se son davvero dichiarazioni d’intenti.  Veri. E in programma.
A cominciare dal prossimo mese di gennaio, dove con la riapertura  del calciomercato l’Inter potrebbe andare a completare una rosa che già sta facendo ( molto)  bene. Quest’anno, infatti, il torneo è più duro del solito, e la conquista del terzo posto Champions è una impresa difficile quasi quanto quella dello scudetto. Ma il braccino corto può comportare sorprese.
E comunque, tutti hanno accolto con un sorriso il tycoon indonesiano : tifosi, dirigenti ( l’immortale Zanetti e il coriaceo Cordoba, a proposito, sembrano già nell’organigramma dirigenziale), media e perfino gli antagonisti.  Più di così.

GALLIANI IN POLITICA? Ne avevamo sentite tante, ma questa ci mancava. Galliani, infatti, in politica. Sinceramente, sul tema, non abbiamo tanti elementi. Sappiamo solo che Galliani, come dirigente sportivo, pur tra i suoi pro e contro come tutti noi, è un dirigente sportivo di primissimo ordine.
Votato al suo presidente, come sempre meno se ne incontrano in quel mondo ( pullulante ) d’infedeli  e mercenari, e probabilmente appetito anche da club di vertice. Immaginarlo trasferito, con la sua caratteristica cravatta gialla, nel mondo popolato da vessilli dai colori vari e cangianti, proprio, non ci riusciamo. Ma non sta bene lì dov’è da 28 anni?

Intanto la rivoluzione di BB avanza. Nuova sede, al Portello, idea di nuovo stadio ( o nuovo San Siro), nuovi uomini alla guida. I nomi ( soffiati) sono totem: Maldini, direttore generale, Inzaghi o  Seedorf ( prima squadra) e così via. Tutto ok. L’importante però è che non ci si dimentichi del danaro, perchè di quello ce ne vorrà tanto. Per tenere il Diavolo lassù in alto, com’è da un quarto di secolo, e con la finale di Champions proprio a Milano, nel 2016. Tanto più che i cugini hanno trovato una borsa della spesa di nuovo gonfia.

LA ‘ROSEA’ E I TIFOSI. C’è capitato di dirlo altre volte: non ci fosse un giornale come la ‘rosea‘ bisognerebbe inventarselo. L’idea  de ‘ Il calcio che vogliamo‘. lanciata qualche tempo fa, non è rimasta ad ammuffire nel solito cassetto. Avanza. Insiste.
Ed è così che dev’essere, anche perchè le orecchie che devono ascoltare son viziate da sordità atavica. Fair play finanziario, nuovi stadi, sicurezza e (de) burocratizzazione, lotta alla corruzione, vivai giovanili, sono ‘obiettivi’ da coltivare. Per far tornare luce al calcio italiano, che ( sotto l’aspetto agonistico) non ha nulla da invidiare ad alcuno. ” Siam bestie da competizione” avrebbe detto il nostro Buffon al termine del solito tentativo di batterci degli Alemanni. Sembra, poi, che la legge sugli impianti, sia in dirittura d’arrivo. Non sappiamo se il premier Letta se ne rende conto, ma se  riuscisse a fare anche ( solo) questa  impresa, per lui, l’immortalità, sarebbe assicurata.

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