Notizie ( non solo) di sport. Nazionale, altro pari. Balo-Pepito, tandem interessante. Mino Raiola permettendo.

Notizie ( non solo) di sport. Nazionale, altro pari. Balo-Pepito, tandem interessante. Mino Raiola permettendo.
Moratti e la Champions

LA CRONACA DAL DIVANO. Pare proprio che, questa volta, il Governo, voglia fare sul serio. Dopo Letta, Alfano ha anticipato ” Presto stadi nuovi e più accessibili”. L’emendamento, che giace da due decenni in qualche cassetto del Parlamento, pare debba essere presentato entro Natale. E se fosse così, bisognerebbe brindare anche se per ‘ cantar vittoria’ accorrerà attendere l’esaurirsi delle  solite lungaggini burocratico-amministrative, oltre ai tradizionali ‘ rompiballe’ che puntualmente salteranno fuori per ‘ far le pulci a questo o a quello‘.
E’ indubbio, come indicano alcune recenti studi sul settore sportivo, che impianti nuovi avvicinerebbero di tanto l’Italia ai tanti declamati paesi dell’Altrove, dove di impianti nuovi se ne sono occupati da tempo e con varie finalità. Alcune leghe calcistiche europee, ad esempio, proprio sull’impiantistica, hanno costruito i numerosi vantaggi attuali.  Al punto da ispirare quotidiani, umilianti,  ’ mea culpa’ nei milioni di cantori esterofili che pullulano  questo nostro Paese. Per loro, infatti, non abbiamo più un calcio di vertice. Siamo indietro dovunque.
E invece di gridare  ( e pretendere dall’ Uefa) l’applicazione del fantomatico fair play finanziario ( spendere in base ai ricavi) piangono sulla nostra, improvvisa, povertà. I Messi e i Cavani e i Pastore da noi ( per lor signori) non saranno più possibili; mentre Podga se ne andrà, e così Balotelli, Strootman, Al Saha e qualsiasi altro giovane talento germogliasse sui nostri ( poco) verdi campi da gioco.

Lacrime di dolore per la ‘serva Italia‘ del calcio ( e dello sport, visto che il fenomeno si è allargato ad altre discipline). Che però, in men che non si dica, nonostante i gufi di mestiere, con impianti nuovi ridurrebbe di un buon settanta per cento l’attuale handicap. Vedasi il caso Juve, ormai unico ( e vero ) modello di riferimento per il calcio europeo. Nel senso che  evitando (  da un lato, le svendite inglesi) e ( dall’altro, il duopolio spagnolo o tedesco ) è possible (ri) finanziare il calcio nazionale, mantenendolo competitivo per una cerchia larga d’aspiranti, controllando i bilanci e fornendo servizi sempre più adeguati. La strada più ragionevole è insomma la nostra, anche che se le abitali ( e sciocche) ‘ mosche cavalline’ manipolano in avversa direzione.
I tedeschi, o meglio certi grandi elettori germanici, ce l’hanno col nostro Draghi, perchè avrebbe ‘ ridotto’ la Bce alla dimensione della Banca d’Italia. Senza dire,  ancora una volta manipolando il vero, che magari ce l’avessero loro una Banca d’Italia che, per quanto non immune da ‘ cappelle’ e ‘ammenicoli’ vari , resta pur sempre una istituzione super partes e non controllata dalla politica. Proprio quello che i grandi elettori germanici hanno sempre fatto con la (loro) Bundesbank e vorrebbero ( continuare) a fare con la ( nostra) Bce.

L’ITALIA DI MARIO ROSSI. A dire il vero, un palleggio tanto veloce tra i nostri non l’avevamo mai visto. Probabilmente i nigeriani, che in quanto a fisicità non scherzano, strabuzzavano gli occhi. E infatti siamo andati subito in gol e potevamo pure raddoppiare se Balo avesse tenuto la testa sul momento piuttosto che altrove. E in effetti Balo è un problema soprattutto perchè non trova il mondo portare a buon fine quel che gli si presenta. La chiamano maturazione, la chiamano esperienza. A 23 anni si può cambiare. Mino Raiola permettendo.
E’ però importante farlo, perchè con quel Pepito al fianco ( un po’  Zola, un po’ Del Piero)  l’attacco italiano comincia ad avere una consistenza interessante. E se all’attacco uniamo un centro campo mica male ( stante Pirlo, De Rossi e magari un Montolivo finalmente all’altezza), c’è da ben sperare. Anche se, con quella difesa impollinata ad ogni calcio da fermo, a volte distratta, a volte male guidata, bisognerà rimboccarsi le maniche. Ma sappiamo, che in fatto di difesa, tradizionalmente, volendo,  l’Italia riesce sempre a trovare  il giusto rimedio.

Risultato dell’amichevole, a Londra: Nigeria-Italia 2-2 ( in rete per noi, Rossi e Giaccherini).

FUORI UNO. O DUE. Certo o Ibra o Ronaldo andranno ai Mondiale 2014. O Svezia ( che deve rimontare l’1-0) o Portogallo, che un goletto ha saputo farlo. Di solito i portoghesi tengono i risultati, anche fuori casa, nel senso che rimontarli è assai arduo, anche perchè possono contare ( questa volta) nel contropiede,  con Cr7. Altro destinato a far televisione, è Ribery ( le Ballod’or), che dopo avere incassato un 2-0 in Ucraina, deve ora rimontare. Ce la faranno i galletti? Molto arduo. E’ più facile che escano dal campo con la cresta abbassata.

THOHIR SEMPRE PIU’ PADRONE. Thohir, è il giovane tycoon indonesiano che s’è preso l’Inter. In questi giorni veleggia tra un ricevimento, incontro, abbraccio, e altro,  dai luoghi sacri del Biscione a quelli della Lega e perfino del comune di Milano. Tutti l’hanno accolto con un sorriso di benvenuto. Qualcuno ha anche commentato: ” Ben vengano capitali esteri nel nostro sport. Ci aiuteranno a mantenerci in linea con quanto già fatto in altri paesi europei”.  E sulla questione dei capitali di provenienza estera, e di quel che hanno fatto altri paesi europei, e se abbiamo fatto bene o male ad ‘aprirci’ alla globalizzazione, qualche riflessione è utile fare.
Senza scomodare il passato, come avrebbe fatto il saggio Machiavelli, segretario della Repubblica di Firenze, gli esteri a noi non sempre han portato gioia. Anzi, se andiamo a contare i casi, c’è stato più dolore che gioia. Ma i tempi sono diversi, dicono, e questi sono tempi in cui bisogna aprirsi, unire le forze ( vedi Europa), rinnovarsi. Facciamolo. Sia pure con tutte le cautele del caso, come pensiamo abbiano fatto i Moratti, che dell’Inter sono di certo i custodi più affezionati. Aspettiamo tuttavia a cantar vittoria. Perchè d’ora in poi ci sarà da rimboccarsi le maniche, e passare dai sorrisi ai fatti.
Fare ( inoltre) come hanno fatto altri paesi europei,  non è che sia una indicazione molto condivisibile. Come hanno fatto gli inglesi, ad esempio, che del loro sistema calcio ora non possiedono più manco i calzini dei giocatori, custoditi in casseforti esotiche, non è che ci alletta più di tanto.
Qui l’esempio da seguire ( per noi) non è l’estero, ma l’italianissimo  Juventus. Possibilmente, si sa,  nell’attesa di quella benedetta Legge sugli impianti che recherà immortalità certa al Governo che riuscirà ad approvarla. E applicarla. Perchè oltre ad un nuovo slancio di vitalità pubblica e privata, potrà risolvere tanti problemi. Di sviluppo , di sicurezza, di occupazione. Avviando una  ‘rimonta‘ tutta nostra, e non ‘drogata’, nel senso di ‘controllata’, ai vertici dello sport mondiale. Per spalancare (anche )  il sogno all’Olimpiade del 2024.

 

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